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Parachute </br>Intervista a Magnus Öström
Photo Credit To Emil Nils Nylander

Parachute
Intervista a Magnus Öström

13 luglio 2017

Dopo aver raggiunto la notorietà con gli E.S.T. al fianco di Esbjörn Svensson e Dan Berglund, con il suo progetto solista il batterista Magnus Öström continua ad essere considerato uno dei musicisti più interessanti dell’attuale panorama musicale. Lo abbiamo intervistato  alla vigilia di quella che sembra essere la nascita del suo nuovo progetto in trio.

Di Ivano Rossato

Hai recentemente suonato al NATTJAZZ di Bergen in Norvegia con un nuovo progetto al fianco del pianista Bugge Wesseltoft e del contrabbassista Dan Berglund, tuo storico compagno negli E.S.T.: puoi dirci di più?
Bugge ci ha proposto circa sei mesi fa di provare a fare qualcosa insieme. Lo conosco da molto anni, da quando ai tempi degli E.S.T. viaggiavamo in tour insieme. Tuttavia non abbiamo mai suonato insieme e sono stato felice di accettare l’invito anche perché è la prima volta che suoniamo in trio dopo l’esperienza con gli E.S.T..
Le prove sono state davvero molto divertenti, avevamo molti brani originali a cui abbiamo lavorato in gruppo, e il pubblico ci ha accolti in modo molto caloroso. Non sappiamo ancora che sviluppi avrà questo progetto ma saremo molto felici di suonare dal vivo nuovamente e magari anche di registrare un disco. Siamo tutti e tre molto impegnati ma è probabile che ciò si concretizzi a partire dal prossimo gennaio.

La musica degli E.S.T., quella del Magnus Öström Group così come l’opera di Wesseltoft contengono influenze provenienti da molti generi diversi. Cos’è il jazz oggi?
È sempre difficile discutere della parola jazz e di cosa sia. Penso che se chiedi a cento persone otterrai cento definizioni diverse. Per me jazz significa libertà di provare tutto quello che ti viene in mente senza etichette. In Europa soprattutto si può trovare un notevole mix di generi differenti miscelati insieme. Ovviamente gli Stati Uniti hanno dato vita al jazz per come lo intendiamo in modo tradizionale, ma oggi ovunque nel mondo stanno fiorendo molti ottimi nuovi artisti che sviluppano in maniera personale questo genere.

Qual è il messaggio alla base di “Parachutes “, il tuo terzo album da solista, e che progetti hai per il Magnus Öström Group?
Il titolo del disco è molto importante per me. Negli anni successivi alla morte di Esbjorn [Svensson] la musica mi ha salvato nei momenti più bui, è stata letteralmente un paracadute che mi ha permesso di andare avanti. In questo senso l’album vuole essere un tributo all’energia positiva della musica stessa e alla sua forza nell’aiutarci a superare anche i momenti più difficili. Fin dall’inizio di questo gruppo avevo in mente di registrare tre album con la stessa formazione e vedere cosa sarebbe successo. Da allora siamo andati molto lontano e ci stiamo evolvendo ancora oggi. I ragazzi hanno una personalità molto forte e una propria voce. La mia fama è stata un trampolino per loro e sono molto felice che adesso ognuno di loro possa presentare il proprio progetto solista.

Qual è la tua posizione nei confronti delle possibilità che la rete e le varie piattaforme di streaming offrono?
È un’opinione contrastante. Da una parte risorse come Spotify sono incredibili perché puoi trovare praticamente tutta la musica che vuoi. Persino troppa! Forse proprio questa abbondanza disorienta chi come me è un po’ vecchio stile. Amo ancora entrare in un negozio di dischi dove conoscono i miei gusti e mi possono consigliare e proporre artisti che potrebbero interessarmi. D’altra parte poi c’è l’aspetto della retribuzione degli artisti, e onestamente il guadagno è praticamente nullo, non c’è paragone con i ricavi della vendita dei dischi tradizionali. E questo è un problema, perché per continuare a scrivere e sviluppare nuova musica hai bisogno di un minimo di guadagno per vivere. In una visione di lungo periodo quindi non penso che sia sostenibile, perché se l’artista non riuscirà a vivere della sua musica non avrà nemmeno il tempo per svilupparne di nuova.

Quale consiglio daresti a un giovane musicista che vuole intraprendere una carriera da professionista e vivere di musica?
Penso che sia lo stesso di sempre: devi credere in quello che stai facendo anche se attorno a te ti dicono che non vali molto. Continua a sviluppare la tua voce personale e prima o poi verrà a il pubblico vuole ascoltare, coltivare la propria arte e prima o poi essa verrà ascoltata. È molto importante, quando si è giovani soprattutto, suonare nei progetti e nelle formazioni più diverse, solo così sarà possibile trovare la propria strada. Attualmente i media propongono in continuazione nuova musica e nuovi artisti, ma penso che alla fine le voci forti sono destinate ad emergere.

 

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