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Nico Morelli </br>Patrimonio popolare e nuovi linguaggi</br>Jazz Life
Photo Credit To Leonardo Schiavone

Nico Morelli
Patrimonio popolare e nuovi linguaggi
Jazz Life

Nome e Cognome: Nico Morelli
Data e luogo di nascita: Taranto, 28 dicembre 1965.
Strumento: pianoforte
Web: www.nicomorelli.com

Che caratteristiche specifiche ha la tua attività professionale? Cosa distingue il tuo lavoro dagli altri?
Sono un musicista performer, faccio concerti a mio nome o come collaboratore in diversi tipi di formazioni.

Quali obiettivi sociali, culturali e artistici ti sei posto?
Sociali: ho cercato di sviluppare la conoscenza del jazz nella mia città attraverso organizzazione di concerti, workshop, stampa.
Artistici: ho realizzato diverse opere, alcune vicine al linguaggio tradizionale del jazz, altre di messa in valore del patrimonio della musica popolare della mia terra, altre di ricerca di nuovi linguaggi legati al jazz attraverso l’uso di strumentazioni insolite per questa musica.

Come gestisci la tua carriera? Hai un team che ti affianca o sei da solo?
Ho un team.

Quali problemi hai riscontrato nel corso della tua carriera? E cosa ti piace di più del tuo mestiere? E cosa, di meno?
In generale il jazz è una musica “povera”, nel senso che rispetto ad altre musiche ha meno mezzi per promuoversi. Di conseguenza il problema più evidente che noto è quello relativo alla visibilità, anche se possono esserci delle eccezioni per qualcuno. La cosa che mi piace meno è che l’artista deve provvedere a questa “mancanza” di mezzi, sapendo che la strada è sicuramente più in salita rispetto ad artisti di genere rock, pop o altro. Quel che mi piace di più sono tutti gli altri aspetti, in particolare quello relativo alla performance.

A fianco della tua attività artistica ne affianchi anche altre [promoter, direttore artistic, booking agency, didattica, autore di libri-metodi didattici?
Si, un po’ tutto questo in maniera più o meno regolare.

Dedichi tempo, professionalmente, ai social? E si quanto tempo e su quali social [facebook, twitter, instagram, etc]? Quanto pensi siano rilevanti ai fini della tua notorietà e della tua professione? Hai una pagina personal/privata e una artistica/pubblica? Come gestisci la tua comunicazione all’esterno? Fai attenzione a non parlare di politica, calcio, vita privata, etc … oppure ti senti libero di scegliere linguaggi e argomenti?
Sì, dedico tempo. Non riesco a stabilire esattamente quanto, forse un’ora al giorno. Riguardo la mia notorietà un piccolo aiuto l’ho rilevato, anche se penso che i social network ancora non arrivino alla forza della stampa ufficiale. Su Facebook ho pagina una privata e pubblica. Mi sento abbastanza libero di scegliere linguaggi e argomenti, anche se raramente parlo di politica.

Che strategia adotti per promuovere la tua attività? Cerchi di instaurare rapporti diretti con giornalisti, promoter, discografici, manager, etc?
Sì, prediligo rapporti diretti.

Cosa ne pensi della promozione artistica applicata ai video? Investi risorse nella realizzazione di teaser, videoclip, riprese live? Hai un tuo canale youtube?
Sì, uso anche i video per promuovermi ed ho un canale youtube.

Quanto tempo dedichi all’aggiornamento del tuo web? Lo ritieni ancora uno strumento valido?
Aggiorno abbastanza puntualmente il mio sito. Ho appurato che è utile, così come i social network e tutto il resto. Ritengo utili tutti gli strumenti promozionali, sebbene ormai siano tanti ed è difficile star dietro a tutti.

In che stato economico versa il jazz italiano, dal tuo punto di vista? Cosa funziona, e cosa non funziona?
Dal punto di vista economico non riesco a rendermi conto. Dal punto di vista dell’identità posso dire che il jazz italiano ne ha una molto forte all’estero, fenomeno che forse non accade per altre nazioni. Funziona il fatto che sono tanti i musicisti e non-musicisti che pieni di iniziativa si fanno promotori e organizzatori di attività varie. L’iniziativa personale è tanta ed è grazie a questa che ci sono dei risultati. Quel che non funziona è proprio che a questa iniziativa personale non fa da contraltare una regolamentazione pubblica da parte di organismi istituzionali come accade in altre nazioni europee.

Cosa ne pensi di ciò che sta accadendo nella discografia? Ha ancora senso parlare di CD?
Il mercato discografico è in grande crisi. Stiamo tutti aspettando la fase successiva a quella del CD che tarda però ad arrivare e che ancora è difficile da individuare.

Come ti poni davanti ai finanziamenti pubblici dirottati ai festival? Pensi siano utili? Pensi che siano un ‘doping’ ai danni dei contribuenti oppure di fondamentale importanza sociale e culturale? Cosa significa secondo te ‘investimento pubblico in cultura’?
Penso che siano utili. Accanto anche ad altro tipo di finanziamento pubblico o privato che sia. “Investimento pubblico in cultura” per me non ha molto senso. Quello che ha senso è invece l’idea che le istituzioni capiscano che le attività artistiche da offrire al cittadino hanno la stessa importanza di tutti gli altri investimenti (opere pubbliche, sanità, scuola ecce cc) e che sia importante diversificarne l’offerta riguardo; nel caso della musica finanziare i diversi generi musicali.

Ritieni che un musicista abbia anche un ruolo sociale, oltreché artistico? E se sì, in quale direzione?
La musica, in quanto arte, ha un ruolo primordiale, basico, che è quello di accomunare tutte le persone che vogliono utilizzare lo stesso linguaggio per comunicare. Di conseguenza può servire come aggregatore delle persone. Già solo questo spiega quanto la figura del musicista possa essere di funzione sociale.

Se tu avessi un ruolo politico rilevante, quali interventi adotteresti per migliorare la cultura e il music business specificatamente relativo alla musica jazz?
Come dicevo prima, mi adopererei al fine di stabilire una regolamentazione ufficiale nazionale per il finanziamento della musica diversificando in maniera equa tutti i generi musicali in tutte le città. Creare un fondo nazionale obbligatorio, costante e trasparente di finanziamento alle attività artistiche musicali. Esattamente ripristinando i ministeri artistici/musicali che stanno chiudendo.

Se tu avessi un ruolo manageriale rilevante [promoter, discografico, editore, manager, etc.] in questo ambiente, come ti comporteresti?
Penso sia la domanda più difficile di tutte. Non so al momento come rispondere.

Come ti vedi, professionalmente parlando, tra dieci anni?
Non lo so. Da qualche tempo vivo abbastanza alla giornata. So che dovrei programmare di più la mia attività, ma una programmazione la si può fare in un sistema magari capillare e formato da tante strutture che funzionano… e non mi sembra di vivere in questo tipo di dimensione. Almeno oggi la penso così. Mi piacerebbe fra dieci anni poterla pensare diversamente.