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Soli Tunes Records
Un’intervista al collettivo piemontese

Soli Tunes Records</br>Un’intervista al collettivo piemontese

«The imminent demise of the large record companies as gatekeepers of the world’s popular music is a good thing, for the most part»

David Byrne

 

In un’era caratterizzata dalla completa trasformazione della filiera produttiva musicale, un tempo nel quale le grandi e piccole etichette stanno poco alla volta capitolando alle leggi del mercato, mi ha molto incuriosito l’iniziativa di alcuni miei concittadini: l’apertura di una piccola etichetta discografica dedicata esclusivamente ai dischi in solo, la Soli Tunes Records. Nicchia nella nicchia, si tratta di un’idea estremamente stimolante che mi ha spinto a confrontarmi con i suoi autori invitandoli nel mio studio per un’intervista: Stefano Risso e Federico Marchesano, noti ed eccellenti contrabbassisti (ma non solo!), Francesco Busso e Alessandro Viale, grafici e creativi; non era presente ma fa parte del gruppo del collettivo – e mi sembra d’obbligo citarla –  anche Lorena Canottiere, fumettista.

 
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da sinistra a destra: Federico Marchesano, Alessandro Viale, Stefano Risso e  Francesco Busso

Perché fondare un’etichetta oggi? Nell’era della musica liquida  avete comunque deciso di stampare i CD fisicamente. Quali riflessioni avete elaborato sul tema?
Stefano Risso / È vero che i CD non si vendono più ma siamo per stamparli comunque perché  siamo sempre stati grandi consumatori di musica e abbiamo investito una quantità enorme di danaro in dischi! Nonostante l’avvento dell’MP3 abbia tolto un po’ di feticismo, gli oggetti a mio avviso hanno sempre il loro fascino. Avere il disco in mano alla fine è particolarmente soddisfacente; soprattutto realizzare un CD significa “fermare un momento” e il disco in quanto tale ha un significato, lo puoi portare con te, etc… Questo senza considerare l’aspetto grafico, che nella nostra etichetta è abbastanza centrale.
Federico Marchesano / Mi sembra comunque (un po’ cinicamente, forse!) che il digitale nel jazz non sia ancora davvero il supporto principale; avendo questa musica, purtroppo, un pubblico di età media più alta (lo si nota per esempio ai concerti) la diffusione della musica liquida, così come anche nella musica classica, non è ancora così sviluppata. L’oggetto fisico per questa fascia di pubblico è ancora importante e quindi ha senso stamparlo.

Un’etichetta di dischi in solo: perché questa scelta radicale? Che forma organizzativa  avete costruito?
Federico Marchesano / Non l’abbiamo formalizzata, assomiglia di più a una cena (risate, NdR). L’etichetta sembra un collettivo senza esserlo, la nostra unione  paradossalmente nasce  dall’idea del lavoro in solo.
Stefano Risso / Io e Federico ci siamo trovati due anni fa e ci siamo confessati di avere quasi pronto un disco in solo. Anziché pensare di sfruttare i soliti canali (già il disco in solo è impegnativo, quello per solo contrabbasso ancora di più) abbiamo pensato di auto-produrlo; è nata con questa riflessione l’idea dell’etichetta che poi abbiamo sviluppato nel concentrarci sui dischi in solo. La riflessione è stata: ci sono milioni di etichette e stanno chiudendo tutte, che senso può avere aprirne una? Dobbiamo cercare un’idea forte che ci distingua.

Come è composto a oggi il vostro catalogo?
Federico Marchesano / Abbiamo pubblicato tre dischi (“Tentacoli” di Stefano Risso, “Inner Bass” mio e “La memoria dell’acqua” di Enrico Negro), a breve uscirà quello di Dario Bruna. L’idea è quella di produrre tre dischi all’anno, perché se no diventa estremamente difficile seguire bene i vari progetti. Di ogni disco stampiamo un numero di copie variabile da trecento a cinquecento».

Come avete lavorato all’immagine grafica?
Francesco Busso / L’idea è stata quella di lavorare sul concetto di minimale, riducendo al minimo ogni elemento e creando le cover manualmente, in modo che ogni copertina sia di fatto unica.
Federico Marchesano / Lo stile di Francesco, oltre all’idea della trasparenza, emerge in maniera netta, mi sembra un progetto artistico unico!

Come promuovete l’etichetta?
Federico Marchesano / Abbiamo investito le nostre poche risorse – siamo totalmente indipendenti! – in un ufficio stampa; una volta la distribuzione era importante, ma ormai riteniamo che senza una promozione reale non sia più significativa. Sul web siamo in fase di ricerca, siamo partiti con Bandcamp che funziona molto bene. Stiamo in parallelo valutando CD Baby, perché ci permetterebbe di essere presenti in tutte le piattaforme. Anche se a essere sinceri per esempio le pagina pubblicitarie cartacee hanno avuto una grande risonanza, il sito in realtà ha iniziato a muoversi dopo la loro pubblicazione. Si ritorna al discorso di prima: carta e dischi ancora funzionano!

Quali sono le linee guida del vostro lavoro?
Stefano Risso / Vogliamo realizzare un lavoro molto settoriale e mirato, nel quale ci si possa prendere cura con attenzione di tutti gli aspetti: non pubblicare a caso ma trasmettere un’idea forte di quella che è la nostra idea di musica e di dischi.
Federico Marchesano / Dando particolare importanza alla grafica; in questo senso ci è piaciuta molto l’idea delle isole, che esprimono bene il concetto di disco in solo!
Stefano Risso / L’dea dell’essere in solo si sviluppa anche nel non avere confini di genere, io e Federico arriviamo dal jazz, Enrico è un musicista folk con formazione classica, Dario ha realizzato un disco ancora diverso. L’unica regola che ci accomuna è quella di fare un viaggio da soli, ti chiudi nella stanza e ti chiedi: e ora cosa tiro fuori?
Federico Marchesano / È un concetto intimo, ma allo stesso tempo chi intraprende questo viaggio sa che prima o poi si esporrà in un disco, presentando quindi una musica di cui sarà responsabile totalmente: affascinante perché intima e pubblica allo stesso tempo.

Finanziariamente il progetto funziona?
Stefano Risso / Certo. Noi diamo il supporto come etichetta: sito, grafica (che conta moltissimo in questo caso) e l’artista paga la stampa fisica dei dischi al costo reale. Non teniamo percentuali né edizioni e i costi vivi (per esempio l’ufficio stampa) ce li siamo divisi tra noi. È divertente perché i dischi sono in solo ma il lavoro collettivo è simile a quello di una band!

Quali sono i vostri progetti nel medio/lungo periodo?
Alessandro Viale / Aumentare la varietà musicale e grafica; vorremmo anche implementare la componente video e  continuare il discorso di sinergia aumentando il gruppo con nuovi stimoli e nuove idee. Ci sarà anche una parte organizzativa di concerti, creando degli  eventi per promuovere il nostro lavoro.