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Luca Vantusso, Angela Bartolo
Tributo a Renato Sellani
Reportage

Luca Vantusso, Angela Bartolo<br/>Tributo a Renato Sellani<br/>Reportage

5 novembre 2018

Teatro Sociale Delia Cajelli di Busto Arsizio: ricordando Renato Sellani, un musicista straordinario, un signore di altri tempi.

Di Luca Vantusso e Angela Bartolo

Erano in molti ieri sabato 3 novembre a Busto Arsizio per l’omaggio a Renato Sellani; prima di cominciare c’era già un clima speciale di amicizia, un calore che si poteva quasi respirare, e quando le note hanno cominciato a riempire il teatro, il pubblico è rimasto rapito dalle note che i maestri presenti hanno regalato. Al piano Michele Franzini, Dado Moroni, Danilo Rea, Roberto Olzer, Riccardo Randisi, Mario Zara, Andrea Domenici, Antonio Zambrini, al contrabbasso Massimo Moriconi , alla batteria Massimo Manzi e Stefano Brushman Bagnoli, non è mancato il tocco di gentile della voce di Simona Severini.

Filo conduttore della serata presentata da Mario Caccia, l’emozione: nessuno ha potuto sottrarsi a questa sensazione. Sellani era musicista schietto e sincero, attento alla bellezza dei progetti; negli ultimi anni suonava con pochi, era un po’ stanco, così diceva, ma comunque non si fermava, spesso era alla Salumeria della Musica con Stefano Bagnoli e Massimo Moriconi. Nei percorsi con cui attraversavamo Milano in direzione della Salumeria, che a volte facevamo assieme, era solito raccontare aneddoti della sua vita professionale ricca di incontri straordinari. Rideva ricordando la sua goffaggine nel ballo con Fred Astaire, l’emozione della volta in cui aveva accompagnato Mina con i suo piano, i suoi consigli al grande Tullio De Piscopo dopo i concerti malpagati a inizio carriera.

Non si è mai allontanato dal Jazz, pur avendo fatto molto altro. In un periodo politico in cui in Italia non era consentito né suonare né ascoltare Jazz, Renato raccontava dei suoi viaggi in America per suonare con i più grandi, viaggi durante i quali “contrabbandava” i vinili originali per Romano Mussolini, figlio minore del Duce, ottimo musicista che era ovviamente impossibilitato a procurarseli diversamente.

Il 3novembre si sarebbe divertito, pur essendo un paradossalmente un po’ schivo, avrebbe adorato le note lente di Danilo Rea, la delicatezza di Stefano Bagnoli la giocosità di Massimo Moriconi e la breve appassionata Jam a cui tutti hanno dato vita suonando i piani a otto mani mentre il pubblico partecipava segnando il tempo.

Ottantotto anni, ottantotto i tasti del pianoforte, fedele amico di tutta una vita che lui definiva ricca di soddisfazioni.

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