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Tre domande a… Tierney Sutton

Tre domande a… Tierney Sutton

2 ottobre 2019

L’intervista di Luca Vantusso alla cantante americana

Tierney Sutton è una delle più apprezzate vocalist americane: l’ha intervistata per Jazzit Luca Vantusso.

Cosa ti ha spinto a diventare una cantante di jazz?
Canto sin dall’infanzia, ma ho scoperto il jazz soltanto all’università. Stavo studianto letteratura e lingua russa e non pensavo di diventare una cantante professionista, ma una volta iniziato ad ascoltare jazz (Nancy Wilson, Sarah Vaughan, Bobby Mc Ferrin, MilesDavis, John Coltrane…) me ne innamorai; finii i miei studi di russo e andai al Berklee College of Music di Boston, dove ho studiato con Jerry Bergonzi.

Che cos’è oggi il jazz secondo te?
A mio avviso l’essenza del jazz è creatività e improvvisazione, ma non vuole necessariamente dire canto scat; può anche significare prendere un brano e trovare nuovi modi, nuove storie. Jazz significa anche prendere qualcosa che è scuro e che ti sfida a creare qualcosa di trascendente. Questo è quello che gli afroamericani sono stati capaci di fare nel miglior modo possibile: erano le persone più oppresse del paese e hanno creato la forma di musica più originale e ammirata.

Come scegli il repertorio e i musicisti?
Il mio gruppo è rimasto insieme per più d venticinque anni, e collaboriamo sia negli arrangiamenti sia nella scelta del repertorio. Abbiamo fatto dodici album insieme, e ho inoltre collaborato con altri musicisti come Hubert Laws, Larry Koonse, Peter Erskine, Serge Merlaud. Non ho mai scritto molto, la cosa più importante sono stati alcuni testi per il film “Sully” di Clint Eastwood.

© Jazzit 2019