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I sessant’anni di “Kind of Blue”

I sessant’anni di “Kind of Blue”

17 agosto 2019

Il 17 agosto del 1959 veniva pubblicato dalla Columbia Records il capolavoro di Miles Davis, “Kind of Blue”, l’album più venduto nella storia del jazz, sia per l’altissima qualità della sua musica, improvvisata da Davis poco prima della seduta di registrazione, sia perché portò ai massimi livelli espressivi l’improvvisazione modale, basata sull’utilizzo di un minor numero di accordi e virtuosismi tecnici a favore di una più ampia libertà creativa. Nel jazz modale il musicista crea la propria improvvisazione basandosi sulle scale musicali, sui modi, e non sugli accordi di un tema: diventa così centrale ogni singola nota e non l’accordo su cui esse sono disposte.

Tutto nasce da un film diretto da Louis Malle, Ascensore per il patibolo, esperienza destinata a tracciare un solco indelebile nella vita del trombettista. È il 4 e 5 dicembre 1957: suonare una musica liberamente ispirata alle scene del film, lasciandosi ispirare dalle vicende dei suoi protagonisti, significa esprimersi senza far riferimento ad accordi e armonie tipiche di uno standard e avere un controllo totale del processo creativo; significa abbandonare i cliché tipici del bebop e dell’hard bop, interrompere la pratica delle improvvisazioni su numerosi cambi di accordo e su ritmi incalzanti al limite delle possibilità fisiche. Dopo questa esperienza Miles Davis inizia a immaginare una nuova musica, meno complessa sotto il profilo armonico ma più generosa di melodie.

Nel 1953 inoltre il compositore e pianista George Russell aveva pubblicato il libro intitolato Lydian Chromatic Concept of Tonal Organization, in cui si introduceva l’idea di musica modale, libera da schemi troppo rigidi e vincolanti, da cui Davis trasse ispirazione per la sua rivoluzione musicale.

Agli inizi del 1958 Miles Davis è pronto per entrare in studio con una nuova formazione, un sestetto nuovo di zecca con John Coltrane al sax tenore, Julian Cannonball Adderley al sax alto, Red Garland al pianoforte, Paul Chambers al contrabbasso e Philly Joe Jones alla batteria. Tra il 4 febbraio e il 4 marzo portano a compimento la registrazione di “Milestones” (Columbia, 1958). La title track è il primo esempio di scrittura modale di Miles.

Il 9 marzo 1958 Julian Cannonball Adderley convoca Miles Davis in studio per registrare il suo capolavoro “Somethin’ Else” (Blue Note, 1958), il cui lato A contiene le interpretazioni di due celebri standard, Love For Sale e Autumn Leaves, che rimane uno dei migliori esempi di jazz modale di sempre.

E si arriva così alla registrazione dell’album di culto “Kind of Blue”: è il lunedì del 2 marzo 1959 e alla Columbia Records è stato prenotato uno studio d’incisione per le ore 14.30, con il codice 43079. Miles ha riunito per tale occasione cinque titani della storia del jazz: Julian Cannonball Adderley al sax alto, John Coltrane al sax tenore, Bill Evans al piano, Wynton Kelly al piano (solo per Freddie Freeloader), Paul Chambers al contrabbasso e Jimmy Cobb alla batteria.

Kind of Blue fu registrato in due session: il 2 marzo furono incise le tracce So What, Freddie Freeloader e Blue in Green, che costituiscono la facciata A dell’LP originale, e il 22 aprile Flamenco Sketches e All Blues, la seconda facciata del disco.

FREDDIE FREELOADER
È il primo brano da registrare e al pianoforte siede Wynton Kelly: fu l’unica composizione incisa dal pianista, poiché Miles Davis in seguito gli preferì Bill Evans. Il trombonista J. J. Johnson così descrisse lo stile di Wynton Kelly: «In qualunque tempo stia suonando, trasmette sempre un senso di allegria». Freddie Freeloader, in effetti, è contraddistinto dalle vivaci sonorità di Kelly. È il più classico dei blues in dodici battute. Il titolo allude a un personaggio realmente esistito, Fred Tolbert. Amico del trombettista, “Freddie” lavorava come barista al Nightlife di Philadelphia e viveva di mance, motivo per il quale si era spontaneamente soprannominato freeloader, “scroccone”. In sala d’incisione la prima take è interrotta bruscamente da un fischio di Davis, non soddisfatto del ritmo accelerato e incalzante dell’esecuzione: «Era troppo veloce» dirà, allontanatosi dai microfoni. Anche la seconda e la terza take furono fermate. La quarta fu l’unica registrazione completa, che non fu necessario ripetere.

SO WHAT
Quando al pianoforte subentra Bill Evans, l’universo espressivo muta radicalmente: si passa al secondo brano in scaletta, dal titolo So What. L’introduzione, vero e proprio preludio, evoca Claude Debussy e ha un’atmosfera sognante: è eseguito in tempo rubato (ossia in un tempo diverso da quello della parte principale) da Bill Evans e Paul Chambers. Miles Davis presenta ai due musicisti una linea melodica molto semplice e cantabile, scritta o ispirata probabilmente da Gil Evans. Sul piano compositivo So What presenta la classica forma AABA (in altre parole, segue lo schema della struttura-canzone costituita di trentadue battute / misure, otto per ciascuna sezione), basata su due soli accordi minori, Re-7 e Mib-7. Diverrà il brano più famoso e più eseguito di “Kind Of Blue”, destinato ad aprire il lato A del disco, e preso a modello del jazz modale. Miles Davis, John Coltrane e Julian “Cannonball” Adderley suonano i loro assolo, disegnando frasi che rimarranno nella storia. Il brano si alza di un solo tono (Re – Mi bemolle) portando alla sintesi estrema la ricerca di Milestones.

BLUE IN GREEN
Il pomeriggio volge al termine, ma c’è ancora tempo per incidere un altro brano, Blue In Green. Si tratta di una ballad di struggente malinconia, introdotta da Bill Evans e sostenuta, per la sua intera durata, dal suono lieve delle spazzole di Jimmy Cobb. Se Julian “Cannonball” Adderley in questa circostanza non prende parte alla registrazione, John Coltrane è invitato a suonare all’ultimo momento da Davis (probabilmente il brano era originariamente concepito per quattro). Diversamente dalle tradizionali composizioni jazz a dodici o trentadue battute, Blue In Green presenta una struttura a dieci battute. Prevale un umore nostalgico e cupo, molto intenso, all’interno del quale si inseriscono i languidi assolo di Davis, eseguiti con la tromba sordinata. Magistrale sul piano dell’espressione, il vibrafonista Gary Burton dirà al riguardo: «Eppure [Evans] ha composto un pezzo memorabile praticamente con il nulla. Sono sempre molto ammirato quando qualcuno riesce a scrivere un pezzo così minimalista da restarti impresso nella mente, e che puoi continuare a suonare all’infinito senza mai annoiarti».

ALL BLUES
In verità è l’ultimo brano registrato quel 22 aprile: è un blues, in questo caso un 6/8 dal titolo All Blues. Il brano ha l’incedere di un valzer e un andamento ipnotico. Il “tremolo” di Evans al pianoforte e le spazzole di Cobb alla batteria introducono il vamp (sezione ripetuta all’interno di una composizione) di sottofondo, eseguito all’unisono dai sassofoni. Segue la tromba di Davis che, suonata con il tipico effetto della sordina, espone la melodia. L’esecuzione del brano fu alquanto impegnativa: per undici minuti e mezzo, vale a dire per l’intera durata del pezzo, Chambers ripeté ostinatamente la stessa frase musicale.
Ad anni di distanza Bill Evans dichiarò: «Durante quelle sedute ci sentivamo bene, ma non avevo la minima idea – credo che nessuno di noi l’avesse – che ciò che stavamo facendo sarebbe sopravvissuto così a lungo e avrebbe avuto un simile impatto».

FLAMENCO SKETCHES
Il primo brano suonato il 22 aprile è Flamenco Sketches, una ballad lirica ed elegante, intima e malinconica, dalla sonorità spagnoleggiante (lo stesso produttore Irving Towsend identificò il pezzo nei suoi appunti con l’aggettivo «spagnolo»). Secondo Bill Evans la paternità della composizione avrebbe dovuto essere condivisa: gli accordi iniziali (un “ostinato”, vale a dire una figura musicale ripetuta con insistenza) rimandano all’assolo di pianoforte di Peace Piece (a sua volta rielaborazione di Some Other Time di Leonard Bernstein, tratto dalla commedia musicale On The Town), un brano di Evans che era stato inciso il 15 dicembre 1958 e confluito poi nell’album “Everybody Digs Bill Evans” pubblicato all’inizio del 1959 per la Riverside. La versione definitiva del brano nacque dopo una prima take completa – l’unica registrazione alternativa completa di tutte e due le session – e altre quattro incomplete –, dal momento che l’ingegnere del suono Fred Plaut non era soddisfatto dell’audio.