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Lo scambio Juilliard-Conservatorio Giuseppe Verdi</br>Intervista a Douglas Marriner, David Neves, Eric Miller

Lo scambio Juilliard-Conservatorio Giuseppe Verdi
Intervista a Douglas Marriner, David Neves, Eric Miller

25 settembre 2017

Il 26 settembre a Torino sette studenti della celebre scuola Juilliard di New York accompagnati da Ben Wolfe vivranno per qualche giorno un’esperienza nel conservatorio Giuseppe Verdi realizzando un workshop per studenti interni ed esterni; e l’8 ottobre sei studenti del Dipartimento Jazz del Conservatorio andranno a New York per visitare e vivere per una settimana nella grande scuola americana.  Abbiamo intervistato Douglas Marriner, Eric Miller e David Neves, tre studenti della Juilliard tra i protagonisti dello scambio avvenuto nel 2016.

Di Eugenio Mirti

Nome e strumento: Douglas Marriner, batteria.

Il tuo disco preferito o quello che ti ha ispirato di più: Ahmad Jamal Trio, “Live at the Pershing”. Questa registrazione è rimasta nel mio cuore fin da quando la scoprii da teenager, e rappresenta per me il suono dell’eleganza sofisticata. I concetti di spazio e di architettura sonora di Ahmad Jamal hanno cambiato il mio modo di pensare il jazz. Ogni volta che ascolto questo disco penso alla maestria e alla musicalità di questo trio, e scopro nuovi dettagli e sfumature. La maniera di accompagnare di Vernel Fournier alla batteria e Israel Crosby al contrabbasso permette alla musica di costruirsi con energia, pazientemente realizzando le trame perfette che Jamal può poi decorare. Ogni nota è suonata con intenzione, nulla è sprecato o di troppo, e il lavoro di Fournier con le spazzole è fantastico.

Ci racconti un aneddoto dell’esperienza torinese? Torino è stata un’esperienza indimenticabile, ci siamo sentiti benvenuti grazie a Emanuele Cisi e a tutti gli studenti del Conservatorio Giuseppe Verdi. Rimasi subito colpito dalla passione degli studenti per il jazz, e da come erano interessati a conoscere sempre di più. I livelli di esperienza degli studenti erano diversi, ma tutti erano pazienti e volenterosi di provare cose nuove. Nelle masterclass e negli ensemble siamo riusciti a provocare gli studenti e portarli fuori dalla loro comfort zone; abbiamo imparato molti brani a orecchio e alcuni ragazzi hanno portato delle loro composizioni che abbiamo usato tutta la settimana. Sono stato orgoglioso di vedere la loro musicalità crescere, e non dimenticherò la gioia con cui hanno suonato – e ballato! – nel main stage del Torino Jazz Festival. Abbiamo conosciuto molti amici e spero di seguire i progressi di tutti loro, in futuro.

Questa settimana ha cambiato qualcosa del tuo modo di suonare? Mi sono ricordato il potere del jazz di attirare le persone in gamba; imparare a suonare questa muscia richiede così tanta dedizione e pazienza, ma anche apertura e capacità di adattamento. Per me è stato di incoraggiamento scoprire che il pubblico europeo è ancora desideroso di ascoltare il buon jazz, e che molti giovani musicisti raccolgono la sfida di esprimersi in modo creativo attraverso l’improvvisazione. Spero di tornare presto a Torino!

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Nome e strumento: David Neves, tromba.

Il tuo disco preferito o quello che ti ha ispirato di più: “Miles Ahead”, di Miles Davis.

Ci racconti un aneddoto dell’esperienza torinese? La mia esperienza a Torino è stata oltre l’incredibile. Il workshop, gli studenti, il festival: ogni esperienza ha reso il nostro viaggio più bello. La forza a l’entusiasmo di tutti gli studenti sono stati incredibili e ispiratori, erano costantemente desiderosi di fare domande e interessati alle risposte. Il mio ricordo preferito è quando ho dovuto preparare il mio ensemble per suonare al Festival. Avevo portato delle composizioni molto impegnative, tra cui alcuni brani del mio caro amico e grande trombettista Jason Palmer e alcune miei originali, e vedere il lavoro che venne fatto su queste composizioni, così come l’altissimo interesse dimostrato per tutta la settimana, e poter ascoltare il risultato finale è stata la ricompensa più grande che potessi desiderare. Davvero una grande esperienza.

Questa settimana ha cambiato qualcosa del tuo modo di suonare? Ha rinnovato la passione che avevo quando imparavo a suonare la tromba. Tutti gli studenti sono stati fin dall’inizio ottimisti ed entusiasti, e calorosi. Questa esperienza ha rafforzato l’amore che ho per il jazz, perché è davvero una musica facile da condividere con persone di cultura, lingua o paesi differenti. Inoltre mi ha fatto nascere l’amore per la didattica, e mi ha insegnato come interagire con gli studenti e rendere le elzioni una bella esperienza da un punto di vista musicale ma anche dal lato umano.

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Nome e strumento: Eric Miller, trombone.

Il tuo disco preferito o quello che ti ha ispirato di più: Art Blakey and the Jazz Messengers, “Ugetsu”; Wayne Shorter, “High Life”; Milton Nascimento, “Clube da Esquina”.

Ci racconti un aneddoto dell’esperienza torinese? Ascoltare i talentuosi partecipanti del workshop a Torino è stato estremamente ispiratore e gratificante. Noi membri della Juilliard AD Ensemble con Rodney Jones abbiamo scelto di proposito composizioni complesse e sistemi di insegnamento impegnativi come modo per spingere i partecipanti verso nuovi livelli, e così è stato. Gli studenti hanno dimostrato grandi capacità di suonare in maniera creativa, e contemporaneamente coesi come gruppo, esponendo arrangiamenti unici e originali durante i concerti. Inoltre tutti sono rimasti entusiasti e ottimisti durante tutto l’arco della settimana

Questa settimana ha cambiato qualcosa del tuo modo di suonare?  Ha rinnovato il mio desiderio di progredire nella mia ricerca di inglobare nella mia musica culture diverse di tutto il mondo. Uno degli elementi più belli del jazz è che non importa quanta ricerca fai, ci sarà sempre spazio per altre sorprese da scoprire. Questo viaggio ha anche rafforzato il mio obiettivo di organizzare tour come bandleader quando mi sarò laureato alla Juilliard, e spero di suonare a Torino di nuovo. Voglio rimanere in contatto con i nuovi amici e splendidi musicisti di Torino che ho conosciuto, e creare uno scambio artistico. Sono stato molto felice di ritrovare Emanuele Cisi, Luca Santaniello e alcuni deglii studenti in visita alla Julliard.