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Pasta nera
Pasta Nera
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Il primo album della band pugliese

http://josehendo.com/collection/attachment/_mg_2892_thumb_thumb/ Di Alessandro Galano

“Prima seconda terza qualità / Pasta nera vulesse almeno magnà / Prima seconda terza qualità / Pasta nera vulesse almeno magnà”. Più che un album, un’avventura etnica e musicale che comincia proprio dai versi di una vecchia cantata di Matteo Salvatore: posteggiatore con la chitarra, cantatore maledetto e, secondo alcuni, la miglior espressione di musica popolare – realmente, visceralmente popolare – che sia mai stata prodotta in Italia nel secolo scorso – Vinicio Capossela, tra gli ultimi estimatori, lo ha eletto suo nume tutelare, restituendogli un pizzico di giustizia artistica sul finire della sua vita.

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“Pasta Nera”, dunque, primo brano dell’album omonimo prodotto da una formazione che, di fatto, è un progetto di ricerca coerente e ben congegnato, per giunta nato nello stesso Tavoliere delle Puglie che, quasi un secolo fa, ha dato i natali al grande ispiratore di cui sopra. Riportare a galla il fascino della tradizione attraverso i cordami sconfinati del jazz, rivisitando, riarrangiando e riproponendo l’archeologia musicale di un territorio in una chiave diversa, che ammicca al futuro o a qualcosa che possa rassomigliarvi: un’idea non nuova, quella del Pasta Nera Jazz Project ma, da sempre, soprattutto quando è ben realizzata – ed è questo il caso – in grado di offrire momenti di riflessione artistica importanti, di quelle sensazioni musicali che riappacificano con i luoghi e i suoni del presente, dando coordinate precise su nuovi orizzonti da intraprendere.

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Buy Adipex Phentermine Un disco nato dall’incontro di due musicisti jazz con la passione per la musica popolare, il pianista e compositore Felice Lionetti e il sassofonista e clarinettista Antonio Pizzarelli, autoprodotto e pubblicato nell’aprile del 2019 ma, già nel 2018, apprezzato in alcuni contesti di prestigio, come conferma la vittoria del premio internazionale “Suoniamo il Sac Porta d’Oriente” per il brano “Sulla torre”, votato dalla giuria del Locomotive Jazz Festival presieduta dal trombettista Paolo Fresu – traccia numero tre del lavoro discografico. A Lionetti e Pizzarelli si sono aggiunte le quattro corde di Giovanni Mastrangelo e le bacchette di Antonio Cicoria – con l’inserimento, vividissimo e molto presente nell’EP, della voce di Maria Grazia Poliseno, in arte Mary Grace. Una formazione interamente pugliese, dauna a esser precisi, confermata dalla naturalezza di un progetto che parte proprio dalle strutture melodiche della tradizione contadina, montanara e garganica. Alla prima esecuzione dell’album, infatti, firmata da Matteo Salvatore – che il quartetto trasforma in un palpitante saliscendi, evidenziando l’antica sofferenza del lavoro nei campi alla base della canzone – fanno da contraltare due delle tre tipologie di tarantelle di Carpino, luogo natio dell’antichissima tarantella garganica: la “Montanara” (da Monte Sant’Angelo) e la “Rodianella” (da Rodi Garganico), cui si aggiunge il brano “Carpinese” – una tammurriata, in realtà. Il Pasta Nera Jazz Project rispetta i toni delle due diramazioni di tarantella – minori per la prima, alte per la seconda – ma ne esalta gli accenti attraverso l’improvvisazione dei due solisti, soprattutto grazie alla qualità compositiva del pianista Lionetti: dei due, infatti, è lui che trascina quasi ogni brano del disco in quell’altrove jazzistico maggiormente in grado di incastrarsi con la semplicità dei canti, mantenendo sempre ben saldo il punto di partenza e rispettandolo con un gusto musicale tutt’altro che banale. Non è un caso che sia sempre lui ad aver firmato cinque delle dieci tracce che compongono il lavoro, le uniche interamente originali: in “Habanera”, ad esempio, dal ritmo cubano caro a Bizet, ci si dimentica quasi di avere a che fare con un progetto di contaminazione che vuole tracciare un ponte tra il promontorio garganico e l’Oceano Atlantico, tanta è la suggestione pianistica che trascina l’ascoltatore – un effetto del tutto simile si ha nel premiato “Sulla torre”, dove tutto diventa hard-bop e la voce insegue le corse del pianoforte vocalizzando una melodia che resta ancorata alla terra d’appartenenza. Stesso dicasi del secondo brano, “Gargano”, d’impianto decisamente più popolare ma sostenuto da un tema pianistico che ne rappresenta l’intera impalcatura sonora, variato da dosate incursioni vocali e da leggere e accurate alterazioni del clarinetto: un’idea semplice, melodicamente attenta, pulita.

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Purchase Phentermine And Topiramate Alla mirabile versatilità compositiva di Felice Lionetti, ben retta da una sezione ritmica esperta e affiatata, fa da riscontro l’utilizzo sorvegliato dei fiati di Antonio Pizzarelli, jazzista ancora giovane, anch’egli ricercatore di varchi popolari entro cui accendere nuove scintille e in prima linea nei temi più rappresentativi di questo interessante progetto – bellissima l’esecuzione de “La vadda di Stignano”, brano tradizionale di padre ignoto rivisitato da Lionetti – suonati talora con il clarinetto, talaltra con il sassofono (tenore e soprano), a seconda dei suoni ancestrali da evocare.

http://triadventure.co.uk/the-Hurtleberry/ Un lavoro, Pasta Nera, che, nelle intenzioni degli artefici, oltre ad omaggiare la terra – nel senso di terra di fatica – di Matteo Salvatore e dei secolari cantori della zona, vuole anche richiamare il concetto di “impasto”, ossia la fusione tra la tradizione contadina pugliese, in special modo dauna e garganica, e la cosiddetta scena “black”: background originario della band che, grazie ai millepiedi del jazz, ha trovato un nuovo modo per volteggiare sulle melodie del passato, con gusto ed efficacia compositiva.

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