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Orchestra Jazz Parthenopea:</br>Intervista a Pino Jodice e Giuliana Soscia

Orchestra Jazz Parthenopea:
Intervista a Pino Jodice e Giuliana Soscia

Il pianista Pino Jodice e la fisarmonicista Giuliana Soscia sono i fondatori dell’Orchestra Jazz Parthenopea, una big band che nasce a Napoli e che merita la nostra attenzione. Ne parliamo con i due fondatori.

Di Luciano Vanni

Come e quando avete deciso di fondare l’Orchestra Jazz Parthenopea?
Pino Jodice / Dopo circa trent’anni di esperienza come pianista, compositore, arrangiatore e direttore d’orchestra jazz in Italia e all’estero ho ricercato le mie origini e insieme a Giuliana Soscia, musicista con cui condivido vita sentimentale e molti progetti, tra gli altri nove CD e tanti concerti in giro per il mondo, cercando di valorizzare i grandissimi talenti che ci sono a Napoli.

Giuliana Soscia / Mi interesso di composizione fin da piccola, quando leggevo gli spartiti manoscritti di mio padre e sognavo di scrivere musica e suonare uno strumento; solo in seguito sono riuscita a studiare l’orchestrazione e la composizione per orchestra jazz. Naturalmente la lunga collaborazione artistica e la condivisione della vita con Pino mi hanno dato uno stimolo e una marcia in più e ho attinto molto dalla sua genialità e dalla sua esperienza. Io e Pino, per pura passione, abbiamo deciso di portare avanti questo importante progetto dell’Orchestra Jazz Parthenopea. Pino è napoletano emigrato a Roma, io invece sono alla ricerca delle mie origini: sono nata a Latina con origini tedesche, venete e laziali e ho vissuto a Faenza e Roma. Avendo entrambi nel cuore Napoli abbiamo pensato di costruire  un’orchestra con musicisti eccezionali e il riscontro è entusiasmante!

Che caratteristiche ha la vostra orchestra?
Pino Jodice / Ci distingue la ricca composizione e quindi la ricerca timbrica realizzata con cinque trombe, tre tromboni tenori, un trombone basso, una tuba, cinque sax più flauto e la sezione ritmica formata da pianoforte, contrabbasso, chitarra, batteria, percussioni e fisarmonica. Il riferimento è la possente orchestra di Stan Kenton, ma abbiamo alcuni strumenti particolari come la fisarmonica (che era presente nelle prime orchestre jazz) che regala invece un valore aggiunto e personale ed evidenzia la forte personalità e la solida preparazione di Giuliana. Abbiamo quindi una gamma sonora di grande ampiezza timbrica un po’ come le orchestre sinfoniche, e si aggiunge poi i musicisti napoletani hanno un suono personale ed originale e la terra di appartenenza traspare  in ogni nota suonata.
Il repertorio è in gran parte costituito dalla mia produzione orchestrale con composizioni e arrangiamenti di Giuliana che arricchiscono e sottolineano con una visione al “femminile” la scrittura per questo organico ancora poco “frequentato”, almeno in Italia, dalle donne. Una grande prova per Giuliana che sicuramente non deluderà gli ascoltatori: ben conosco la sua solida preparazione e la sua cultura musicale classica e soprattutto quella della musica contemporanea di cui è grande interprete.

Giuliana Soscia / Insisto anch’io sulla presenza della fisarmonica, il mio strumento. Pur essendo utilizzata all’epoca in Europa esclusivamente nella musica folk, negli Stati Uniti venne inserita già agli inizi del Novecento nella tradizione jazzistica: si può ascoltare già fin dai primi anni Dieci nei rulli di Ragtime, e fisarmonicisti collaboravano nelle orchestre di Duke Ellington, Earl Hines, Dizzy Gillespie, Benny Goodman e Stan Getz; purtroppo con il passare degli anni la fisarmonica nelle orchestre jazz non venne quasi più utilizzata. Nell’OJP questo strumento è un forte riferimento al passato e al futuro, e infatti mi sto battendo affinchè la fisarmonica jazz entri definitivamente anche nei Conservatori italiani!
Altro elemento caratterizzante è la presenza del percussionista-cantante Giovanni Imparato, conosciuto anche come percussionista storico dell’Orchestra Italiana di Renzo Arbore. Giovanni oltre ad esprimere tutta l’essenza partenopea tramite i suoi tamburi, le sue tammorre, le sue conchiglie e sonagli vari, interagisce con il suo canto a “fronne” / afro- cubano, contaminato con i tamburi della religione tradizionale yoruba cubana, di cui  è un vero specialista.

Quali obiettivi sociali, culturali e artistici vi siete posti?
Pino Jodice / Gli obiettivi sociali sono legati alla divulgazione del jazz orchestrale in questo momento storico di grande difficoltà per la crisi economica che ha duramente colpito proprio gli organici ampi. Quelli culturali sono di ricerca timbrica, di sperimentazione attraverso la nostra scrittura e di condivisione con tutti i musicisti che compongono l’orchestra. Abbiamo dei grandissimi musicisti e sono tutti grandi solisti, arrangiatori e compositori, ed essere seguiti da musicisti di questo spessore contribuisce ad arricchire tutti, è un continuo scambio di idee e soprattutto di stima e amicizia. Io la chiamerei vera “Socializzazione”. Quelli artistici sono legati alla creazione di materiale sempre più originale e al raggiungimento di un suono personale e riconoscibile dell’Orchestra e alla valorizzazione dei solisti che meritano di essere tali.

Giuliana Soscia / Gli obiettivi principali sono quelli di lasciare un’impronta artistica particolare, creare un’orchestra ricca di diversità timbriche e particolarità, fuori dalla norma, alimentata dalla creatività partenopea e soprattutto vedere l’orchestra come simbolo di unione, di ritrovo, di socializzazione, di interscambio culturale e musicale, di crescita! Un’orchestra ricopre indubbiamente una funzione fondamentale e importantissima sia all’interno della società, che in ambito puramente musicale jazzistico. L’obiettivo è naturalmente quello di favorire l’aggregazione, la convivenza, l’aiutare colui che rimane indietro e in difficoltà, nel bene comune di tutti.
L’individualismo accentuato, tipico della nostra epoca, viene smussato e l’orchestra sottolinea proprio questa esigenza, nell’era della solitudine e della mancanza di dialogo. L’orchestra jazz direi che è curativa per questa società così malata: la presenza delle improvvisazioni comporta anche un interplay maggiore, la creazione estemporanea e il rimodularsi in base alle novità improvvisative del solista di turno. L’orchestra jazz ha un’altra ricchezza in questo momento storico soprattutto in ambito jazzistico o almeno in Italia: l’utilizzo degli strumenti a fiato e in particolare gli ottoni (trombe e tromboni) è nato per lo più da una cultura popolare che vedeva in ogni paese la banda, che avvicinava tanti giovani ad affrontare lo studio di questi strumenti. Con l’orchestra jazz si crea un interesse verso questi strumenti che stanno cadendo in disuso, non avendo in ambito classico sinfonico una grande rilevanza solistica, e come ho spiegato poc’anzi in una società competitiva dove tutti vogliono essere solisti, questi strumenti stanno scomparendo; basti guardare le classi di tromba e trombone dei Conservatori.

Quali problemi avete riscontrato nella gestione dell’orchestra? Cosa pensi possa essere utile per dare continuità a questo lavoro?
Pino Jodice / I problemi sono come sempre di natura economica: devi investire tutto quello che hai sapendo che l’unica cosa che rientrerà è la gioia di fare musica di grande qualità e ascoltare quello che hai scritto. È come vedere nascere un figlio: pazzesca l’energia che ti arriva, l’emozione che provi all’ascolto, perché un brano suonato bene cancella ogni ricordo del fatto che ti ritrovi senza un euro in tasca; ma ne vale la pena, almeno inizialmente, poi le cose – crisi permettendo – possono anche cambiare. Per dare continuità a questo lavoro abbiamo cercato innanzitutto di istituzionalizzare l’orchestra con il patrocinio della Città di Napoli, che abbiamo ottenuto senza alcun problema: per il resto bisogna attendere gli eventi nazionali. Per fortuna scrivo e collaboro con tantissime orchestre nazionali e internazionali e questo mi ha permesso di scrivere per Branford Marsalis, Gary Burton, John Scofield, Michel Portal, Mike Stern e tanti altri, ricevendo riscontri straordinari sia di pubblico che di critica. Questo per me significa poter  lavorare e quindi ottenere entrate dignitose che mi permettono di reinvestire sui progetti che mi stanno a cuore. L’orchestra è la prima risorsa su cui io e Giuliana stiamo investendo oltre ai nostri personali progetti, che però richiedono meno impegno  perché̀ si reggono solo sulla nostra partecipazione.

Giuliana Soscia / Quello che stiamo vivendo, in Italia, è un momento di grave crisi economica e culturale. Bisogna rimboccarsi le maniche e andare anche controcorrente: mentre chiudono alcune storiche orchestre sinfoniche, noi cerchiamo di far nascere delle nuove realtà. Il jazz dovrà trovare una sua collocazione importante negli enti lirici e sinfonici italiani, così come si sta tentando nei Conservatori: sempre più giovani musicisti si avvicinano allo studio di questo stile, trovando in questo genere musicale più libertà d’espressione e un linguaggio più vicino ai nostri tempi e  multietnico, che rispecchia in pieno la nuova era e le nuove esigenze.

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