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Mimmo Langella</br> La buona musica</br> Jazz Life

Mimmo Langella
La buona musica
Jazz Life

4 gennaio 2017

Nome e cognome: Mimmo Langella.

Data e luogo di nascita: 29/10/1968, Napoli.

Strumento: chitarra.

Web: www.mimmolangella.it
www.facebook.com/MimmoLangellaMusic
www.youtube.com/MimmoLangella

Che caratteristiche specifiche ha la tua attività professionale?
Sono attivo un po’ in tutti gli ambiti della professione musicale; nel campo della didattica, insegno da quando avevo diciassette anni; ho un mio progetto musicale di funk jazz strumentale che ho iniziato nel 2000 con il quale ho realizzato tre dischi, “The Other Side” (2002), “Funk That Jazz” feat. Scott Henderson (2008) e “Soul Town” (2012). Come turnista, tra le altre cose, ho suonato in orchestra in diverse trasmissioni televisive sia in RAI sia a Mediaset, ho partecipato a spettacoli teatrali e dal 1996 collaboro stabilmente con Nino D’Angelo; insomma, sono attivo sia in ambito pop sia jazz. Inoltre, collaboro con la rivista per chitarristi Axe sin dal 1995!

Come si distingue il tuo lavoro dagli altri? 
Amo sia il pop sia il jazz, e tutta la musica nera: questo mi ha dato la possibilità di affrontare diversi generi nell’arco della mia carriera, senza fare danni! Sono un perfezionista, impiego più tempo degli altri per portare a termine un nuovo lavoro, mi ci dedico anima e corpo, alla fine sono stremato!

Come è cambiato il tuo mestiere, davanti ai tuoi occhi, nel corso degli anni?
La rete ha cambiato un po’ tutto; ci s’incontra di meno, tutti hanno uno studio di registrazione a casa. Oggi forse si producono più dischi, ma non interessano più a nessuno! Prima si suonava di più dal vivo, c’era più interesse per i concerti; c’erano più lezioni private, ora le scuole di musica e i conservatori hanno preso il sopravvento.

Quali obiettivi sociali, culturali e artistici ti sei posto?
Nessuno in particolare, cerco solo di fare meglio possibile il mio lavoro di musicista e didatta. Mi piacerebbe diffondere un po’ di più il funk jazz nel nostro paese, ma è dura!

Come gestisci la tua carriera? Hai un team che ti affianca o sei da solo?
Tutto da solo, ho un mio editore discografico, nient’altro!

Quali problemi hai riscontrato nel corso della tua carriera? Che cosa ti piace di più del tuo mestiere, e cosa di meno?
Il problema principale è quello di affermarsi senza scendere a compromessi, con il proprio “suono”, con la propria musica; il mercato sembra prediligere il jazz acustico, le formazioni che suonano gli standard e quelle con gli special guest.
Mi piace stare sul palco, suonare dal vivo la mia musica con i miei musicisti. Non amo fare lezione di chitarra ai ragazzi svogliati e poco musicali, e purtoppo oggi nelle scuole di musica private ce ne sono tanti.

Come ti poni davanti al mercato internazionale? Lo consideri un’opportunità rilevante? Come ti stai muovendo? Hai già avuto esperienze positive? Quanto incide, nella tua economia, il mercato internazionale?
È sicuramente una grande opportunità; tramite il sito specializzato Guitar Nine, in passato ho venduto copie dei miei primi due dischi in tutto il mondo, ma con l’avvento della distribuzione digitale la vendita del supporto fisico ormai avviene solo ai concerti. I compensi per le royalties e i diritti della vendita digitale e dello streaming sono irrisori.

Parallelamente alla tua attività artistica ne affianchi anche altre [promoter, direttore artistic, booking agency, didattica, autore di libri-metodi didattici]?
Quelle di turnista e didatta, e ho in programma di realizzare una serie di libri didattici, uno è già quasi terminato. Ora, però, la produzione del mio quarto disco ha la priorità assoluta; siamo quasi pronti per entrare in studio di registrazione.

Dedichi tempo, professionalmente, ai social? E se sì, quanto tempo e su quali social (Facebook, Twitter, Instagram)? Quanto pensi siano rilevanti ai fini della tua notorietà e della tua professione? Hai una pagina personale/privata e una artistica/pubblica? Come gestisci la tua comunicazione all’esterno? Fai attenzione a non parlare di politica, calcio, vita privata oppure ti senti libero di scegliere linguaggi e argomenti?
Sì, oggi i social portano via un bel po’ di tempo! Su Facebook ho una pagina artista e un profilo privato; su quest’ultimo talvolta mi capita di parlare anche di politica, ma ho capito che sui social non c’è spazio per confronti sereni e costruttivi, si arriva spesso allo scontro verbale e mi sono un po’ stufato. D’ora in poi parlerò solo di musica e qualche altra frivolezza, non mi sembra il posto giusto per affrontare certi argomenti. La mia vita privata la tengo fuori dai social, niente foto dei miei familiari né di mio figlio. Tuttavia, credo che Facebook mi abbia aiutato a diffondere di più il mio nome e la mia musica e a trovare e gestire più facilmente i contatti per la mia attività live e le mie lezioni private.

Che strategia adotti per promuovere la tua attività? Cerchi di instaurare rapporti diretti con giornalisti, promoter, discografici, manager, etc? 
Esatto, è tutto gestito personalmente da me!

Cosa ne pensi della promozione artistica applicata ai video? Investi risorse nella realizzazione di teaser, videoclip, riprese live? Hai un tuo canale youtube?
Penso sia una gran cosa, dovrei darmi da fare, ma sono un po’ pigro e perfezionista, il risultato è che alla fine produco poco o niente. In linea generale, produco qualcosa solo in prossimità dell’uscita di un nuovo disco, altrimenti mi concentro sul lavoro quotidiano, quello con cui mi guadagno da vivere. Ho un mio canale YouTube dove ci sono un po’ di cose che ho realizzato negli anni.

Quanto tempo dedichi all’aggiornamento del tuo web? Lo ritieni ancora uno strumento valido?
Pochissimo tempo, lo aggiorno solo per gli eventi live, i seminari, ecc. Credo che oggi i siti web siano un po’ obsoleti, la gente preferisce i social dove è anche protagonista.

In che stato economico versa il jazz italiano, dal tuo punto di vista? Cosa funziona, e cosa non funziona? 
Mah, le solite cose, i soliti nomi, i soliti festival, i soliti agganci, in una parola: l’Italia. Più che essere bravo, che comunque conta, devi saperti muovere. In questo mi ritengo un po’ un outsider: mi piace suonare con i miei musicisti, portare la mia musica, e non sono un buon adulatore. Ma non me ne rammarico: sono contento di fare il musicista, ogni quattro, cinque anni produco un mio nuovo disco e va bene così!

Cosa ne pensi di ciò che sta accadendo nella discografia? Ha ancora senso parlare di CD?
Il supporto fisico secondo me è morto e anche la discografia in ambito jazzistico, non c’è più alcun mercato, sono rimasti solo il download illegale e lo streaming. Le vendite digitali mi sembrano poca roba nel nostro ambito, anche perché l’offerta è enorme e se un ascoltatore cerca il tuo disco e non lo trova, ha a sua disposizione in streaming centinaia di artisti simili da poter ascoltare, gratis!

Hai dei modelli specifici che riconosci “di qualità” non tanto sul fronte artistico ma su quello del music business?
I più giovani sono bravi in questo, hanno tempo ed energie da spendere. Luca Aquino mi sembra si muova piuttosto bene.

Come ti poni davanti ai finanziamenti pubblici dirottati ai festival? Pensi siano utili? Pensi che siano un ‘doping’ ai danni dei contribuenti oppure di fondamentale importanza sociale e culturale? Cosa significa secondo te ‘investimento pubblico in cultura’?
Uhm, sono contrario ai finanziamenti pubblici, ci sono altre priorità nel nostro paese, la cultura sopravvivrà lo stesso. Negli anni sono spuntati festival dappertutto e io mi chiedo: perché?

Ritieni che un musicista abbia anche un ruolo sociale, oltreché artistico? E se sì, in quale direzione?
Sì, quello di educare al bello, di avvicinare le persone all’arte.

Se tu avessi un ruolo politico rilevante, quali interventi adotteresti per migliorare la cultura e il music business specificatamente relativo alla musica jazz?
Finanzierei dei progetti validi, sale da concerto, conservatori privati, sosterrei le iniziative dei privati che intendono investire nella cultura. I conservatori privati in Italia sono due, il “Saint Louis College of Music” a Roma e “Siena Jazz | Accademia Nazionale del Jazz” a Siena, farei sicuramente di più; per me ogni grande città dovrebbe averne uno.

Se tu avessi un ruolo manageriale rilevante [promoter, discografico, editore, manager, etc] in questo ambiente, come ti comporteresti?
Cercherei di favorire il merito e le nuove leve, dando spazio, per quanto possibile, un po’ a tutti!

Come ti vedi, professionalmente parlando, tra dieci anni?
Male, molto male! Ahahah… davvero non so dirti, spero solo di essere in buona salute e ancora capace di suonare la mia chitarra per creare della buona musica.

 

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