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Lo scambio Juilliard-Conservatorio Giuseppe Verdi</br>Intervista a Emanuele Cisi
Photo Credit To Leonardo Schiavone

Lo scambio Juilliard-Conservatorio Giuseppe Verdi
Intervista a Emanuele Cisi

22 settembre 2017

Il 26 settembre a Torino sette studenti della celebre scuola Juilliard di New York accompagnati da Ben Wolfe vivranno per qualche giorno un’esperienza nel conservatorio Giuseppe Verdi realizzando un workshop per studenti interni ed esterni; e l’8 ottobre sei studenti del Dipartimento Jazz del Conservatorio andranno a New York per visitare e vivere per una settimana nella grande scuola americana.  Abbiamo intervistato Emanuele Cisi, artefice dell’operazione.

Di Eugenio Mirti

Come è nato e quali sono gli obiettivi di questo gemellaggio?
Il progetto è nato da una mia intuizione: pensavo  che sarebbe stato interessante creare un ponte con una istituzione americana di alto livello per permettere ai nostri studenti di vivere un altro aspetto della didattica. Pensai alla Juilliard perché incarna un modo di insegnare jazz in cui si perpetua la tradizione orale, con un approccio diretto e pratico; vi insegnano alcuni fra i più grandi musicisti viventi della storia del jazz, da Ron Carter a Kenny Barron a Kenny Washington, ed è un dipartimento piccolo che si configura come il nostro, con gli stessi strumenti. Andai dunque a parlare alla Juilliard, il cui direttore artistico era allora Carl Allen; mi presentai a questo incontro da signor nessuno e spiegai che a Torino c’erano un grande festival del jazz e un conservatorio di altissimo livello e chiesi se erano interessati ad avere una vetrina sull’Europa, creando un interscambio basato sulla didattica. Accettarono e vennero a fare la prima visita nel 2013, e per loro fu una esperienza entusiasmante.

Poi la Juillard divenne parte integrante del Lincoln Center.
Sì, e riuscimmo a continuare la collaborazione nonostante questo cambiamento; venne nominato un direttore artistico pro-tempore, già sapendo che quello definitivo sarebbe stato Wynton Marsalis; non avendo più un interlocutore diretto fu per noi un anno difficile, perché l’ordine era quello di cancellare tutte le attività di collaborazione all’estero. Io mi diedi da fare  tutto l’anno e alla fine si riuscì a rifare lo scambio, che di fatto rimase l’unica attività all’estero mantenuta dalla Juilliard nei due o tre anni seguenti.
Poi entrò in carica Wynton Marsalis;  lo incontrai e mi disse che era interessato soprattutto a che i laureandi della Juilliard potessero trasmettere la loro esperienza; del resto l’esperienza e il senso della tradizione orale per loro sono fondamentali.

E infine nel 2016 alcuni studenti del Conservatorio Giuseppe Verdi volarono a New York.
Sin dall’inizio auspicavo e cercavo di realizzare questa collaborazione in un’ottica di scambio; così nel settembre del 2016 venne realizzata una visita di sei nostri studenti: il Conservatorio pagò i biglietti aerei, e la Juillard li ospitò. I ragazzi vissero per una settimana la vita dello studente tipico, accedendo a tutti i corsi, un’esperienza importantissima; alla fine vennero invitati a suonare, facendo un’ottima figura. Al termine della settimana io tenni una lecture indirizzata a tutti gli studenti del dipartimento jazz, il cui tema era la mia visione del jazz europeo.

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Da quest’anno si inaugura una fase nuova.
Sì; naturalmente  il supporto finanziario del Torino Jazz Festival ha  contribuito grandemente alla costruzione di questo rapporto, ma da qui in poi abbiamo deciso invece di procedere in autonomia.

Qual è stata la ricaduta dello scambio sui sei studenti che andarono a New York, e sugli altri del dipartimento?
Estremamente positiva, al punto che uno degli studenti ha poi fatto l’application per entrare alla Juillard.

Quali sono i progetti per il futuro?
Fare diventare bravi musicisti i ragazzi è cercare di dare loro il massimo; già da un paio d’anni cerco di organizzare una visita di Wynton Marsalis come rappresentante della Juillard, ma naturalmente è molto complesso; io però non demordo. Inoltre lo scambio continua: il 26 accoglieremo gli studenti americani, e l’8 ottobre partiremo per New York con i nostri.