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«Un individuo è un fascio di relazioni, un nodo di radici, il cui fiore e il cui prodotto è il mondo»

Ralph Emerson

Egregi lettori del mio blog, con imperdonabile ritardo torno ad aggiornare la mia colonna. Mi piacerebbe produrmi in scene degne di John Belushi vs. Carrie Fisher ne I Blues Brothers, evocando maledizioni bibliche e disavventure varie a mia discolpa, ma la verità è che preso da mille cose diverse, tra la gestione del sito che ci ospita, le lezioni di musica, la pubblicazione del libro The Taiwan Travel – che verrà presentato con un mio concerto il 19 maggio presso il Circolo dei Lettori di Torino al quale siete tutti invitati – e molte altre cose ancora, non sono riuscito a organizzarmi bene. Spero da ora di riprendere i nostri appuntamenti con più regolarità.

I più attenti si ricorderanno che obiettivo dichiarato di queste mie elucubrazioni era capire dove sta andando il mondo della musica nell’era di internet, dello streaming e di Youtube e affini.

Ho avuto la possibilità di intervistare recentemente due artisti che adoro, Ben Allison e Duval Timothy; vi invito a leggere entrambe le interviste:

Ben > http://www.jazzit.it/layers-of-the-cityintervista-a-ben-allison/

Duval > http://www.jazzit.it/sen-amintervista-a-duval-timothy/

Allison consiglia di elaborare strategie per ogni tipo di supporto, e di usare le nuove tecnologie evitando di esserne usati; mentre la riflessione di Timothy sull’accesso al web fortemente mirato e ghettizzato mi sembra condivisibile in toto.

Devo anche dirvi che l’occasione di dialogare con Allison è stata la mia trascrizione di un suo brano tratto dal suo ultimo disco: Magic Numbers, che apre Layers Of The City. Ho poi postato la trascrizione su facebook, e dopo pochi minuti il nostro ha commentato il tutto.

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Mi sembra un modo abbastanza divertente di entrare in contatto con le persone attraverso un social network. Molto simile l’approccio con Timothy; letto del suo album sul Guardian, che ha una rubrica di jazz ottima e ben gestita, l’ho ascoltato intrigandomi subito e scrivendogli poco dopo, inaugurando così un divertente rapporto epistolare.

In ultimo ho di recente conosciuto questa bellissima etichetta francese, Jazz&People, che mi ha mandato l’ultimo disco di Romain Pilon, titolato Copper. Molto bello, anche in questo caso non ho potuto esimermi dal trascrivere un brano che mi ha intrigato: vi dirò come finirà, ma credo che arriverà una intervista a breve.

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Credo che questa facilità e velocità nel relazionarsi, anche professionalmente, usando i social network, sia uno strumento efficacissimo se usato bene, e quindi in un certo senso una delle domande di partenza potrebbe avere questa risposta: dove andrà la musica nell’era di internet? Non ne ho la minima idea, ma se riuscite a muovervi e relazionarvi velocemente con le menti migliori, sicuramente farete cose più interessanti.

A presto!

 

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