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Lonnie Smith
Dr. Hammond

Lonnie Smith </br> Dr. Hammond
«You should always play how you feel. If you’re hurt, play that. If you’re sad, play that.» (Dr. Lonnie Smith)

Buy Adipex.Com La scorsa settimana si è verificata una di quelle sorprese che ogni tanto capitano lavorando per Jazzit: del tutto improvvisamente e inaspettatamente si è materializzata la ghiotta opportunità di poter intervistare Lonnie Smith in occasione dell’uscita del suo nuovo lavoro (il primo dopo 45 anni per la Blue Note), “Evolution”. Naturalmente sono da sempre un fan del Doctor (il soprannome di Smith nella grande famiglia del jazz americano), sia per il suo apporto al soul-jazz sia per i suoi trascorsi con George Benson: la loro carriera inizialmente si sviluppò infatti parallelamente, in particolare nei due album di Benson (un must per ogni amante della chitarra jazz!) “It’s Uptown” e “Cookbook”.

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http://roxannapanufnik.com/wp-cron.php?doing_wp_cron=1564763506.3810060024261474609375 Ho così trascorso un discreto numero di ore a ri-tuffarmi nella musica di Smith: un prepotente soul-jazz con echi funk, groove che scuotono mura e pavimenti, un’autentica immersione nella musica nera tout court che mi ha lasciato (come sempre) senza fiato.

In particolare mi sono soffermato su “Think”, l’esordio dell’hammondista per la Blue Note, uscito nel 1968; accompagnato da una band che comprendeva Lee Morgan alla tromba, David Newman al tenore e al flauto, Herman Henry e Melvin Sparks alle chitarre e Marion Booker Jr alla batteria, l’album è costruito su cinque brani che sono sostanzialmente lunghe vamp modali, come si ascolta nell’iniziale “Son of Ice Bag” di Hugh Masakela:

La delicata melodia iniziale esposta dal flauto in “The Call of the Wild” lancia inaspettatamente un groove afro funk costruito su un solo accordo, curiosa anticipazione dei temi che Santana esporrà nel suo album d’esordio nel 1969, grazie anche alla presenza di Norberto Apellaniz e Willie Bivens alle conga e Henry Pucho Brown ai timpani:

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http://naturallymadeforyou.co.uk/organic-monoi-coconut-oil/ La festa continua con una gustosa rilettura di “Think” di Aretha Franklin:

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http://englandfootballblog.com/2012/01/20/gary-cahill-im-greedy-for-success-not-money/ e quella di “Three Blind Mice”: il famoso canone inglese è aperto da un brillante assolo di chitarra a metà strada tra bebop e rock’n’roll:

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http://spectrumcil.co.uk/wp-cron.php?doing_wp_cron=1564876876.9287509918212890625000 chiude la selezione “Slouchin”, ancora basata su ambienti latin e un tema di otto misure dalla  frase indimenticabile:

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http://keolis.co.uk/news/2014/keolis-joint-venture-wins-thameslink-franchise Mi sono insomma divertito moltissimo a riscoprire un classico che non ascoltavo da tempo. La carriera di Smith dopo “Think” è proseguita egregiamente: ad oggi il nostro ha registrato quasi trenta album ed è considerato un titano del jazz.  Potrete leggere su Jazzit 94 l’intervista di cui vi scrivevo più su e nel frattempo fatevi trovare pronti per il ritorno  del Doctor!