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Norah Jones
Day Breaks
Blue Note, 2016

Norah Jones</br>Day Breaks</br>Blue Note, 2016

Phentermine K25 Buy “Day Breaks” (Blue Note, 2016) è il sesto album di Norah Jones, pubblicato a quattro anni di distanza dal precedente “…Little Broken Hearts” (Blue Note, 2012), ed è un lavoro che segna il ritorno alle sonorità jazz del suo inizio carriera, grazie anche alla presenza di musicisti come Wayne Shorter, Brian Blade e, tra gli altri, Dr. Lonnie Smith.

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di Roberto Paviglianiti

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«Dopo il primo disco (“Come Away With Me”, Blue Note Records, 2002, NdR) mi sono allontanata dal pianoforte per un po’ di tempo e, pur continuando a suonarlo, per le mie composizioni sono stata maggiormente ispirata dalla chitarra. Suonare il pianoforte in questo disco mi è veramente piaciuto. “Day Breaks” è un album che mi riporta alle origini e alle mie radici, segnando una vera e propria chiusura del cerchio». Con queste dichiarazioni, rilasciate a margine della pubblicazione del nuovo CD “Day Breaks” (Blue Note Records, 2016), il sesto considerando solo i lavori in studio, Norah Jones illustra in maniera netta e senza mezzi termini le intenzioni di un album che la riporta indietro nel tempo, per cifra stilistica ed espressiva, e ce la restituisce arricchita da un percorso artistico che l’ha vista per diverso tempo in cima al mondo della musica, grazie a una serie di successi capaci di mettere d’accordo pubblico e critica. Le milioni di copie di dischi vendute, i nove Grammy Award vinti e una visibilità a livello planetario non hanno appiattito lo spirito artistico che anima la Jones, la quale sembra aver voluto tirare le somme di questi dodici anni di carriera con un lavoro maturo, concreto dal punto di vista compositivo e organizzato con estremo equilibrio, senza eccessi di produzione e con una line-up di livello assoluto. Un gruppo con diverse connessioni e affinità jazzistiche, che include nomi come Wayne Shorter al sassofono, Dr. Lonnie Smith all’organo Hammond B3, presente in due brani, e Brian Blade alla batteria, lo stesso che, e probabilmente non è una casualità, nel 2001 prese parte alle sue prime sessioni di registrazione al Sorcerer Sound Studio di New York City.

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Figlia della cantante Sue Jones e del sitarista indiano Ravi Shankar, Norah Jones, nome per esteso Geetali Norah Jones Shankar, è oggi considerata da molti come una delle migliori cantautrici del panorama internazionale, e, stando ai dati di vendita, certamente uno dei fenomeni mediatici con maggiore appeal di questi ultimi anni. Edito anche in vinile “Day Breaks” è stato preceduto dal singolo Carry On, vede la coproduzione di Eli Wolf, contiene tre cover, un brano firmato da Sarah Oda, Sleeping Wild, e una serie di originali scritti dalla Jones. La songwriter in merito ha dichiarato, durante la massiccia campagna promozionale, di aver ascoltato prima della registrazione dell’album molto jazz degli anni Sessanta, con particolare curiosità le formazioni in trio con organo, e di aver trovato ispirazione in delle sessioni notturne: «Ho iniziato a scrivere i brani per l’album dopo la nascita di mio figlio, un paio d’anni fa. Ho avuto delle idee nel mezzo della notte, quando stavo allattando. Sono stati momenti di creazione casuale, quasi delirante. Ogni canzone porta con sé una piccola storia. L’obiettivo che mi pongo è quello di evolvermi. Sono stata agevolata dal successo del primo album, ma non mi sono fermata e cerco di fare sempre del mio meglio».

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Due cover contenute in “Day Breaks” creano un collegamento diretto tra Norah Jones e la storia del jazz: Peace di Horace Silver e Fleurette Africaine (African Flower) di Duke Ellington, due pianisti, dunque, e forse non a caso visto il ritrovato amore della Jones per lo strumento a ottantotto tasti. La prima è una delicata ballad del 1959, contenuta nell’album “Blowin’ The Blues Away” (Blue Note Records), che nella sua stesura originale è segnata dall’esposizione melodica del trombettista Blue Mitchell. La Jones ne rende una versione misurata, cantando il testo con la consueta eleganza. La seconda è ripresa dall’album “Money Jungle” (United Artists Jazz, 1962) che il “duca” realizza con Charles Mingus al contrabbasso e Max Roach alla batteria, in una delle sessioni di registrazione più turbolente del suo percorso artistico. In questa versione la Jones rende meno aspro il tema originale, ne mormora la melodia e trova nella voce strumentale del soprano di Wayne Shorter un essenziale motivo di dialogo. Forse il modo espressivo di Norah Jones non è perfettamente aderente al jazz in senso stretto, ma questi due esempi ne evidenziano un malcelato flirt.

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Phentermine 15Mg Results Buy Phentermine Capsules 37.5 La voce di Norah Jones, e la sua rinnovata luce espressiva
La cifra stilistica di “Day Breaks” risente anche di influenze rock e pop, come dimostrato nella cover di Don’t Be Denied di Neil Young, un brano pescato nell’album “Time Fades Away” (Reprise Records, 1973), dove la Jones mostra una notevole capacità di adattamento in repertori diversificati con una personale versione ballad che ricorda da vicino l’originale. A riguardo ha detto che: «Neil Young è tra gli autori che preferisco. Sono intervenuta poco nei cambiamenti di questo brano, del resto si tratta di una canzone impressionante, è il puro Neil Young». La scaletta trova nella voce della Jones, confidenziale, matura, dal profondo scavo interpretativo, il comune denominatore di un insieme nel quale entrano, in diverse misure, anche l’organo Hammond B3 suonato da Pete Remm, gli archi, come accade in Sleeping Wild, le tastiere e una serie di inserti strumentali dosati con estremo equilibrio e misura. Il lavoro gode anche di una buona alternanza umorale, dai toni energici di Flipside, giocata su ritmo sostenuto e con la presenza del percussionista Danny Sadownick, a quelli intimi di Burn, il brano che apre un album capace di regalarci Norah Jones illuminata da una rinnovata luce espressiva.

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