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Soriansky meets…
Sorah Rionda
Di Paolo Soriani

Soriansky meets… <br /> Sorah Rionda <br />Di Paolo Soriani

7 ottobre 2017

Soriansky meets… JazzIt Fest #5 – Feltre 2017

Un angolo con delle tende di velluto nero, un divano Chesterfield trovato all’ingresso di Palazzo Guarnieri; il tempo di sistemare le luci, decidere insieme a Simona (Scalas) come organizzare il set, e il progetto Soriansky Meets è pronto per incontrare gli artisti presenti alla quinta edizione del JazzIt Fest. Quest’anno abbiamo percorso più di 500Km, ma Feltre è un gioiello, luogo perfetto per creare un polo creativo e di aggregazione per decine e decine di artisti e di operatori del settore.
Non abbiamo programmi, niente di predefinito. La sfida, come sempre, è di riuscire a costruire un momento di intimità, un gioco dove chi è fotografato diventi parte attiva e propositiva e offra una immagine inedita e al contempo non convenzionale. Il tempo è tiranno, non è facile in più o meno mezz’ora riuscire a “scardinare”  l’apparenza precostituita che tutti abbiamo di noi stessi. Poi  ovviamente trovi chi è un attore nato, o ha una faccia che tanto basta, ma alla fine dei tre giorni tutti mi hanno dato qualcosa, e forse qualcosa hanno ricevuto. Qualcuno si scoprirà in una prospettiva inusuale, altri si com-piaceranno o si dis-piaceranno.
Ma nessuno troverà queste immagini statiche o inespressive. Perché nello sguardo, nella postura, ognuno di loro, per un momento, ha lasciato cadere il velo del pudore e si è mostrato.
Grazie dunque a chi è venuto e ha lasciato un segno del suo passaggio. Questo è stato Soriansky Meets JazzIt Fest.

Ringrazio Luciano per la disponibilità, Fiammetta per avermi seguito e supportato, Simona, Annapaola e Paolo per essere stati i miei angeli custodi. E tutti coloro che ho incontrato.

Di Paolo Soriani

Non si può dire che Sorah Rionda sia una persona che passi inosservata… mi sono chiesto: e ora in che lingua le parlo? Perché il suo aspetto mi riportava non solo in sud America, ma anche in Africa. Il suo perfetto italiano mi ha tolto qualsiasi dubbio. Che ci fa una cubana a Vicenza?!? Non glie l’ho chiesto, si è seduta e ha preso possesso del divano, con la sua chitarra, a piedi nudi, e lo sguardo deciso di chi ha le idee chiare. La sera l’ho cercata per le strade di Feltre. Ero curioso di vederla in azione. Era sola su un palco incastrato tra due palazzi con un arco di lampadine a fare da cornice. La sua voce e la chitarra, a piedi nudi ben piantati come se avessero delle radici, stregava un pubblico attento. Ecco, Sorah è un albero che canta.

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