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Jazz 2.0</br>Intervista a Olmo Zucca
Photo Credit To Leonardo Schiavone

Jazz 2.0
Intervista a Olmo Zucca

«È inutile essere un artista se devi vivere come un impiegato.»

Henry Gondorff

Buongiorno a tutti i miei lettori e bentornati nel mio blog; nonostante la mia ferrea volontà di aggiornarlo regolarmente, sono un cialtrone e quindi quando posso lo aggiorno, ma molto spesso non riesco, mi scuso, faccio riverenze e penitenze per i poveretti della società, e va bene così. Come ricorderete dalla prima puntata, l’obiettivo dichiarato di questa pagina è quello di capire dove sta andando l’industria musicale, e nello specifico come farsi i soldi per ritirarsi precocemente su un’isola del Pacifico sorseggiando cocktail e leggendo Jazzit cartaceo e l’opera omnia di John Fante.

Per una serie di casi di vita abbastanza inverosimili, del genere ho reincontrato la lupetta che quando avevo sette anni mi era simpatica, e ancora mi è simpatica e la saluto, ciao Alessandra,  sono venuto a conoscere il giovanissimo Olmo Zucca: chitarrista – strato rossa con tastiera in acero, per capirci, cari amici erotomani della chitarra – , producer, studente alla Berklee, simpatico, conosce l’assolo di Get Back a memoria, insomma, una persona perbene. con le idee chiarissime.

Per intenderci, delle circa mille interviste che ho fatto negli ultimi dieci anni Olmo è il primo che mi dice: ci facciamo una jammina? Mille punti, Olmo, you got me.

Di conseguenza, quindi, la mia idea di chiedere ai giovani ventenni che saranno certamente protagonisti della musica del futuro come vedono la musica, già da subito si è dimostrata una ficata colossale. Buona lettura.

Di Eugenio Mirti

Come ti sei avvicinato alla musica?
Probabilmente grazie a mia mamma, che mi ha sempre fatto ascoltare fin da piccolo la musica che la faceva emozionare; il primo pezzo che mi ricordo è Roxanne dei Police, e poi Money For Nothing dei Dire Straits, molto british devo dire.

Come sei approdato alla chitarra?
Il percorso è stato molto macchinoso; scuola di musica, legnetti, non hai voglia, flauto traverso, violoncello, e poi alle elementari per un caso siamo riusciti a prendere lezioni da Marco Bonino; mi sono reso conto di quanto avere un maestro che ti faccia venire voglia sia la chiave per appassionarti al lato anche teorico.

Poi vai avanti, cresci, e progetti la tua vita sulla musica.
Credo di essermi deciso quando scoprii la mia passione per la produzione. Ho sempre suonato la chitarra, ma mi piace per dire Stevie Wonder, il mio musicista preferito in assoluto. Adoro dedicarmi a comporre e produrre. Comporre è strettamente legato a uno spunto, una linea melodica e basta. Produrre è più legato allo studio, alla sensazione generale che ti regala un brano; vuol dire mettere in atto una idea già esistente prendendo in considerazione tutte le cose che la possono rendere confezionabile per il mercato, nel senso più nobile possibile. Un produttore bravo ha un ruolo nella canzone dal momento in cui viene concepita fino al momento in cui viene eseguita.

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Ti vedi più artista o produttore?
Questa domanda  è difficilissima; sicuramente le cose che scriverò me le produrrò io.

Cos’è il jazz oggi?
Per me, in Italia è quello che suonano i cervelluti di musica che non hanno voglia di conformarsi con tutti gli altri; sarebbe peraltro l’idea di avanguardia in quanto a composizione e realizzazione musicale. I jazzisti sono sempre stati i pionieri di qualcosa che poi si è evoluto in altre forme, oggi non vorrei dire che il jazz sta morendo, ma i modi in cui viene proposto che hanno senso sono i generi come l’hip hop, penso ad artisti come Terrace Martin e Robert Glasper, per esempio. Qualcosa consono al momento che viviamo.

Poi a un certo punto approdi alla Berklee.
Sì; tra le cose negative, sono rimasto sconcertato dalle élite che snobbano chiunque altro; si percepisce nelle varie comunità, per esempio quella afroamericana; si combatte il razzismo con altro razzismo, per dire il gruppo di musica di insieme hip hop non ti accetta se sei bianco. Però questa scuola è un mondo a parte, una community estremamente viva che ti permette di fare le cose che vuoi, puoi avere una qualsiasi idea e metterla in atto, e ti insegnano come comportarti con l’industria musicale: essere affidabile, umile, e così via.

L’industria musicale è cambiata; dove stiamo andando secondo te?
La musica su internet è diventata molto accessibile, ma effettivamente è un biglietto da visita, non ti regala soldi; mi pare che la fonte più sostanziosa di guadagno sia il merchandise, magliette e cappellini.

Quale sogno esaudiresti se avessi una bacchetta magica?
Mi piacerebbe vedere la musica, dal vivo e non, riconosciuta come bene culturale; personalmente mi piacerebbe poter far parte di una comunità di artisti che meriti di poter essere seguita, capace di produrre pezzi di generi diversi tra loro, e in grado di creare una corrente artistica nuova.

 

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