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Peace Hotel</br>Parla Paolo Recchia

Peace Hotel
Parla Paolo Recchia

Abbiamo intervistato Paolo Recchia in merito all’uscita di “Peace Hotel” (Albòre Jazz, 2015), album che lo vede alla guida del trio completato da Enrico Bracco e Nicola Borrelli.

di Luciano Vanni

Partiamo dall’etichetta discografica con cui hai registrato questo tuo secondo cd da leader: come e quando è iniziata la vostra collaborazione?
Ho conosciuto Satoshi Toyoda capo di Albore Jazz in occasione di alcune session di registrazione alle quali ho preso parte come guest. La nostra personale collaborazione nasce nel 2013  in occasione di “Three For Getz”, album omaggio, totalmente arrangiato da me, a un grande del passato. Satoshi rimase colpito dalle tracce e nel giro di poco tempo decise di produrre l’album che uscì in contemporanea in Giappone, Taiwan, USA, Inghilterra, Olanda arrivando, con mia grande sorpresa, alla settima ristampa. Questo progetto portato in tour per quasi due anni mi ha regalato grandi soddisfazioni, linfa vitale per chi fa questo mestiere. Il nuovo album appena uscito, “Peace Hotel”, è una naturale conseguenza della collaborazione e del successo ottenuto. A Satoshi piace lavorare con musicisti di cui ha stima e per me vale lo stesso principio.

Sei di nuovo alla guida di un trio con Enrico Bracco e Nicola Borrelli: perché hai scelto questo organico? Quali sono le caratteristiche espressive dei due colleghi che più adori?
Una delle tante motivazioni che mi hanno spinto e convinto a scegliere questo organico per “Peace Hotel” è stato il desiderio di voler dare continuità al precedente progetto discografico, proseguendo in un cammino di crescita  sia umana sia professionale. Trovo Bracco e Borrelli musicisti completi; adoro il mix di tradizione e modernità di Bracco e l’impeccabile senso del ritmo di Borrelli.

Andiamo dritti nel cuore della session discografica: che musica racconta questo tuo cd?
Ho cercato di dire la mia mettendomi  in gioco e al servizio di un progetto cui tengo molto.  Questo album rappresenta un “sentito ringraziamento”  ad alcuni dei miei più importanti riferimenti artistici e più in generale alla musica che amo. Sono stato tentato dal solito “paraculdisc” ma ancora una volta, ha vinto la musica. Magari il “paraculdisc” arriverà prima o poi…

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Scrittura, arrangiamento e libertà espressiva: che tipo di equilibrio ha il tuo cd?
Per quanto riguarda scrittura e arrangiamento: ci sono brani di mio polso ; il primo si intitola Peace Hotel, brano che dà il titolo all’album nonché il più “crazy” del cd e l’approccio esecutivo è in totale libertà. Poi c’è Emmanina dedicato alle mie figlie. Il titolo del brano nasce semplicemente dall’unione dei loro nomi, Emma e Nina. La melodia è semplice, orecchiabile e scritta in 5/4. Poi abbiamo il brano Sman di Bracco che ha una struttura AABA (sulla falsa riga della progressione del rhythm changes) con un andamento ritmico che richiama le atmosfere della musica latinoamericana. L’ultimo originale porta la firma di Borrelli, Post-Aurum ed è un jazz waltz in 3/4. L’aurum, cioè l’oro, oltre a essere un metallo pregiato, simboleggia anche la luce. È un’ode alla luce interiore che c’è in ogni uomo ed è un invito a mantenerla sempre viva e feconda. Il repertorio si va a completare con alcuni standard della tradizione del jazz e brani originali appartenenti a leggende del passato. Ho scritto delle intro e delle code, come nel caso di Central Park West eseguita in  questo caso in  5/4, e in Gone With The Wind. Mi piace molto adattare brani classici in una diversa metratura ritmica. Per quanto riguarda la libertà espressiva, mi piace pensare a una piena e assoluta libertà nel rispetto delle regole. In senso più ampio posso dire che l’equilibrio di questo mio cd deriva dalla naturale congiunzione dei miei riferimenti artistici e dall’amore per quello che si suona.

Che cosa ti piace di più di questo cd?
Sicuramente la sincerità, la spontaneità, la naturalezza. Sembrerà banale dirlo ma è un cd registrato con il cuore e spero che chi lo ascolterà riceva tutto questo.

Che cosa aggiunge e che cosa distingue questa tua produzione da quelle precedenti?
Aggiunge ulteriore fiducia e grande forza a un percorso e a un progetto che considero consolidato. Quel che distingue un disco dai precedenti è sicuramente il periodo della nostra vita in cui si realizza il progetto: il mio primo disco “Introducing Paolo Recchia feat. Dado Moroni” non lo ricordo per la copertina arancione ma lo ricordo per la mia sete di conoscenza ampiamente soddisfatta dalla partecipazione di Dado Moroni; “Ari’s Desire” perché in attesa della mia prima figlia; “Three For Getz” per una sorta di ritorno all’essenziale, alla semplicità; e quest’ultimo per la ritrovata pace dopo un periodo burrascoso.

Descrivici il tuo cd in tre parole.
Recchia, Bracco, Borrelli.

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