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Metodo pratico di pianoforte jazz complementare</br>Parla Virginio Aiello
Photo Credit To Pino Curtale

Metodo pratico di pianoforte jazz complementare
Parla Virginio Aiello

Intervistiamo il pianista Virginio Aiello in occasione dell’uscita del suo Metodo pratico di pianoforte jazz complementare pubblicato dalla Map Edizioni.

di Luciano Vanni

Innanzitutto, raccontaci di te e come, quando e perché nasce l’idea di questo metodo.
Ho una formazione musicale di estrazione prevalentemente classica iniziata da giovanissimo con lo studio della fisarmonica e del pianoforte, e più tardi convertitasi in un forte interesse per la musica improvvisata. Sono diplomato in Pianoforte e Musica Jazz presso il Conservatorio S. Giacomantonio di Cosenza e successivamente ho conseguito il biennio specialistico in Musica Jazz a indirizzo compositivo. Attualmente insegno pianoforte jazz complementare presso il Conservatorio di Musica di Cosenza e sono docente di  pianoforte presso le scuole secondarie di primo grado a indirizzo musicale. Mi sono sempre interessato alla musica a 360 gradi, in qualità di esecutore, compositore, arrangiatore, spaziando dalla classica alla contemporanea, dal jazz al tango. Tra l’altro quest’anno è uscito il mio disco “El Barrio” dedicato proprio al tango. La didattica mi ha sempre appassionato e questo metodo nasce dall’esigenza di fissare su carta tutte le mie esperienze di docente accumulatesi in tanti anni di insegnamento.

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Ci spieghi come è stato strutturato questo volume?
Il volume si articola essenzialmente in tre parti. La prima è dedicata alla tecnica pianistica di base, attraverso esercizi di articolazione, indipendenza delle dita, passaggio del pollice, scale maggiori e minori. La seconda tratta invece vari argomenti di armonia funzionale attraverso l’uso delle triadi, degli accordi di settima, con rispettivi rivolti, della pratica delle cadenze II-V-I e di opportuni esercizi sui modi. L’ultima parte, con un’appendice dedicata all’improvvisazione, consiste nell’applicazione creativa del bagaglio tecnico-teorico acquisito attraverso la costruzione di opportune esecuzioni di standard jazz e blues.

La letteratura didattica jazz per pianoforte è oramai ricca e abbondante: cosa distingue il tuo metodo?
È vero, negli ultimi anni la didattica jazz ha visto un proliferare di pubblicazioni inerenti la materia. Il mio metodo è innanzitutto un lavoro scritto in italiano e non una traduzione di un testo già pubblicato in altre lingue. È pensato per un’utenza che studia nelle istituzioni italiane, quindi tiene conto dei programmi di studio dei corsi di conservatorio e licei musicali. Nel volume ho poi voluto cercare una via di collegamento tra lo studio classico e quello jazzistico, attraverso la scrittura dei vari esercizi  applicati all’armonia jazz. È un testo utile anche ai pianisti classici che non hanno mai avuto un approccio al jazz in quanto strutturato come un testo di tecnica pianistica, funzionale però all’apprendimento graduale del linguaggio jazzistico.

Quali sono gli obiettivi primari che ti sei posto?
L’obiettivo primario è stato quello di  proporre agli studenti una formazione ben strutturata e organizzata per livelli di difficoltà al fine di conferire adeguate competenze tecnico-teoriche per l’ingresso ai corsi di Alta Formazione Artistica e Musicale. Mi ha interessato soprattutto predisporre  un percorso semplice e graduale in cui anche il neofita potesse approcciarsi alla materia. Il libro infatti parte dalla tecnica base del pianoforte quale l’articolazione, la postura, il passaggio del pollice per poi successivamente applicare queste tecniche agli esercizi basati sull’armonia.

Che cosa significa, per te, trasferire l’esperienza del suonare? Quanto e cosa, e soprattutto come, si può insegnare?
L’esperienza del suonare nei più svariati contesti considero sia importante al pari dello studio accademico. Ci sono cose che si apprendono solo facendo esperienza, suonando con gli altri, mi riferisco per esempio all’interplay tra i musicisti, alla capacità di ascolto, al sapersi ritagliare il proprio ruolo all’interno di una band, al mettersi al servizio dei propri compagni di musica per realizzare il prodotto finale che è il fare musica in maniera onesta e vera soprattutto. Il buon insegnante credo sia colui che riesce a trasmettere questo bagaglio di esperienze al proprio allievo e non solo a limitarsi a un arido trasferimento di nozioni tecnico-teoriche. In questo è fondamentale l’umiltà come approccio alla didattica e alla musica stessa.

A chi pensi sia rivolto? Neofiti o esperti?
Il volume è principalmente dedicato agli allievi dei corsi pre-accademici dei conservatori e a coloro che frequentano i trienni di primo livello a indirizzo jazz con lo scopo di fornire un sostanziale bagaglio tecnico sullo strumento, nonché agli studenti dei licei musicali e scuole secondarie di primo grado a indirizzo musicale, che vogliano cogliere l’opportunità di utilizzare un testo di facile comprensione inerente la nomenclatura jazzistica. La trattazione degli argomenti è articolata in maniera graduale, chiara e diretta sotto ogni aspetto. In sintesi è rivolto a chi vuole avere un primo approccio al pianoforte jazz, ma anche a chi desidera approfondire  vari argomenti, come voicing, improvvisazione, blues, walking bass. Il testo è corredato inoltre di un CD audio allegato con tutti gli esercizi eseguiti da me, da utilizzare come verifica immediata e come supporto per l’ear training.

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