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Nicola Angelucci
Faccio quello che amo
Jazz Life

Nicola Angelucci</br>Faccio quello che amo</br>Jazz Life

Nome e cognome Nicola Angelucci
Data e luogo di nascita Guardiagrele (CH), 10 luglio 1979
Strumento batteria

di Luciano Vanni

Quali caratteristiche ha la tua attività professionale? Che cosa distingue il tuo lavoro da quello degli altri?
Nulla di così specifico, faccio quello che amo e che sempre ho voluto fare dall’età di sei anni, cioè il musicista: suono la batteria, scrivo musica… sono felicissimo! Questa è anche la differenza tra il mio e tanti altri lavori!

Quali obiettivi sociali, culturali e artistici ti sei posto?
Voglio continuare a fare quello che faccio con onestà e sincerità, aspirando sempre al meglio. La cosa che non vorrei mai fare è “prendere in giro” qualcuno con il mio lavoro.

Come gestisci la tua carriera? Hai un team che ti affianca o sei da solo?
Con alcuni progetti ho dei team fantastici al mio fianco, con altri sono solo, ma grazie a Dio me la cavo in entrambi i casi!

Quali problemi hai riscontrato nel corso della tua carriera? Che cosa ti piace di più del tuo mestiere? E che cosa, di meno?
Problemi soprattutto all’inizio, i primi due, tre anni, dopo essere andato via dal mio paesino in Abruzzo, sono stati durissimi ma poi tutto è filato e sta filando liscio! Quello che mi piace di più è il mio mestiere, quello che mi piace di meno è l’idea di partire, ma una volta svegliato, fatta la valigia e salito in treno o aereo, tutto passa.

Come ti poni davanti al mercato internazionale? Lo consideri un’opportunità rilevante? Come ti stai muovendo? Hai già avuto esperienze positive? Quanto incide, nella tua economia, il mercato internazionale?
Purtroppo da leader non ho ancora tantissimi rapporti internazionali, diversamente dalla mia attività da sideman nella quale riscontro spesso, andando a suonare molto di frequente in Europa anche con musicisti americani, molte esperienze e opportunità positive.

A fianco alla tua attività artistica, ne affianchi anche altre (promoter, direttore artistico, booking agency, didatta, autore di libri-metodi)?
Sì, nei limiti del possibile lo faccio, anche se durante il giorno dovrei fare troppe cose (studiare, scrivere musica, suonare, viaggiare) e spesso le ventiquattro ore non bastano.

Dedichi tempo, professionalmente, ai social? E se sì, quanto tempo e su quali social (Facebook, Twitter, Instagram)? Quanto pensi siano rilevanti ai fini della tua notorietà e della tua professione? Hai una pagina personale/privata e una artistica/pubblica? Come gestisci la tua comunicazione all’esterno? Fai attenzione a non parlare di politica, calcio, vita privata, oppure ti senti libero di scegliere linguaggi e argomenti?
Sì, ho un sito e una pagina official ma spesso mi limito anche nelle pagine private dei social a parlare del mio lavoro e delle mie attività professionali/artistiche. Non amo molto mettere la mia vita privata sui social, li prendo con le pinze e mi sta bene così.

Che strategia adotti per promuovere la tua attività? Cerchi di instaurare rapporti diretti con giornalisti, promoter, discografici, manager?
Cerco di avere rapporti con tutte le categorie su citate, sempre rispettando sia loro sia i miei colleghi, ma spesso da parte di giornalisti, promoter, discografici non arrivano risposte! Mi piacerebbe che ci fossero, anche se negative! Questo ahimè è un problema più che altro italiano…

Che cosa ne pensi della promozione artistica applicata ai video? Investi risorse nella realizzazione di teaser, videoclip, riprese live? Hai un tuo canale YouTube?
Sì, ho un canale YouTube e anche sul mio sito sono presenti dei video, ma come dicevo prima sui social preferisco generalmente non esagerare, con tutto.

Quanto tempo dedichi all’aggiornamento del tuo web? Lo ritieni ancora uno strumento valido?
Assolutamente sì, ho delle persone che si occupano di tanto in tanto di sistemare il mio web e poi io più di frequente lo aggiorno.

In che stato economico versa il jazz italiano, dal tuo punto di vista? Che cosa funziona e che cosa no?
Lo stato economico versa in condizioni abbastanza pessime secondo me e il problema principale è che in un paese che potrebbe quasi vivere esclusivamente di cultura si fa il possibile per non metterla in luce.

Che cosa ne pensi di ciò che sta accadendo nella discografia? Ha ancora senso parlare di cd?
Purtroppo ha senso sempre meno con l’avvento di tutte le piattaforme digitali e video, anche se per ora continua a essere il supporto fisico più funzionale secondo me. Ormai si vendono quasi solo ai concerti e per venderne tanti, devi fare tanti concerti (da leader chiaramente). Rimane comunque un ottimo biglietto da visita, che però se finisce nelle mani sbagliate diventa solo un “biglietto” sprecato.

Hai dei modelli che riconosci di qualità non tanto sul fronte artistico ma su quello del music business?
Wynton Marsalis. Fortunatamente ho avuto a che fare con lui suonandoci un paio di volte e visitando l'”impero” che ha creato a New York; mi sono reso conto che è l’esempio vivente del giusto connubio tra musica suonata e music business.

Ritieni che un musicista abbia anche un ruolo sociale, oltreché artistico? E se sì, in quale direzione?
Non possiamo far finta di nulla, una volta che si sale su un palco si è davanti a tante persone ed esposti automaticamente anche a un ruolo sociale. La direzione la fa ognuno di noi con il suo carattere, la sua sensibilità e la sua umiltà.

Se tu avessi un ruolo politico rilevante, quali interventi adotteresti per migliorare la cultura e il music business specificatamente relativo alla musica jazz?
Cercherei di andare un pochino controcorrente, chiaramente bilanciando le cose, il “mi piace vincere facile” cercherei nei limiti del possibile di evitarlo.

Se tu avessi un ruolo manageriale rilevante (promoter, discografico, editore, manager) in questo ambiente, come ti comporteresti?
Prima di tutto cercherei di “ascoltare” (non solo musicalmente) tutti e dedicherei tantissimo tempo a imparare il rispetto verso le persone che mi si pongono davanti indistintamente dal tornaconto personale o dalla popolarità, e investirei non solo sulle cose sicure. Così sono bravi tutti!

Come ti vedi, professionalmente parlando, tra dieci anni?
Vorrei continuare a fare quello che faccio e che ho sempre fatto… sono molto felice! Vorrei continuare a crescere “da leader”, portare in giro un po’ di più la mia musica e i miei progetti.

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