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The Zone<br/>Intervista a Marc Ribot

The Zone
Intervista a Marc Ribot

8 novembre 2018

Abbiamo intervistato Marc Ribot in occasione del concerto “The Zone”che il chitarrista americano ha tenuto con Fay Victor, Daniele Del Monaco, Marco Capelli, Ken Filiano e Satoshi Takeishi all’auditorium Parco della Musica di Roma, per il RomaEuropa Festival.

Di Eugenio Mirti; traduzione di Mario Berna.

Come sei stato coinvolto nel progetto “The Zone”?
Conosco Marco Cappelli, straordinario chitarrista , un caro amico da almeno 20 anni, abitiamo nello stesso quartiere a Brooklyn, Cobble hill. Mi ha presentato a New York Daniele del Monaco, compositore, arrangiatore e pianista, che mi ha parlato del progetto “The Zone” lo scorso anno. Ho sentito le sue cose e mi sono piaciute, abbiamo coinvolto la voce di Fay Victor della scuola di Butch Morriss, oltre che tra le più importanti presenze della scena contemporanea newyorkese. Inoltre abbiamo chiamato altri due fantastici musicisti: Ken Filano e Satoshi Takeisci. Le musiche di “The Zone” hanno influenze di Zappa, del punk, echi di Bitches Brew di Miles Davis, Butch Morris, ed altro… ritengo questo progetto all’avanguardia.
Abbiamo provato a settembre a New York nello studio di JT Lewis (il batterista di Cassandra Wilson, NdR)  e sono venute fuori cose estremamente interessanti. Credo che RomaEuropa Festival sia la location appropriata per questo tipo di suoni, mi auguro di riuscire a presentarlo anche al Bric festival il prossimo anno a Brooklyn
.

Il tuo ultimo album Songs Of Resistance 1942-2018 include una rielaborazione di Fischia il vento, un classico della Resistenza: perché hai realizzato questo disco, e perché hai inserito questo brano?
Ho scritto Songs of Resitence dopo che Trump è salito al potere: ero e sono talmente arrabbiato con il popolo americano che l’ha votato e con le sue politiche contro l’immigrazione, il clima e altre follie, che non potevo starmene seduto a pensare.

Ho reagito, come tante persone a New York e in special modo a Brooklyn dove vivo: ci sono momenti di aggregazione e veri e propri incontri politici, siamo stanchi di questa situazione, e non solo negli USA ma a livello globale, c’è una sorta di rigurgito fascista in giro per il pianeta. È orribile l’ignoranza della razza umana.


Bella Ciao rivisitata e cantata da Tom (Waits ndr) è l’inno alla resistenza per eccellenza; ho realizzato Songs of Resistence raccogliendo canzoni di protesta di vari paesi con la collaborazione di numerosi artisti, tra cui Tom, Steve Earle  Meshell Ndegeocello e Fay Victor.
Il brano a cui ti riferisci è
The Militant Ecologist, basato appunto sulle note di Fischia il vento: ha suonato il violino Mark Feldman e ho inserito la splendida voce di Meshell Ndegeonello. La melodia del brano russo contro la guerra Katjuša (di Matvej Blanter) è stata usata in seguito nella canzone partigiana Fischia il vento, composta nel ’43 dal medico e partigiano Felice Cascione. È un pezzo folk incredibile, mi piace, non c’è un perché…

Sei considerato tra i musicisti (e chitarristi) più personali della nostra epoca: cosa suggeriresti a un giovane studente che voglia ispirarsi al tuo cammino?
Ai giovani che vogliono intraprendere un percorso musicale o di altro tipo, nella vita in generale, dico solo di avere tenacia , disciplina e RESISTENZA!!