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Tanti auguri Enrico!

Tanti auguri Enrico!

20 agosto 2019

Compie oggi ottant’anni Enrico Rava, uno dei più grandi protagonisti della musica del Novecento, che ha contribuito a scrivere alcune delle pagine più importanti della storia del jazz.

La sua nascita il 20 agosto del 1939 a Trieste, città simbolo di diversità, di confini e di mescolanze, rappresenta già il segno premonitore di una vita che sarà segnata da innumerevoli incontri, esperienze, viaggi e progetti.

Enrico inizia ad ascoltare musica sin da piccolo grazie alla madre, che aveva studiato musica, come molte signore borghesi dell’epoca, e che aveva ottenuto anche il diploma in pianoforte; nel dopoguerra arriva quindi in casa un pianoforte e in seguito un mobile in legno che conteneva sia la radio che il giradischi: il giovanissimo Enrico passa così tutto il giorno ad ascoltare il meglio del jazz tradizionale, da Bix Beiderbecke a Fats Waller, passando per Jelly Roll Morton, Louis Armstrong e Duke Ellington.

Nei primi anni Cinquanta, quando in Italia comincia a circolare il be bop, entra nel mondo del jazz moderno appassionandosi alla musica del quartetto di Gerry Mulligan con Chet Baker, per poi arrivare alla scoperta di Charlie Parker e Dizzy Gillespie.

E ovviamente tra i grandi idoli di Enrico non può mancare il trombettista che lo conquista definitivamente e che diviene il suo prescelto, Miles Davis, il cui concerto nel 1957 al Teatro Nuovo di Torino lo travolge con tutta la sua energia.

La sua ormai totalizzante passione lo porta così un giorno a prendere in mano il suo primo strumento, un trombone a coulisse, che inizia a suonare in un gruppo amatoriale di Torino con repertorio dixieland.

Qui inizia la sua ancora inconsapevole storia da musicista: Enrico partecipa sempre di più alle jam session organizzate nell’area torinese, costruendo pian piano un suo stile originale e personale, fino a quando incontra Franco Mondini (uno dei migliori batteristi jazz italiani) e Giovanni Tommaso, con cui incomincia a suonare anche fuori Torino e fa nel 1960 il suo esordio discografico per la serie “Jazz in Italy” della Fonit Cetra.

Ma l’incontro che avrebbe cambiato per sempre la sua carriera artistica avviene nel 1962 ed è quello con il sassofonista e compositore argentino Gato Barbieri, con il quale nasce sin da subito una profonda amicizia e un’intensa affinità artistica, e che lo porta a Roma, a contatto con l’atmosfera della Dolce vita felliniana tipica dei primi anni Sessanta.

Dopo il trasferimento di Gato Barbieri a Parigi, nel 1965 a Bologna, durante il Festival Internazionale del Jazz diretto da Alberto Alberti, Enrico fa l’altro incontro fondamentale della sua vita, quello con Steve Lacy, che è uno dei protagonisti della scena jazz statunitense, da cui il trombettista italiano è particolarmente attratto: con lui prende a suonare free jazz, eseguendo temi di Thelonious Monk e Carla Bley.

Con il sassofonista e compositore americano va dapprima a Londra, per unirsi al contrabbassista Johnny Dyani e al batterista Louis Moholo e ricostruire un nuovo quartetto, e poi a Buenos Aires, dove entra in contatto con i maestri del tango, tra cui ovviamente Astor Piazzolla.

E finalmente nel gennaio del 1967 Enrico arriva con il quartetto di Steve Lacy nella metà più ambita da ogni jazzista del mondo: New York. Qui ha la possibilità di ascoltare contemporaneamente i padri fondatori del jazz, i protagonisti del jazz moderno e i rappresentanti della new thing: nei diversi club sparsi per la Grande Mela va quindi ai concerti di Thelonious Monk, Albert Ayler, Kenny Dorham, Miles Davis, John Coltrane, Archie Shepp, Cecil Taylor, Don Cherry, Carla Bley, Dave Burrell e Roswell Rudd, tanto per citarne alcuni. In questa città per lui magica inizia così a collaborare con tutti i musicisti più famosi dell’epoca e con la Jazz Composer’s Orchestra, che riuniva all’epoca il meglio del panorama jazz newyorkese, tra cui Pharoah Sanders, Steve Swallow e Charlie Haden.

E poi arriva l’incontro più straordinario della sua vita, quello con il mito assoluto, il divino Miles Davis: «Vedo un nero, statura basso-media, super hip con un afro di quelli, pantaloni scamosciati a zampa d’elefante ma non troppo, stivaletti morbidissimi, una splendida giacca di pelle con le frange, cinturone chiodato, occhiali neri immensi che coprono la metà di un volto bellissimo. Sì, è proprio lui, il divino Miles, Prince of Darkness».

L’esordio discografico da leader avviene nel 1972 con il disco “Il giro del giorno in 80 mondi”, pubblicato dalla Fonit Cetra, seguito da diversi album che definiscono il suo stile personale.

Giunto a una completa maturazione stilistica, Rava vive una ricca e intensa stagione concertistica e discografica, che lo rende uno dei protagonisti assoluti della scena jazz internazionale.

Seguono l’incontro con Manfred Eicher e l’uscita del primo disco firmato ECM “The Pilgrim And The Stars”, la collaborazione con Massimo Urbani, la frequentazione con João Gilberto, che gli diede il famoso consiglio «suona solo le note necessarie, le altre lasciale perdere», il ritorno in Italia, la “Creative Collaboration” con Michelangelo Pistoletto, l’amicizia con Franco D’Andrea, l’esperienza didattica a Siena Jazz e l’esordio in casa Soul Note.

Il 1987 è un anno fortunato, perché oltre al tour con Joe Henderson, è l’anno in cui conosce il suo grande amore, che poi diventerà futura moglie, Lidia Panizzut, sua musa ispiratrice negli anni a venire.

Arrivano poi le produzioni sinfoniche e orchestrali e nasce il primo Electrive Five con doppia chitarra, uno dei suoi gruppi di più grande successo negli anni Novanta, durante i quali si esibisce spesso anche in duetti con pianoforte, altra sua grande passione, a fianco di grandi pianisti come Enrico Pieranunzi, Franco D’Andrea, Ran Blake, Stefano Bollani e Renato Sellani.

In quegli anni inizia anche la collaborazione con il suo storico manager Mario Guidi, a cui lo lega una profonda amicizia e con il quale realizza una serie infinita di progetti discografici e tour di grandissimo successo.

Enrico è stato insignito nel corso degli anni di numerose onorificenze, tra cui nel 2002 Cavaliere delle Arti e delle Lettere da parte del Ministero della Cultura francese e vincitore del Jazzpar Prize, il cosiddetto Oscar del Jazz, nonché Doctor in Music Honoris Causa alla Berklee School of Music di Boston; nel 2019 è stato fregiato inoltre dell’Onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana.

Le celebrazioni per il suo ottantesimo compleanno sono iniziate ad aprile con il tour mondiale Enrico Rava 80th Anniversary – Special Edition che in autunno toccherà, oltre all’Italia (24 agosto a Gradara, 15 settembre ad Alghero, 25 settembre a Pisa, 20 ottobre a Soriano (VT), 5 novembre a Milano, 4 dicembre a Bari e 10 dicembre a Roma) anche gli Stati Uniti e l’Argentina.

Per la prestigiosa ricorrenza inoltre il grande trombettista pubblicherà il 6 settembre il suo nuovo album Roma”, edito da ECM, che documenta l’incontro con Joe Lovano in occasione del loro penultimo concerto del tour europeo, avvenuto all’Auditorium Parco della Musica di Roma nel novembre 2018, in cui i due colossi del jazz sono affiancati da Giovanni Guidi al piano, Gerard Cleaver alla batteria e Dezron Douglas al contrabbasso.