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Il Grangia Fest

Il Grangia Fest

17 settembre 2018

Il Grangia Fest: il punto d’incontro tra musica e innovazione sociale

di Luciano Vanni

Eugenio Mirti è un educatore, un musicista e un critico musicale con cui condivido, da anni, un’intensa e profonda esperienza umana e professionale. Con Eugenio abbiamo vissuto l’esperienza della maturazione del movimento Civitates, sperimentando più edizioni del Jazzit Fest in giro per l’Italia, ed ora che è tra i promotori del Grangia Fest ho sentito la necessità di scambiare con lui qualche parola e qualche idea. Anche perché il Grangia Fest non è un evento qualsiasi: è un’esperienza che segnerà in profondità una comunità locale e un territorio, e tutto questo mi appassiona, mi eccita e mi coinvolge. E quale migliore occasione per sollecitare la nascita di un nuovo comitato locale Civitates proprio in questo borgo alpino? Per quanto mi riguarda, non resta che augurare il meglio a questa esperienza, che potrà contare sulla collaborazione di uno straordinario gruppo di volontari riuniti attorno all’Associazione Notabene. Avanti tutta.

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Il Grangia Fest è un’esperienza civica che andrà in scena ad Eclause [straordinaria piccola frazione montana – siamo a oltre 1.200 mslm – del comune di Salbertrand, in provincia di Torino] tra il 28 e il 30 settembre. Si tratta di un evento che incrocia innovazione sociale, innovazione culturale, innovazione economica e innovazione tecnologica, e che si ispira all’azione del movimento Civitates. Ci racconti come e quando nasce l’idea di tutto ciò? Ci racconti un po’, nel dettaglio, l’identità, i princìpi e i valori fondanti del Grangia Fest?
Il progetto nasce dall’idea di due architetti, Maurizio Zucca e Alessandra Rasetti: dopo essersi innamorati della montagna e di Eclause, tre anni or sono decidono di comprare una casa a Eclause, e ristrutturarla. La condizione del venditore era che comprassero anche la Cantina Alpina, l’ex piola del paese chiusa nel 1981. Praticamente si trattava di acquisire una seconda casa, e questo perché gli edifici sono di difficile manutenzione e i vecchi proprietari – anche se non ne usufruiscono più – devono continuare a pagarci le tasse; una politica miope, perché lascia al singolo l’onere di mantenere luoghi della memoria storica, che così si va a perdere.

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E poi come è andata a finire?
A Natale 2017, Maurizio e Alessandra hanno riaperto la Cantina Alpina di Eclause, che quest’anno è diventata punto di riferimento per il territorio e che ci è distinta per una lunga serie di motivi: per la cura dei dettagli, la bellezza del restauro e sulle scelte enogastronomiche che si basano su prodotti a km zero, scelte fatte con rigore e puntiglio da Alessandra.
L’obiettivo a lungo termine di Alessandra e Maurizio era sempre stato quello di far rinascere la montagna così da farla divenire il luogo d’incontro tra la città e la montagna stessa, con un’idea diversa dal turismo di massa che contraddistingue – che ne so – Bardonecchia, che di fatto è la città che si sposta in montagna con tutti i suoi vizi e i suoi difetti, senza alcun incontro.

E poi arriva il Grangia Fest.
Allora ecco che la scelta di organizzare questo evento a Eclause, un borgo che al momento ha tre abitanti e che è di fatto quasi abbandonato da decenni, è geniale, perché esso ha preservato tutte le sue caratteristiche, architettoniche e sociali, ma ha bisogno di sentirsi nuovamente pieno di vita. Far diventare la montagna un punto di incontro significa riempire l’esistente di nuovi contenuti, e quindi il Grangia Fest nasce da questa riflessione; ecco che i prati diventano luogo di yoga, i fienili uno spazio di concerti, la vecchia scuola, straordinaria, la sede per le presentazioni di libri, e così via. Senza prevaricare, sempre considerando dove si è, e rispettando la storia del luogo.  Il principio generale è quello di creare una rivoluzione dal basso, con gesti che, nella visione di tutte le persone che abbiamo coinvolto,  hanno una  forza grandissima, a partire dalla testimonianza tout court. 

Ma partiamo dal luogo, e della sua comunità, che sta partecipando attivamente. Cosa ti ha più affascinato di queste pietre, di queste persone, di queste tradizioni, di queste memorie e di questo orizzonte? Quali emozioni ha suscitato in te la conoscenza di questo luogo?
Mi piace incrociare pazzi come me (credo tu ne sappia qualcosa), e soprattutto mi piace collaborare con chi ha una visione forte. Il posto è magico, ha quell’aplomb sabaudo che tutti i piemontesi amano particolarmente, Eclause è un luogo schivo, che non si esibisce subito ma nasconde meraviglie per chi ha voglia di cercare un po’. Maurizio ci ha fatto da cicerone più volte, e correre in un prato d’estate con il Rocciamelone alla tua sinistra, il forte di Exilles in basso, Oulx a destra, dei panorami mozzafiato di fronte è una esperienza che è intensissima. Mi piace il senso che Alessandra e Maurizio hanno dato alla montagna anche nell’accezione che diventa “luogo di creazione”. Davvero.

Il Grangia Fest è un evento che supera l’idea stessa di evento, e così come avevamo già sperimentato con il Jazzit Fest e il Cumiana Fest si presenta come un qualcosa che supera l’idea di ‘performance’ in quanto il suo programma è basato sulla residenza volontaria di musicisti, artisti, intellettuali, promoter, fotografi e creativi che partecipano per incontrarsi, conoscersi, vivere un’esperienza di sperimentazione artistica e trarre ispirazione nel rapporto con i luoghi, le persone e la cultura locale. Insomma, il Grangia Fest è la dimostrazione che la parola ‘evento’ può avere anche un valore pedagogico e culturale. Che risposta hai ricevuto da parte della comunità artistica e creativa quando hai lanciato la call della residenza? Cosa ti ha colpito di più?
In questo caso abbiamo provato a fare una sperimentazione nuova (almeno per me): ciò che è importante non è solo l’evento, ma il dopo evento, cioè i concerti saranno registrati per realizzare una serie sullo stile di Tiny Desk dal fienile (l’idea che si trasforma in funzione del luogo) e tutti i partecipanti verranno intervistati dal gruppo Filtri, che poi realizzerà i podcast che andranno in rete. La risposta è stata fantastica, mi pare che il senso dell’evento che non è evento, ma è una esperienza che si vive e cambia tutti i partecipanti sia diventato – grazie anche al lavoro del Jazzit Fest e di Cumiana – patrimonio di molti: un fenomeno che mi rende particolarmente felice. Come didatta, l’idea della cultura che cambia mi appassiona moltissimo, e credo che il futuro della musica stia andando esattamente in questa direzione e non verso lo spettacolo in quanto tale, che sempre più mi lascia indifferente.

Veniamo a ciò che riguarda la sostenibilità economica, la comunicazione e la produzione. Quali sono gli assi portanti di questo progetto?
Il problema (relativo) di fondo del Grangia Fest è che l’idea è partita ai primi di giugno, per realizzarsi a settembre; tre mesi sono pochissimi (se metti agosto di mezzo, di fatto due mesi) e quindi abbiamo corso come matti. La comunicazione ha ripreso i canoni del Jazzit Fest, lanciando le foto dei partecipanti con il logo (bellissimo), ed è essenzialmente basata su facebook e Instagram; va detto che la Cantina Alpina ha lavorato moltissimo quest’estate, quindi “spargere la voce” è stato relativamente semplice. I giornali locali ci stanno supportando, e il fatto che tutta un serie di persone abbia costantemente rilanciato i post ha aiutato moltissimo. La produzione della parte musicale l’ho seguita io con il gruppo storico dell’associazione Notabene: Beppe Erriquez, Ivano Rossato, Daniela Fabozzi, Paolo Fina, Riccardo e Matteo Pellizzola, la new entry Federica Di Bari, Leonardo Schiavone. Un gruppo rodatissimo che ha piacere di lavorare insieme e affrontare sempre nuove sfide. I workshop, le passeggiate per esplorare Eclause (con Marco, il decano del borgo), e le open house li hanno pianificati Alessandra e Maurizio. La sostenibilità economica è legata al fatto che la produzione è sostanzialmente senza costi, perché tutti lavorano secondo i princìpi dell’economia collaborativa. Devo ringraziare Molecola, che ha aderito al progetto e ci ha regalato 400 lattine che potremo vendere e presumibilmente usare per pagare quelle spesucce come la SIAE che comunque ci sono: Molecola è una cola a km zero con un progetto che ci piace e troviamo affine.

La mia idea sensazione è quella che, con un po’ di tempo in più, sia in realtà possibile trovare degli sponsor (affini al progetto) che possano coprire le spese dei partecipanti e magari contribuire a realizzare dei progetti specifici (il ricavato del Grangia Fest 2 che va a contribuire che so, a risanare un altro fienile, mettere una postazione di ricarica di biciclette con pedalata assistita, etc….). Naturalmente il tutto senza l’investimento cospicuo di Alessandra e Maurizio (anche solo per sistemare la grangia, cioè il fienile sede dei concerti) non sarebbe stato realizzabile.

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C’è poi un pensiero profondo che ci unisce: l’idea che la musica, l’arte, la creatività e la cultura siano straordinari strumenti capaci di sollecitare cooperazione civica, volontariato attivo, solidarietà, orgoglio, passione, impegno e cooperazione tra gli abitanti delle comunità locali; sentimenti insostituibili per generare valore sociale, iniziative di rigenerazione territoriale e di valorizzazione locale. Cosa è accaduto nei mesi che hanno preceduto l’inizio del festival?
Credo che in questo senso  il clou sarà durante la manifestazione; mi riservo di fare un reportage per Jazzit, così potrete tutti vedere foto e video e farvi un’idea!

C’è qualcosa di forte che unisce il Grangia Fest e il movimento Civitates: condividiamo l’idea che le comunità italiane, soprattutto quelle piccole e fragili come Eclause e Salbertrand, debbano ritornare al ‘centro della scena’, in quanto custodi della nostra identità culturale e custodi del nostro paesaggio, del nostro patrimonio artistico, della nostra memoria e delle nostre tradizioni. Hai pensato a cosa possa rimanere, in loco, nel futuro, grazie a questa esperienza? Che ne dici se partiamo con l’attivazione di un comitato civico Civitates? Sappi che, personalmente, poter accogliere Eclause nella rete delle comunità locali Civitates sarebbe fonte di straordinario orgoglio: perché significherebbe essere più forti e migliori: significherebbe estendere e condividere modelli, esperienze ed esempi di virtuosismo civico.
Ti aspettiamo per parlarne insieme nella grangia! Probabilmente sarebbe divertente realizzare il comitato Civitates itinerante Notabene, che di fatto ha già partecipato a questo processo in quattro luoghi diversi (Collescipoli, Cumiana, Feltre e ora Eclause) e che mi ricorda sempre la nave dei pirati che segue i venti e vive avventure emozionanti!

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