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Jazz, Ideas & Songs</br>  Intervista a Pietro Condorelli

Jazz, Ideas & Songs
Intervista a Pietro Condorelli

20 giugno 2017

“Jazz, Ideas & Songs” è  il titolo dell’innovativo spettacolo musicale  ideato dal chitarrista  Pietro Condorelli: ce lo siamo fatti raccontare per i lettori di Jazzit.

Di Eugenio Mirti

Come nasce “Jazz, Ideas & Songs”?
Nasce dalla consapevolezza che produrre un CD oggi non ha più senso; viviamo i tempi del download e inoltre qualsiasi progetto musicale viene trattato come se fosse un oggetto da consumare il più velocemente possibile. Queste logiche non mi piacciono, ritengo che le opere d’arte debbano venire approfondite, preferisco prendere i miei tempi e collaudare le cose senza fretta.
Questo nuovo lavoro si muove su un piano completamente diverso: è uno spettacolo che si rivolge a tutti, arricchito di contenuti culturali non solo musicali; si parla degli anni 70 e della vita culturale del periodo: l’importanza della politica – quasi tutti credevano in qualcosa – e anche quella della musica, che specialmente dalle fasce giovanili non veniva considerata come un bene voluttuario. Tutto era molto diverso dai tempi attuali, e questa vuole essere anche  una mia critica nei confronti dei mass media, in particolare della televisione. Non è un discorso di natura politica, ma di impegno civile, sviluppato con questo nuovo format, che prevede anche molta ironia e leggerezza.

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Come hai scelto i musicisti?
Ci tengo a precisare che il lavoro è stato un work in progress e si è sviuppato durante un anno e mezzo di concerti; con Domenico Santaniello e Claudio Borrelli abbiamo suonato molto in trio nel corso degli anni; con Francesca Masciandaro suonavamo invece una strana fusion di musica irlandese e avevo notato che è molto brava, quindi l’ho voluta coinvolgere; con Simona Boo abbiamo in comune un certo modo di vedere delle cose, non a caso è diventata la cantante dei 99 Posse, e con lei condivido anche un grande amore per bossa nova e musica latina. Nell’insieme è un bel gruppo, con una ottima comunicazione tra noi e una grande voglia di comunicare agli spettatori.

Si tratta di un format innovativo.
Si, e devo dire che nasce anche elaborando un’altra riflessione: bisogna prendere atto che nel pubblico del jazz non c’è stato un ricambio generazionale, i giovani sostanzialmente non lo ascoltano più. Noi jazzisti dobbiamo fare un’operazione di avvicinamento al pubblico giovanile, e questo spettacolo risponde dunque anche a questo tipo di esigenza.

Qual è il tuo obiettivo?
Realizzare le condizioni perché  dopo aver visto questo concerto  i ragazzi e non solo approfondiscano su internet o acquistando i dischi la conoscenza con il jazz.

Elaborerai un altro spettacolo in questo nuovo format?
Ci sto pensando; è un lavoro complesso e sto iniziando a raccogliere le idee, sempre in una logica che comprenda musica e cultura. Parallelamente ho da poco costituito una big band, la Caserta Jazz Orchestra.

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