Italian crooner</br>Intervista a Matteo Brancaleoni

Italian crooner
Intervista a Matteo Brancaleoni

8 luglio 2017

Personaggio poliedrico, Matteo Brancaleoni è internazionalmente conosciuto per la sua attività di crooner, ma ha anche un passato di attore e giornalismo musicale.

Di Eugenio Mirti

Come è nata  la tua passione per  lo swing?
Da bambino questo genere è sempre stato dentro di me; iniziai ad ascoltare jazz dopo la scoperta di Sinatra, mi venne regalata una cassetta che fu uno spunto e anche una sorta di prima guida all’ascolto, e diede inizio a un elaborato percorso formativo. Ma in definitiva questo genere o ce l’hai dentro o non ce l’hai.

Il tuo ultimo disco è “Made in Italy” del 2015. Cos’hai in programma?
Ci tengo a  precisare come a volte questo genere venga giudicato con sufficienza da alcuni addetti ai lavori, ma grandi musicisti come Miles Davis, così come anche grandi personalità con cui ho avuto il piacere di suonare, per esempio Gianni Basso, hanno sempre guardato con favore a questo stile. Il nuovo disco si concentrerà più sull’aspetto di composizione, elemento che avevo comunque già esplorato, e sarà volto più a togliere: atmosfere legate  ai suoni, ma realizzate usando meno elementi, mi piace scherzosamente dire che vorrei usare “dal quartetto in giù”.

Hai cantato con Michael Bublé. Cosa ti ha lasciato questo incontro?
Un po’ di malinconia: l’incontro e la frequentazione con lui e la sua famiglia mi rimanda a un bel periodo, mi ricorda i miei vent’anni e i periodi in cui muovevo i primi passi nel mondo della musica. Adesso Michael è ormai una superstar ed è difficile mantenere un legame. Il ricordo più bello è stato il mio soggiorno di una settimana a Vancouver ospite dei suoi nonni: penso sempre a questi italo canadesi di seconda generazione con una grande emozione.

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Hai dei trascorsi da giornalista musicale. Questo passato ha cambiato il tuo approccio alla musica?
Me ne sono occupato per diversi anni; questa attività mi ha dato la possibilità di conoscere molti personaggi che altrimenti non avrei conosciuto, e che mi hanno aiutato nel percorso di crescita; quando chiedi a Tony Bennet qual è la sua routine vocale quotidiana, e hai modo di confrontarti su tematiche legate al canto,  diventa un incontro particolarmente utile. D’altra parte per un certo momento mi ha molto messo in difficoltà, perché ascoltando tanto gli altri ti poni parecchi problemi, inizi a pensare che si può essere criticati o che si deve piacere per forza a qualcuno: a volte cercare di dimostrare diventa uno strafare e non è la strada giusta, alla fine te ne devi un po’ fregare, l’importante è fare musica con il cuore.

 

 

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