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Road Movie: Live Music 2012-2017</br>Intervista a Piero Delle Monache
Photo Credit To Fabrizio Giammarco

Road Movie: Live Music 2012-2017
Intervista a Piero Delle Monache

22 marzo 2018

Abbiamo fatto due chiacchiere con Piero Delle Monache in occasione dell’uscita di “Road Movie: Live Music 2012-2017” (Da Vinci Jazz, 2017), album dal vivo che fotografa gli ultimi cinque anni d’attività del sassofonista pescarese tra progetti in solo e formazioni dal duo al quartetto.

Di Antonino Di Vita

Oltre a essere un diario di viaggio “Road Movie: Live Music 2012-2017” (Da Vinci Jazz, 2017) sembra fare il bilancio di un quinquennio artisticamente molto intenso. Com’è nato questo live e cosa rappresenta per te?
L’idea di raccogliere cinque anni di attività live in un cd è nata in Giappone, dopo un concerto col mio gruppo organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura di Osaka: è lì che ho conosciuto Edmondo Filippini, che mi ha proposto di pubblicare un album con la Da Vinci Records. Eppoi sì, si tratta di un vero e proprio bilancio, il quadro di una fase importantissima, sia dal punto di vista artistico sia umano.

I brani propongono situazioni strumentali molto diverse fra loro: si passa dal quartetto a episodi in solo. A cosa è dovuta questa scelta?
Sono molto curioso per natura, mi piace sperimentarmi in situazioni diverse tra loro e per questo “Road Movie: Live Music 2012-2017” non poteva che essere così “variegato”. Il quartetto (con Tito Mangialajo Rantzer, Alessandro Marzi e Giovanni Ceccarelli) è attivo dal 2011, più o meno lo stesso periodo nel quale ho iniziato ad esibirmi anche in solo. Ma nel disco sono rappresentati anche episodi più “estemporanei”, come gli incontri con Ivan Mazuze e Mustafa Isleyen, con i quali ho suonato dal vivo solo una volta.

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Avevi molto materiale a disposizione? Come sei arrivato ha selezionare i nove brani in scaletta?
Si, fortunatamente avevo parecchio materiale. Da diversi anni infatti cerco di coinvolgere sempre un ingegnere del suono di fiducia, solitamente è Domenico Pulsinelli, che oltre a rendere l’acustica dei miei concerti sempre di ottimo livello, registra ogni live! Ecco da dove arriva l’imbarazzo della scelta e selezionare le nove tracce ha richiesto abbastanza tempo.

I brani portano tutti la tua firma: quali sono gli aspetti a cui presti maggiore attenzione quando componi?
Parto sempre da un’immagine e dalla voglia di scrivere! Inoltre, perché un mio brano “stia in piedi”, ho bisogno che la melodia sia semplice da cantare e che gli accordi la sostengano efficacemente.

Nel tuo set up sono presenti anche alcuni effetti elettronici: con quali finalità li utilizzi?
Ho iniziato ad usare una loop station nei miei spettacoli live “SoloSé”, con lo scopo di sentirmi… meno solo! In questo modo infatti posso “stratificare” le mie melodie e suonare un po’ come se avessi a disposizione uno strumento armonico. Ogni tanto aggiungo anche qualche delay, harmonizer e poco altro, se sento che il brano lo richiede.

Le registrazioni provengono da concerti tenuti, oltre che in Italia, in Giappone, Sud Africa e Turchia. Hai avuto modo di interagire con i musicisti locali e quale impressione ne hai riportato?
Si, è capitato in Africa, in Turchia, e in tante altre occasioni non rappresentate da questo album. Suonare la mia musica con musicisti tanto lontani geograficamente e culturalmente è un’esperienza impagabile, che spero di ripetere altre mille volte.

Per un musicista il web ormai è divenuto un accessorio indispensabile per proporsi e proporre il proprio lavoro. Cosa ne pensi delle nuove tecnologie e dei nuovi metodi di distribuzione della musica (Spotify, Deezer, Apple, etc.)?
La domanda richiederebbe una risposta complessa e articolata. Cominciamo col dire che ho un buon rapporto col web. Ho un mio sito internet (http://www.pierodellemonache.net/) e uso molto Facebook per promuovere le mie attività. Sono felice di vivere in un’epoca nella quale è facile connettersi direttamente con il pubblico, con i colleghi, con i club. Mentre non credo che lo streaming ci aiuti più di tanto: non aiuta noi musicisti, che da Spotify ad esempio ricaviamo pochi centesimi. Molto meglio vendere musica su supporti fisici, da tutti i punti di vista (molti cd sono quasi degli oggetti di design ormai). Però voglio spezzare una lancia, anzi un’ancia!!!, a favore del web, e cioè che ti permette di conoscere e scoprire velocemente artisti ai quali non saresti mai arrivato, poco noti ma non solo.

Come giudichi lo stato di salute del jazz italiano dal punto di vista delle opportunità lavorative (spazi per proporre la propria musica, appoggio delle istituzioni, interesse del pubblico)?
Ma, a conti fatti maluccio! Per una serie di fattori. Purtroppo il pubblico mi sembra poco interessato al jazz, termine che spesso viene (a torto!!!) associato a qualcosa di noioso e solo per intenditori, e gli spazi “ufficiali” resistono quasi sempre grazie alla tenacia di musicisti e appassionati. Un esempio a me caro è il teatro Marrucino di Chieti, che funziona a fasi alterne, ma da due anni, grazie soprattutto all’impegno di Giuliano Mazzoccante, ospita bellissime stagioni concertistiche. Detto ciò, ci sono mille opportunità per chi sa coglierle, e la mia generazione è abituata al cambiamento veloce e al lavoro duro! Inoltre credo che la nuova Federazione del Jazz Italiano rappresenti molto e il protocollo firmato proprio di recente dal presidente Paolo Fresu e dal ministro Franceschini produrrà effetti positivi. Resta il problema centrale: l’educazione musicale di base, che in Italia è pressoché nulla. Spero che la prima cosa a cui si metterà mano sarà proprio questa.

Stai lavorando a qualche nuovo progetto?
C’è un disco in uscita in questi giorni con la cantante brasiliana Claudia Carvalho, per la quale ho curato anche la produzione artistica. Inoltre ho vari concerti in programma sia in solo sia col mio gruppo; una breve rassegna di concerti che ho organizzato presso lo Spazio Matta di Pescara insieme agli amici e colleghi di Paesaggi Sonori. E poi tanta nuova musica, non solo strumentale. La mia pentola bolle sempre!!