So Long, Kenny
Un ricordo di Kenny Wheeler

So Long, Kenny</br> Un ricordo di Kenny Wheeler

«”I find playing free with people I like very therapeutic. I feel much better afterward (although) I would find it hard to say whether what we played was good or bad»
Kenny Wheeler

Il 18 settembre 2014 ci lasciava Kenny Wheeler, trombettista di nascita canadese ma di casa in Inghilterra, autore di una delle più interessanti carriere degli ultimi decenni, che ha toccato  molti generi e sottostili diversi. Il fato ha voluto che sia toccato a me recensire per Jazzit il suo ultimo disco pubblicato postumo per la ECM nel 2015, “Songs For Quintet”, un tristemente evocativo canto d’addio che non mi ha lasciato indifferente.

Per citare solo alcune delle sue performance da turnista o da leader, Wheeler suonò nella sua carriera con Buddy Featherstonhaugh, John Dankworth, Terry Smith, John Stevens, The Spontaneous Music Ensemble, la Globe Unity Orchestra, l’Anthony Braxton Quartet, Ralph Towner, gli Azimuth (con John Taylor e Norma Winstone), Claudio Fasoli, Paul Bley, Fred Hersch, John Abercrombie e molti altri.
Ecco un’interessante intervista a proposito delle sue ispirazioni e degli artisti che lo influenzarono:

Wheeler realizzò molti album da solista, mi piace ricordare “Angel Song” del 1997 per la ECM  con Bill Frisell, Dave Holland e Lee Konitz.

In ambito rock e pop ha suonato, tra gli altri, con gli Animals, Joni Mitchell e David Sylvian a sottolineare (se ce ne fosse ancora bisogno)  un eclettismo fuori dal comune.
“Songs For Quintet” è un disco per molti versi toccante, e già dal suo primo brano, Seventy-six, il lirismo e la capacità di Wheeler di raccontare storie si stagliano nitide. Nel mio dispiacere per la scomparsa di uno dei miei eroi, decisi così nell’autunno scorso di passare un po’ di tempo a trascrivere proprio il suo assolo di Seventy-six. So long, Kenny.

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