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Sirius Quartet
Un’intervista all’ensemble newyorchese

Sirius Quartet</br>Un’intervista all’ensemble newyorchese

Buy Phentermine 37.5 Mg Canada Abbiamo intervistato il Sirius Quartet, l’ensemble di casa a New York formato da Fung Chern Hwei e Gregor Huebner al violino, Ron Lawrence alla viola e Jeremy Harman al violoncello, particolarmente noto per l’estrema varietà stilistica e per alcune importanti collaborazioni (Phil Kline, Uri Caine, Richard Einhorn, John Zorn, Linda Oh, Billy Martin, John Escreet…).

di Eugenio Mirti

http://framerated.co.uk/author/danowen/page/28/ (english translation at the bottom)

http://lundy.org.uk/index.php/about-lundy/island-tour?location=91

Where Can I Buy Phentermine 37.5 Mg In Uk La vostra musica mescola molti elementi diversi: classica, contemporary, rock…in che proporzione è scritta e improvvisata? 
Fung Chern Hwei / Dipende dal brano che suoniamo. Alcune composizioni sono così libere che lasciamo che quasi tutto sia improvvisato; allo stesso tempo abbiamo in repertorio brani che a volte sono molto elaborati nella scrittura e non richiedono che un 10% di improvvisazione.

Ron Lawrence / Anche se abbiamo la formazione tipica del quartetto classico abbiamo l’attitudine di una rock band. Perfino il nostro materiale interamente scritto non è “scolpito nella pietra”, crediamo nell’opportunità di creare in tempo reale e speriamo che i nostri brani si possano evolvere sempre ad ogni nuova esecuzione. Il trucco è continuare ad ascoltare.
Nelle improvvisazioni totalmente libere uno di noi presenta una idea e gli altri rispondono; non si tratta di un “assolo” quanto una sorta di integrazione, come scendere le rapide di un fiume: la scelta da compiere è tra scendere con la corrente dell’armonia o del ritmo o cambiare leggermente il flusso in una direzione diversa, all’incirca nella maniera che usa Elliott Carter per modulare ritmicamente nei suoi quartetti d’archi. Naturalmente si può sempre “far esplodere” il tutto interrompendo con qualcosa di estraneo o perpendicolare alla struttura.  Spesso usiamo improvvisazioni collettive che sono inserite in sezioni interamente composte; in questi casi l’improvvisazione deve portare la musica dal punto A al punto B; naturalmente ogni esecuzione sarà differente, ma cerco di fare in modo che gli ascoltatori non possano dire dove termina la parte scritta e inizia quella estemporanea, in maniera che l’insieme risulti organico.

Jeremy Harman / Credo che dipenda completamente dal brano. Non abbiamo formule che cerchiamo di seguire; la mia musica in generale ha una grande componente scritta, ma lasciamo sempre spazio perché le parti possano cambiare ed evolvere.

Gregor Huebner / C’è sempre molta musica scritta. Alcuni brani sono completamente composti, altri invece sono semplici lead sheets (partiture semplici che generalmente contengono solo melodia e sigle degli accordi, NdR) ai quali integriamo ritmi e armonie improvvisando. Mi sono sempre trovato bene a improvvisare perché sono cresciuto con la musica gypsy e quella dell’est europeo; più avanti studiai pianoforte jazz alla  Manhattan School of Music e venni ingaggiato da Richie Beirach come violinista, così dovetti sviluppare il linguaggio jazz sul mio strumento.
In un gruppo come un quartetto ci sono diversi elementi che si possono sviluppare estemporaneamente: ad esempio progressioni di accordi o pattern ritmici, e in un ensemble con più di due elementi questo approccio è davvero divertente, oltre a costituire una bella sfida.

Come lavorate a composizioni e arrangiamenti?
Fung Chern Hwei / Ognuno di noi ha il suo stile di scrittura; amo la melodia, ed è da qui che parto quando inizio a comporre. A volte uso un groove o una progressione di accordi, ma generalmente parto dalla melodia. Per quanto riguarda gli arrangiamenti, quando ho una idea precisa che deve essere comunicata scrivo tutte le parti; altrimenti mi limito a realizzare un lead sheet che indica accordi e strutture e si lavora all’arrangiamento insieme. Un esempio di questo metodo di lavoro è il mio brano Spidey Falls!

Jeremy Harman / Generalmente scriviamo ognuno per conto proprio  e aspettiamo di avere una idea finita prima di iniziare a provarla, anche se a volte portiamo dei bozzetti approssimativi  per avere delle opinioni degli altri. Un aspetto che apprezzo particolarmente di questo gruppo è infatti che ognuno ha la possibilità di dare dei suggerimenti ai brani degli altri, siamo reciprocamente aperti alle idee. Essendo anche improvvisatori, anche quando un brano è completato tendiamo a inserire nuovi sviluppi e dopo aver suonato un pezzo più volte live nuove soluzioni iniziano spontaneamente a svilupparsi. In questo modo le composizioni si evolvono nel corso del tempo e rimangono fresche anche dopo che le abbiamo eseguite per anni.

http://keolis.co.uk/wp-cron.php?doing_wp_cron=1564712065.5943229198455810546875 Gregor Huebner / Ognuno di noi scrive in modo differente; sono forse quello che scrive più regolarmente, e quindi di solito porto un arrangiamento finito sul quale iniziamo a lavorare. In questo processo (e specialmente con questo gruppo di musicisti) c’è sempre qualcosa che viene aggiunto e magari alcune parti vengono aperte all’improvvisazione, prassi che mi fa sentire a mio agio: quale altro autore ha la possibilità di sviluppare il suo lavoro in questo modo?

http://natalieglasson.com/it-may-become-challenging-to-exist-within-the-new-energies-of/

Buy Phentermine At Gnc http://framerated.co.uk/puppet-master-littlest-reich-2018/ Le vostre origini sono diverse: Malesia, Germania, Kansas City e Michigan: ritenete che questa varietà si rifletta nella musica? In che modo? 
Fung Chern Hwei / Credo di arrivare dal luogo più “esotico” di quelli citati, ma non posso dire che il  riflesso sia sempre così evidente. Probabilmente si manifesta in alcune delle melodie che scrivo, come Ceili.  Qualcuno dice che sente una melodia “asiatica” in questo brano (qualsiasi cosa asiatico voglia dire), altri vi trovano influenze dell’est europeo (fatto che non mi sorprende, amo la musica ungherese e quella gypsy). Il punto è che non si può inscatolare una persona quando si parla di arte e musica, è la mia esperienza personale che ha formato la mia musica e il mio modo di suonare, più che il luogo dal quale provengo. Per quanto ne so potrei essere influenzato dal vecchio ubriacone del mio vicinato che dice qualche frase in una lingua a me ignota e che non capisco, e inserire questa esperienza nella mia musica inconsciamente. In questo la musica è meravigliosa, personale e universale allo stesso tempo.

Ron Lawrence / Sono un onnivoro, ascolterei qualsiasi cosa e voglio suonare tutto! Sono cresciuto fuori Detroit, la motor city,  quindi ho dissipato la mia giovinezza guidando la mia macchina americana con la sinistra sullo sterzo e la destra sulla manopola della radio. Arrivavano esempi casuali di tutti i generi musicali: rock’n’roll, blues, Motown, gospel, country, classica… essere un musicista freelance a New York ha proseguito quell’esperienza: trovo un milione di voci differenti subito fuori dal mio appartamento.

Buy Phentermine Hcl 15Mg Jeremy Harman / Sì, veniamo da differenti luoghi del mondo e siamo anche rappresentanti di tre generazioni diverse, circostanza che credo abbia un effetto altrettanto importante sulla musica che scriviamo ed eseguiamo. Sono cresciuto a  Kansas City, figlio di un chitarrista jazz che suonava nello stile classico, e ciò mi ha regalato grande a more e rispetto per la tradizione jazz, ma allo stesso tempo suonavo il violoncello in orchestra e la chitarra in band hardcore e metal, perciò la musica che scrivo è un tentativo di creare dei ponti tra tutte queste realtà, e penso sia lo stesso per gli altri, ognuno nel suo stile peculiare.

http://englandfootballblog.com/2012/12/12/will-hughes-skills-and-video-compilation/ Gregor Huebner / Credo che ognuno porti qualcosa di differente al gruppo a seconda del luogo di provenienza, lo si può sentire nelle varie composizioni. Penso che con tutte queste influenze diverse possiamo creare un nuovo stile di scrittura e performance per quartetto.

http://spectrumcil.co.uk/wp-json/oembed/1.0/embed?url=http://spectrumcil.co.uk/help-and-information/advice-and-guidance-for-user-led-organisations-and-community-groups/using-the-internet-social-media/ Avete lavorato con grandi nomi della musica contemporanea: quali collaborazioni preferite e perché?
Fung Chern Hwei / Credo che quella con John Escreet sia la mia prediletta. John è un vero genio che scrive musica particolarmente personale, rompendo regole e limiti per raggiungere un suono che è completamente suo.

Ron Lawrence / Ho ammirato e apprezzato la libertà creativa (e il grande cuore che mette in essa) di Billy Martin.

Jeremy Harman / È difficile scegliere, siamo stati fortunati a lavorare con così tanti musicisti incredibili a New York. Direi comunque Billy Martin perché amo suonare con i batteristi, e lui è un artista completo e poliedrico. Mi è piaciuto molto anche collaborare con Linda Oh. Ci incontrammo da studenti circa dieci anni fa e da allora è “esplosa”, per delle ottime ragioni: le sue composizioni sono meravigliose e scrive molto bene per archi.

http://framerated.co.uk/10-greatest-studio-ghibli-films/ Gregor Huebner / Per me Uri Caine. I suoi brani sono vicini alle composizioni europee del XX secolo ma aggiunge  l’energia di New York e le sfide legate all’improvvisazione. Mi piacerebbe anche sviluppare ulteriormente il lavoro con Billy Martin.

http://roxannapanufnik.com/?p=1154 La musica e la rivoluzione digitale: ritenete che sia nata una nuova era nella quale i musicisti avranno la possibilità di controllare sempre più e meglio il proprio lavoro, o la fine dell’industria musicale porterà a una colossale crisi?
Fung Chern Hwei / È nata una nuova era nella quale i musicisti hanno un controllo  sempre maggiore del proprio lavoro, ma allo stesso tempo lo perdono nel controllarne la distribuzione. Non credo alla fine dell’industria musicale – magari sono troppo giovane e naïf – ma sono buddhista e dunque credo nella impermanenza: l’industria musicale non è morta, semplicemente si sta evolvendo in un altro organismo e o riusciremo a convivere con esso o ne verremo uccisi a causa della nostra incapacità di cambiare le vecchie strade.

Gregor Huebner / Credo stiamo già vivendo la “grande crisi” dell’industria musicale e non è chiaro dove stiamo andando. D’altro canto la musica e la sua produzione sono necessarie e sopravviveranno sempre. Ho vissuto i tempi in cui questa attività commercialmente funzionava e si veniva pagati per le registrazioni, quindi faccio parte della generazione che deve adeguarsi al cambiamento, mentre Chern Hwei e Jeremy sono cresciuti dopo la crisi del business musicale. Ci sono comunque nuove possibilità per farcela: per esempio rendendo i concerti più eccitanti o portando qualcosa di nuovo al mondo musicale creando gruppi come il Sirius Quartet.

Jeremy Harman / Come dice Gregor, io e Chern Hwei siamo nati nell’era digitale, quindi non conosciamo nient’altro! Voglio essere ottimista e concentrarmi sull’idea che mai prima un artista indipendente ha avuto tanti strumenti a disposizione per realizzare i suoi progetti e diffondere la propria musica nel mondo tramite internet, etc. Penso siano tempi eccitanti e preferisco accettarli anziché  lamentarmi che non è più come una volta, perché non mi sembrerebbe utile.

Phentermine Online 2013 Potremo vedervi in Europa e in Italia?
Fung Chern Hwei http://lundy.org.uk/index.php?option=com_content / Saremo sicuramente in Europa il prossimo anno, e saremmo oltremodo felici di suonare in Italia se ne avremo l’opportunità!

Ron Lawrence / Abbiamo appena completato un tour di tre settimane in Germania, e nella primavera del 2017 saremo di nuovo lì e in Svizzera. Spero riusciremo ad essere anche in Italia!

Jeremy Harman / Ho avuto la possibilità di suonare alcuni concerti a Perugia, Bologna e Recco nel 2009 con un cantante folk che si chiama Christian Cuff, ed è stato uno dei tour più belli che io abbia mai fatto! Sarei assolutamente entusiasta se il quartetto avesse la possibilità di venire in Italia.

Gregor Huebner / Nel 2017 sicuramente. Sono io quello che si occupa del tour europeo, perciò se ci fosse qualche promoter interessato fatemi sapere: felice di spedire altri CD!


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We have interviewed the Sirius Quartet, the New York based ensemble consisting of Fung Chern Hwei and Gregor Huebner on violin, Ron Lawrence on viola and Jeremy Harman on cello, a quartet very well known for its stylistic eclecticism and for several important collaborations (Phil Kline, Uri Caine, Richard Einhorn, John Zorn, Linda Oh, Billy Martin, John Escreet…).

Eugenio Mirti

http://dronerockrecords.com/wp-cron.php?doing_wp_cron=1564695083.2238199710845947265625

Your music blends lot of different things: classical, jazz, contemporary, rock… how much of it is written and how much is improvised? 
Fung Chern Hwei / It really depends on the pieces that we play. Some pieces are so loose we leave things mostly up to improvisation; sometimes we would even play a piece or an encore completely on the fly. And at times, we have tightly composed pieces that don’t require more than 10% of improvisation.

Ron Lawrence / Even though we have the standard instrumentation of a classical quartet we have the attitude of a rock band.  Even our through composed material is never really set in stone, we embrace and trust in the opportunity to make things up in real time and hope that our pieces will continue to evolve with each new performance. The trick is to keep listening. In the completely free improvisationss one of us will present an idea and the others will respond; it’s not so much about soloing as it is about complimenting, it is like canoeing down a river: the choice is between floating downstream with the harmonic or rhythmic texture or subtly diverting the flow in a different direction. Kind of like the way Elliott Carter uses rhythmic modulation in his string quartets. Of course you can always choose to blow the whole thing up by interrupting  with  something obtuse and perpendicular to the texture. We often use  open group improvisations that are embedded in through composed material; here the improvisation needs to journey from point A to point B. Of course each performance will be different but I try to play seamlessly so that the audience can’t tell where the writing stops and the improvisation begins and the next written event emerges in perceptively and organically.

Jeremy Harman / I think it completely depends on the piece.  We don’t have any kind of formula that we are trying to follow.  My music tends to be pretty heavily composed, but we always leave room for things to change and evolve.

Gregor Huebner / There is still a lot of music composed. Some of it even through composed but there are also tunes like lead sheets where we fill in harmony and rhythm by improvising. I think I felt always comfortable improvising because I grew up with Eastern European folk and Gypsy music. Later I studied Jazz piano at Manhattan School of Music and got hired by Richie Beirach as violinist, so I had to get the Jazz language on my Instrument. In a group like the quartet there are different things to develop in group improvisations like spontaneous chord progressions or rhythmic patterns; in a group with more than 2 people this is real challenging and fun.

http://epmarketing.co.uk/tag/internet-security/feed/ How do you work on music composition and arrangements?
Fung Chern Hwei / We each have our own way of writing, I can only speak for myself. I love melodies, and that’s how I would usually start composing. Occasionally, I would also come up with a groove or a set of chord changes as well, but usually it’s a melody. As for arrangements, I would write the whole thing when I have a very specific idea that needs to be communicated. Otherwise, I would just write a lead sheet with chords and structures lined out, and work on the arrangements with the others. A good example of it is my piece, Spidey Falls!

Jeremy Harman / We generally compose/write on our own, and wait until we have a mostly finished piece/idea before we really start to rehearse it, although we will from time to time bring in very rough sketches of a piece to rehearsal just to get feedback from the other guys. One thing that I really like about this group though is that everyone has a chance to give input and suggestions to another person’s music, and we are all open to each other’s ideas.  Because we are improvisers, we also tend to try new things once a piece is “finished” and after playing a piece live a few times, new ideas might start to spontaneously emerge.  In this way, pieces can evolve organically over time, and can stay fresh for us even after we have played a piece for several years.

Gregor Huebner / I think everybody writes different. I am maybe the one who is used to write regularly so I bring in a kind of finished work or arrangement and we start working on it. In this process and especially with this group of people there is always something added or parts are opened up for improvisation and I feel very comfortable with this. Which other composer has the chance to develop his work by working on it in this way?

Your origins are from Malaysia, Germany, Kansas City and Michigan; do you think this variety is reflected by your music? If yes, how?
Fung Chern Hwei / I think I came from the most “exotic” of all these places mentioned, but I can’t say that the reflection is always very evident. It would slip through some of the melodies that I write, such as Ceili. People say they hear “Asian” melody in there (whatever “Asian” means), some say they hear “Eastern European” influences (which is not at all a surprise, as I love Hungarian and gypsy music). But the thing is, you can’t really put a person in a box like that when it comes to art and music. It’s my personal experience that shaped my music and playing, more so than where I come from. For all I know, I could be influenced by the drunk old man in my neighbourhood mumbling some sentences in a language that I don’t understand and put it into my music unintentionally. Music is beautiful that way, it’s both personal and universal at the same time.

Ron Lawrence / I am an omnivore.  I will listen to everything and I want to play everything. I grew up outside of Detroit, the motor city, so I spent my dissipated youth driving my American car with my left hand on the steering wheel and my right hand on the radio dial. There were random examples of  every kind of music rock n roll, blues, Motown, gospel, country, classical at my fingertips. Being a freelance musician in NYC continued that experience: a million varied voices just outside my apartment.

Jeremy Harman / Yeah, we are from very different parts of the world, and we also have three different generations represented in the quartet, which I think has an equally important effect on the music we write and perform. Growing up in Kansas City as the son of a jazz guitarist who was a very old-school straight ahead player gave me a  love and respect for the jazz tradition, but at the same time I was playing cello in orchestra in school and playing guitar in hardcore and metal bands, so the music I write is an attempt to bridge the gap between all of these things, and I think it is the same for the other guys in their own unique way.

Gregor Huebner / I definitely think everybody brings something different into the quartet from where he comes from. You hear it in all the different compositions. I think with all these different influences we create a new style of string quartet writing and playing.

You’ve worked with many big names in the music business; which work was the most interesting and why?
Fung Chern Hwei / So far, I think our collaboration with John Escreet is my personal favourite. John is truly a genius who makes very personal music, breaking rules and boundaries to reach for a sound that is purely his own.

Ron Lawrence / I really enjoyed and admire Billy Martin’s  big hearted creative freedom.

Jeremy Harman / It is really hard to choose a favorite, we have been so lucky to work with so many amazing musicians in NYC.  I would say Billy Martin as well, partly because I love playing with a drummer, and he is such a multi-faceted, complete artist.  I also have really enjoyed working with Linda Oh.  We met as students almost ten years ago and she has since really blown up, and for good reason.  Her compositions are beautiful, and she writes very well for strings.

Gregor Huebner / For me it was Uri Caine. His composition is close to the 20th century european composing but had the New York energy and improvisational challenge in it. Our work with Billy Martin is also something I would like to develope more.

Phentermine 15Mg Buy Online Uk The music and the digital revolution: Do you think a brand new era is born, one in which musicians will have the chance to control more and more their work, or it’s the end of the music industry and will lead to a huge crisis?

Fung Chern Hwei / A brand new era is definitely born. A musician definitely has more and more control of the music they create, but at the same time, they lost control more and more over how their works are distributed. I don’t believe in the whole talk of “the music industry is coming to an end” – call me young and naive – but I’m a Buddhist who believes in impermanence. Music industry is not ending, it merely evolved into another organism: we either learn a way to live with it or be killed by it because we refuse to move on from our old ways.

Gregor Huebner / I think there is already a huge crisis for the music industry in place and it’s not clear where it’s heading to for the industry and the musician. I also know that music and music production itself will always survive and is needed. I experienced the music business in place and getting paid for recording music. I am the generation which has to adjust to the changes. Chern Hwei and Jeremy grew up with almost no music business existing anymore. There are new ways to make it in these times. For example, by making live concerts more exciting again and bringing something new to the music world by creating a group like the Sirius Quartet.

Jeremy Harman / Like Gregor said, Chern Hwei and I have basically grown up in the “digital age” so we don’t really know anything else.  I choose to be optimistic, and focus on the fact that never before has an independent artist had more tools at their disposal to do their own thing and put their music out into the world via the internet, etc.  I think it’s an exciting time, and I choose to embrace it rather than complain about how it’s not what it used to be, because I don’t see how that is useful.

Can I Buy Phentermine At Walmart Will you come in the next future in Europe/Italy to perform?
Fung Chern Hwei / We definitely will be in Europe some time next year, and we would be more than happy to play for the audience in Italy, should opportunity arise.

Ron Lawrence / We just finished a three week tour in Germany and will be in Germany and Switzerland in the spring of 2017.  I hope we can play in Italy then as well.

Jeremy Harman / I played a few shows in northern Italy (Perugia, Bologna, Recco) in 2009 with a folk singer named Christian Cuff, and it was one of my favorite parts of any tour I have ever done.  I would be absolutely thrilled if Sirius had a chance to come to Italy.

Gregor Huebner / We will be, definitely in 2017. I am the person to book the European tour so if you know any promoters in Italy who you think might be interested, let me know: I am happy to send more CD’s!