Monk Studies</br>Intervista a  Chihiro Yamanaka
Photo Credit To Massimo De Dominicis

Monk Studies
Intervista a Chihiro Yamanaka

2 aprile 2018

Il 19 aprile la pianista giapponese Chihiro Yamanaka suonerà per l’anteprima europea del tour 2018  a Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini (Roma), hub culturale della Regione Lazio, coordinata da Tosca, presentando il suo ultimo album dedicato a T. Monk. L’abbiamo intervistata. Un ringraziamento a Giulia Zanichelli e GDG Press per l’organizzazione.

Di Eugenio Mirti; traduzione di Roberta Quinzi /MB management.

Perché hai deciso di registrare un omaggio a Monk?
Monk è tra i più’ grandi geni della musica del 20°secolo e del jazz in generale, è uno dei  miei mentors, insieme a Coltrane ed Oscar Peterson,  lo adoro. Ho inciso 15 album per Verve e Blue Note, tutti con mie composizioni e pochi standard: scrivo molto e pubblico due dischi all’anno. Ho deciso di dedicare un album alle sue composizioni con la mia visione dopo anni di studio sulle sue musiche… infinite e complesse, Monk Studies appunto.

Come hai scelto i musicisti per questo tour?
Suono e registro con sezioni ritmiche afro americane (Kendrick Scott, Damein Reid, John Davis, Vincent Archer, etc). In Europa decido insieme al mio manager Europeo (Mario Berna, NdR) la ritmica con cui andare in giro: spesso si tratta di musicisti inglesi, italiani, francesi, tutti eccellenti; in questo occasione suonerò con la virtuosa  Karen Teperberg di Tel Aviv con cui ho inciso The Speheres e la giovane Ilaria Capalbo al contrabbasso, del Royal college of music di Stoccolma: l’ho sentita l’anno scorso e mi è piaciuta.

Registrerai di nuovo un album dedicato a un compositore storico del jazz?
Non credo, al momento sto missando  il mio nuovo album allo Sterling Studio di NY con Greg Talbi che uscirà in maggio sempre su Blue Note, è stato inciso in quintetto.
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Come è la situazione del jazz in Asia? Sta diventando più popolare?
In Giappone il jazz ha sempre avuto un gran seguito, a partire dagli anni 20;  in seguito tanti jazzisti americani andarono a suonare a Tokyo, Osaka, Kobe etc, poi questa musica venne vietata per conoscere un nuovo boom a partire dagli anni 50. Ci sono live registrati a Tokyo di artisti importanti come Keith Jarrett, John Coltrane, Miles Davis, e ci sono tanti artisti giapponesi che suonano grande jazz! A  Shangai, Hong Kong e in altre città dell’Asia ci sono festival jazz molto importanti. In Giappone tra l’altro sono molto popolari anche la musica brasiliana e quella italiana!

 

Quali musicisti italiani ti piacciono?
Ho avuto modo  di suonare in Sicilia con Francesco Cafiso, lo stimo e mi piace molto, poi ho fatto un concerto con Fabrizio Bosso, è pazzesco; tra l’altro è molto famoso a Tokyo. Ad ogni modo avete dei grandi musicisti in Italia, Enrico Pierannunzi per esempio, straordinario.

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