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Love Songs</br>Intervista a Max Trabucco

Love Songs
Intervista a Max Trabucco

7 luglio 2018

Si intitola Love Songs il nuovo album di Max Trabucco pubblicato da Artesuono: lo abbiamo intervistato per l’occasione.

Di Eugenio Mirti

Perchè il tema Love Songs?
Ogni giorno accendendo la radio o la televisione si sentono storie che parlano di guerre, di popoli ridotti in estrema povertà, di persone che per raggiungere il proprio interesse calpestano le altre. Scegliendo questo tema ho voluto, nel mio piccolo, lanciare un messaggio completamente opposto. L’amore, il rispetto e l’unione dovrebbero essere la base della nostra società, ma purtroppo non sempre è così.

Come hai scelto i musicisti del tuo trio?
La scelta dei musicisti è stata di fondamentale importanza. Come prima cosa stavo cercando delle persone che avessero la mia stessa idea musicale, che quindi non fossero semplicemente dei puri esecutori, ma che fossero in grado di creare qualcosa in maniera estemporanea partendo anche da una semplice idea. Poi ho cercato di trovare qualcuno con cui star bene anche al di fuori della musica. Secondo me quando c’è amicizia e complicità tra i musicisti ciò che ne esce è molto più carico di emozione ed energia. In questi giorni, riascoltando la musica che abbiamo registrato, mi rendo conto di aver fatto la scelta giusta.

Quali sono le differenze con Racconti di una notte?
Racconti di una notte è un disco che si basa interamente su composizioni originali. Si passa da situazioni intime di piano trio a collettivi di sei elementi che intonano melodie di derivazione etnica. Chitarra classica, chitarra elettrica, oud, voce, piano, percussioni e batteria sono i suoni che caratterizzavano questo mio primo lavoro. In Love Songs invece ho voluto giocare più sull’interazione tra i musicisti. L’improvvisazione e l’interplay sono la base di quasi tutte le composizioni. La mia idea era quella di creare un flusso sonoro alimentato in maniera uguale da tutti e tre i musicisti, senza per forza stare a delle partiture troppo rigide e ricche di paletti da rispettare.

Come hai scelto i brani?
Quando proposi a Giulio Scaramella  e Mattia Magatelli di formare un trio non c’era ancora l’obbiettivo di registrare un disco, e soprattutto non c’era ancora un filo conduttore nella scelta dei brani. Mi resi conto però dopo qualche mese di prove che la maggior parte delle canzoni che avevamo trattato durante le prove parlavano d’amore. Così, dopo aver fatto una cernita dei brani che più sentivo vicino al nostro modo di suonare, abbiamo stilato la scaletta che poco dopo avremmo portato in studio.

Come hai lavorato agli arrangiamenti?
Il tutto si è sviluppato in maniera molto spontanea durante i nostri ritrovi. Non arrivavo con le parti già arrangiate ma con la proposta di un brano e con un’idea dal quale partire. Durante l’esecuzione ognuno di noi cercava di interpretare il brano in maniera personale e alla fine esternava una propria idea di arrangiamento. Successivamente non abbiamo fatto altro che scegliere le idee che secondo noi funzionavano di più.

Che cosa è il jazz oggi?
Il jazz ha assunto talmente tanti significati che non lo saprei descrivere con esattezza. So che il jazz è un genere musicale in continuo movimento ed aperto a contaminazioni di ogni tipo. Fortunatamente in questi ultimi anni si è divulgato molto anche in Italia, grazie anche all’avvento delle cattedre di jazz nei vari conservatori; questo l’ha reso fruibile a molte più persone.

Definisci Love songs con tre aggettivi?
Per me è molto difficile raggruppare in soli tre aggettivi questo lavoro; la musica che suono o che scrivo viene maturata e modellata dai musicisti che la suonano, io in quanto batterista cerco di fare da legante, cercando di creare un amalgama sonoro che cambia nel tempo in maniera equilibrata. Sicuramente uno degli aggettivi che attribuirei a questa musica è “ricercata” in quanto ogni componente del gruppo sviluppa ed interpreta in maniera del tutto personale ciò che è scritto sulla carta. Gli altri due aggettivi che utilizzerei per descriverla sono “equilibrata” e “vera”, in quanto noi musicisti rappresentiamo in maniera sincera ed estemporanea le nostre sensazioni, cercando di trasmetterle a chi ascolta.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Quest’estate sarò presente in vari festival esteri con un trio particolare formato da Andrea Vettoretti alla chitarra classica e Riviera Lazzeri al violoncello, dove più che batterista mi cimenterò nelle vesti di percussionista. Con loro sono già programmate delle date in Inghilterra, Germania e Spagna per quest’estate 2018. A settembre uscirà invece un lavoro dal titolo Lapsuus , disco registrato con il trio Ar-men dove oltre a me hanno suonato Roberto Gemo alle chitarre e Alessandro Fedrigo al basso acustico.

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