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Piacenza Jazz Fest</br>Intervista a Gianni Azzali

Piacenza Jazz Fest
Intervista a Gianni Azzali

15 febbraio 2018

Sabato 17 febbraio verrà inaugurata a Piacenza la XV edizione del Piacenza Jazz Fest, che quest’anno presenterà un cartellone particolarmente ricco di eventi (più di cinquanta), organizzati nei più bei teatri e location di Piacenza e provincia. Abbiamo intervistato per l’occasione il suo direttore artistico, Gianni Azzali.

di Luciano Vanni

Siamo alla XV edizione, un risultato di straordinario valore che dimostra passione, generosità, qualità, impegno e capacità. Cosa ti porti dietro da questa esperienza?
Grazie! In effetti la passione è il motore di tutto ed è quella che ti fa mettere in ogni singola attività e iniziativa impegno e cura della qualità. Alla fine ciò che conta è fare una bella cosa, al massimo delle proprie capacità. Io mi sono sempre speso molto, ma con piacere, perché il mio lavoro di organizzatore mi piace, forse anche più del suonare il sax, nonostante questo mi manchi e, quando mi capita di suonare in pubblico, penso sempre se abbia fatto veramente la scelta giusta. È bello ricordare come da una piccola scintilla, nata da un SMS di un amico musicista, sia stato costruito tutto questo. Guardo indietro, a questi quindici anni, e vedo tante facce, tanti suoni, tante belle persone. Non è sempre stato facile (nemmeno ora lo è!), ma ho la fortuna di avere un bel gruppo di lavoro, uno staff instancabile, capace e appassionato, che è disposto perfino a farsi un po’ “strigliare” da me, sapendo che lo faccio solo per amore della buona riuscita delle iniziative. Non li ringrazierò mai a sufficienza.

E se ti chiedessi tre aneddoti che porti nel cuore ripensando a queste prime quindici edizioni?
Beh, uno l’ho appena accennato. Stavo partendo per Parigi, dove ho soggiornato per un po’, come molti altri musicisti, in cerca di un ambiente jazzistico, lavorativamente parlando, più stimolante e fecondo di quello italiano. Proprio il giorno prima della mia partenza un mio amico chitarrista mi inviò un SMS che recitava: «E se fondassimo un jazz club?». Lì per lì mi fece sorridere, avevo altro per la testa, ma poi il pensiero si è fatto largo nella mia mente e… eccoci qua! Un altro momento che non dimenticherò mai è stata l’organizzazione del mio primo grande evento: il concerto con il trio di Wayne Shorter. Eravamo alle prime armi, i soldi non erano tanti e alla fine della riunione, la maggioranza del consiglio direttivo dell’associazione decise di lasciar perdere. Ricordo che non riuscivo a prendere sonno, mi sono vestito, ho preso l’auto e ho iniziato a vagare nella notte, nella provincia di Piacenza, a Ponte dell’Olio, dove sono nato, e mi sono trovato senza volerlo sul luogo in cui il mio amico e fondatore del club, Chicco Bettinardi, pochi mesi prima era deceduto a causa di un tragico incidente stradale. Fu come se mi avesse parlato; lui non mollava mai. Lì ho deciso che avrei rischiato, anche di tasca mia, ma quel passo (e quel musicista!) volevo averlo a Piacenza. Fu un concerto memorabile, con un Teatro Municipale stipato (1.000 posti). A questo si lega anche il terzo aneddoto. Quelli furono giorni di tensione; quando strinsi la mano di Shorter, avevo così tante cose nel cuore, ma sapevo che l’avrei solo importunato, che mi uscì solamente un flebile «Nice to meet you», sfiorando la mano del musicista che più ho amato nella mia vita. Alla fine di tutto, quando le luci si spensero, i tecnici se ne andarono e il teatro chiuse le porte, raggiunsi la mia auto in un parcheggio a pagamento… e piansi a dirotto!

Un ultimo sguardo al passato: cosa è cambiato dagli esordi del Piacenza Jazz Fest ad oggi, sia a livello locale che nazionale?
Purtroppo sono cambiate tante cose. Il festival è diventato commercialmente più impegnativo e questo spesso limita le scelte artistiche. La crisi economica e i tagli alla cultura hanno fatto il resto. Ma ciò che più è cambiato è che è diminuita la curiosità del pubblico verso la musica. Spesso il pubblico si fida solo di chi già conosce, vuole ascoltare solo cose che a priori sa che gli piaceranno, senza il gusto della scoperta di qualcosa di nuovo o inaspettato. Le menti sono più chiuse, le orecchie più spente. Questo purtroppo condiziona molto un organizzatore, un direttore artistico, soprattutto se non può permettersi di rischiare troppo.

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Più di cinquanta eventi, quaranta giorni di programmazione e concerti promossi a Piacenza (e provincia) e anche in provincia di Parma e Pavia. Ci presenti per sommi capi il programma dell’edizione 2018?
Sarà un’edizione ricca, con un bel cartellone, in cui si passerà da Portal a Konitz, da Caine e Douglas a Vijay Iyer, da Nnenna Freelon a Toquinho, ma ciò su cui voglio sempre mettere l’accento è la miriade di eventi collaterali che abbracciano tutte le fasce di età e le categorie sociali del nostro territorio. Scuole, ospizi, ospedale, carcere, centri commerciali, uffici, negozi, pub, circoli, jazz pedibus, presentazioni di libri, film, conferenze, convegni, seminari, il Concorso “Bettinardi” per i giovani italiani e tanto altro ancora. Per me un festival è un evento culturale a tutto tondo, non solo una kermesse concertistica, seppur di alto livello.

Cosa significa promuovere eventi disseminati su tre province?
Beh, la cosa bella è che sono stati i paesi stessi delle altre province a chiederci di collaborare; ciò significa che qualcuno (oltre a voi!) si accorge che stiamo facendo delle belle cose. Per il resto significa lavoro in più, ma che, come dicevo prima, faccio molto volentieri.

Cosa c’è di diverso dal passato e cosa porta di nuovo, artisticamente e organizzativamente, questa edizione?
Ogni edizione ha delle piccole/grandi novità, che sperimentiamo e che poi valutiamo se mantenere oppure no, quindi si costituisce nel tempo un “format” che funziona e che si arrichisce ogni volta, ma che mantiene sempre un suo tipo di costruzione. Ad esempio una novità della passata edizione, che abbiamo mantenuto, riguarda le “Incursioni Jazz”, una specie di flash mob, con un gruppo di musicisti itineranti che entra in un negozio, o in un bar o in una classe o in ufficio e si mette a suonare… è così divertente! Questo significa portare il jazz a tutti, nella vita quotidiana di una città un po’ sonnolenta come Piacenza. Un’altra novità dell’ultimo anno, che abbiamo implementato in questa edizione, è quella dei “Donatori di Musica”, che vedrà Mauro Ottolini passeggiare con il suo trombone nel reparto di Pediatria dell’Ospedale Civile e includerà un “punto festival” anche in ospedale, con una programmazione giornaliera ad hoc che si terrà alle ore 13.30 per un paio di settimane, con un pianoforte stanziale e alcune sedie per i degenti. È così importante uscire dai teatri!

In che modo coinvolgete la vostra comunità locale e soprattutto i più giovani abitanti?
I giovanissimi li portiamo a scuola a suon di dixieland con i Jazz Pedibus, una bellissima esperienza! Poi conduciamo le classi delle medie superiori al Milestone, il nostro club e, con l’ausilio di musicisti e attori, “spieghiamo il jazz”, in modo ironico e fruibile. Per le scuole elementari organizziamo uno spettacolo ad hoc su temi jazzistici con una compagnia di teatro-improvvisazione. Insomma, non è facile agganciare i giovani, ma ce la mettiamo tutta!

Qual è la più grande soddisfazione che porti dentro il cuore quando promuovi un evento come questo?
Una domanda difficile… Direi che le soddisfazioni più grandi arrivano quando vedo il pubblico uscire a fine concerto o evento collaterale sorridente, stupefatto o piacevolmente confuso e, ancor di più quando, ovviamente, si complimenta per ciò che facciamo. Quella è la benzina più potente!

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Ci parli anche dei progetti “Piacenza Suona Jazz”, “Jazz al Centro”, “Donatori di musica” e “Jazz e Scuola”?
Gli ultimi due li ho già descritti. “Jazz al Centro” è una rassegna che si svolge in un grosso centro commerciale alle porte della città la domenica pomeriggio e che coinvolge un pubblico diverso, fatto di famiglie che fanno la spesa, anziani, massaie e bambini. È divertente e interessante portare il jazz anche in questi luoghi, ovviamente con progetti adatti, che possano avvicinare a questo genere musicale un pubblico eterogeneo e certamente poco avvezzo al suo ascolto. Anche “Piacenza Suona Jazz!” ha questo intento, ma è rivolto a un pubblico più giovanile, a tutti coloro che frequentano di sera i pub. Abbiamo scelto locali e circoli che normalmente fanno musica dal vivo, anche se magari non proprio jazz (con il Milestone in città, non c’è più molto spazio…); l’idea di base è sempre quella di vestire di jazz l’intero territorio piacentino per tutta la durata del festival.

Piacenza Jazz è anche sinonimo del Concorso Nazionale Bettinardi e del Piacenza Jazz Club: a questo punto non possiamo che chiederti di raccontarci queste due esperienze, che parlano di militanza locale e soprattutto sono luoghi di valorizzazione e ascolto delle nuove generazioni.
Il Piacenza Jazz Club ha circa ottocento soci e promuove diverse iniziative, a partire dalla sua sede, il Milestone, piazzatosi bene anche nel referendum della vostra rivista; il Milestone programma jazz per sei mesi l’anno, tutti i sabati o le domeniche pomeriggio, con concerti di assoluta qualità, ma l’associazione gestisce anche dei corsi di musica e una rassegna estiva dal titolo “Summertime in Jazz”, che si articola nelle valli del Trebbia e dell’Arda nei mesi di luglio e agosto, con concerti gratuiti nelle piazze, un concorso fotografico sulle bellezze paesaggistiche e storiche delle due valli in questione e una rassegna collaterale dal titolo “SummerWine”, organizzata in alcune stupende cantine dei colli piacentini, con degustazioni a suon di jazz, sempre molto gettonate. Il Concorso Bettinardi è cresciuto negli anni e ora conta tre sezioni, e oltre ai solisti ha inserito anche quella dei gruppi precostituiti e delle cantanti jazz. I ragazzi sono stupendi, puri e semplici nella loro assoluta bravura e ti stupiscono sempre. C’è tanto materiale umano e musicale nel nostro Paese e fatichiamo a valorizzarlo; noi ci proviamo.

Per finire: quali sono i tre desideri che ti auguri di ottenere al termine della rassegna?
Di incontrare pochi problemi e comunque di risolverli agevolmente; di contribuire anche in minima parte a migliorare la qualità della vita della città; di instillare a qualcuno la voglia di comprarsi un bel CD di jazz o di abbonarsi alla vostra rivista!