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UR Records <br/> Intervita a Gabriele Boggio Ferraris
Photo Credit To Roberto Cifarelli

UR Records
Intervita a Gabriele Boggio Ferraris

10 febbraio 2019

UR Records è una giovane etichetta milanese: abbiamo intervistato Gabriele Boggio Ferraris, brillante vibrafonista e uno dei soci fondatori.

Di Eugenio Mirti

Come nasce il progetto UR?
UR Records è una giovane associazione culturale nata all’inizio del 2015; nel corso di questo breve periodo di vita UR si è occupata principalmente di produzione di opere discografiche originali in ambito jazzistico, presupposto per il quale è originariamente nata. La scelta di dar voce ad artisti emergenti da un lato è stata un elemento decisivo per la crescita del progetto, ma dall’altro lato anche un modo per farsi in qualche modo largo in un circuito fortemente consolidato come quello del Jazz italiano. Le ottime recensioni ricevute dagli organi di stampa del settore e non solo, ed in generale una serie di feedback molto positivi hanno fatto sì che il progetto sia cresciuto ed abbia allargato i suoi orizzonti. Si è arrivati così a produrre negli ultimi due anni artisti già noti ed affermati del panorama Jazz italiano ed internazionale (tra gli altri Tino Tracanna, Massimo Colombo, Enzo Zirilli, Misha Mullov Abbado, Bob Moses, Tony Arco, Daniele Di Bonaventura…) e ad intraprendere attività collaterali che hanno dato ulteriore sfogo alla creatività ed alla intraprendenza dei quattro direttori artistici dell’etichetta: oltre a me  Andrea Baronchelli, Massimiliano Milesi e Luca Pissavini, a loro volta già affermati musicisti.
Tra le più importanti attività parallele di UR Records è doveroso ricordare la nascita e l’organizzazione di “Jazz In Quota”, un festival Jazz che si svolge durante la prima settimana di agosto a 1800 metri nelle Alpi orobiche, a Valcanele. Un festival ad impatto e costo zero che si prefigge di riunire in un unico evento tutti coloro che hanno la passione per la montagna e la natura in generale, oltre che per il jazz. Tutto ciò non sarebbe possibile senza il fondamentale aiuto di Gianni Facchini, ex presidente di Clusone Jazz e vero Deus Ex-Machina della rassegna.

UR Records ha inoltre avviato una partnership triennale con il festival Jazz milanese AREA M, creando importanti sinergie e nuove collaborazioni con diversi artisti, tra gli altri Dave Douglas, trombettista americano e stella mondiale del Jazz.
Inoltre UR Records collabora attivamente con Rai Radio 3 occupandosi di contribuire alla programmazione della trasmissione “Piazza Verdi”, vero punto di riferimento dell’etere per quanto riguarda la programmazione radiofonica di jazz e classica.
Dal febbraio 2018 inoltre UR Records è ufficialmente entrata a far parte di ADEIDJ, l’associazione delle etichette Jazz Italiane facenti parte della federazione del Jazz Italiano, progetto fortemente voluto da Paolo Fresu e dall’ex ministro della cultura Dario Franceschini.
Va ricordato inoltre che in entrambe le edizioni dell’importante bando “Nuova Generazione Jazz”  (dedicato ai progetti Jazz under 35) patrocinato dal Ministero dei Beni Culturali e da SIAE, UR Records ha visto due dei propri gruppi risultare vincitori e di conseguenza meritevoli di rappresentare il jazz italiano in Italia e nel mondo, portando i suoi artisti su palchi prestigiosissimi come quello del London Jazz Festival.

Nell’era dello streaming quanta pazzia ci vuole  ad aprire una etichetta?
Direi che lo streaming , con tutti le contraddizioni del caso, rappresenta un inevitabile simbolo dei nostri tempi. Non possiamo purtroppo fare finta che non esista e anzi, io credo che le piccole realtà come le nostra dovrebbero in qualche modo cercare di cogliere le nuove opportunità che strumenti come questo possono portare, e cercare in qualche modo di approfittarne, ben consci, ahimè, che le possibilità di profitto (perlomeno dal punto di vista economico) sono ben poche.
Il lato positivo (perlomeno quello principale) è che questi software permettono una diffusione capillare e potenzialmente senza limiti della musica, cosa che fino a qualche anno fa era assolutamente impensabile.
Per l’età che ho (35 anni) credo di aver potuto vedere e toccare con mano il passaggio fondamentale nella musica dall’era pre-inetrnet a quella attuale, dove YouTube e Spotify rappresentano inequivocabilmente i principali distributori di musica mondiale. È necessario, qualora si voglia sopravvivere in questo mare aperto, ingegnarsi per trovare nuove e risorse e sfruttare quelle che apparentemente potrebbero apparire come delle limitazioni e degli impedimenti.
Come scegli le produzioni?
Diciamo che in UR vige un forte principio democratico: molto semplicemente la maggioranza vince, perciò tutte le volte che riceviamo una proposta ci riserviamo di produrla se (almeno) tre soci su cinque votano per un sì.
È importante e doveroso sottolineare però che la nostra stella cometa e il nostro obiettivo sono sempre quelli di dar voce e visibilità (per quanto è possibile con i nostri mezzi) a quei progetti originali e “reali”. Intendo dire che in linea di massima la nostra attenzione è rivolta a progetti che siano vivi sul territorio , che abbiano un’attività live e che non nascano esclusivamente con l’intendo di produrre un disco ma poi non danno continuità al proprio lavoro.
Inoltre ci interessano progetti originali, vale a dire di musica originale: pur amando da morire la tradizione degli standard, il nostro interesse è rivolto verso la musica originale, ed in particolare l’identità. Il concetto d’identità è qualcosa in cui crediamo moltissimo sia per quanto riguarda una visione unitaria della nostra etichetta sia per quanto riguarda l’artista e la sua musica.
Siete in attivo o in passivo? Fare dischi può ancora essere redditizo?
Siamo assolutamente in passivo! Di certo fare dischi per noi al momento non è un’attività redditizia, contiamo però di diventare presto editori (al momento ancora non lo siamo) nella speranza di poter un giorno anche guadagnare qualcosina.
Quello che di certo fino ad ora abbiamo guadagnato è una certa coerenza artistica ed integrità: ci teniamo moltissimo.
Abbiamo inoltre guadagnato moltissime nuove conoscenze, fatto incontri importanti, e UR è diventata sicuramente un ottimo veicolo per potersi presentare ad artisti, non solo italiani, che precedentemente avremmo forse faticato maggiorente a contattare

Quale obiettivi ti sei posto all’inizio di questa avventura?
“uello di crescere come artista, come individuo e anche come piccolo produttore musicale. Come dicevo prima, UR non deve essere una semplice etichetta discografica che si occupa della stampa e della distribuzione dei dischi, ma una sorta di catalizzatore di elementi che ruotano al mondo del jazz italiano: festival, uffici stampa, musicisti, organizzatori, videomaker, web designer, qualsiasi addetto ai lavori possa risultare interessato a collaborare con noi.
Devo dire che riceviamo davvero tantissime proposte di collaborazione e la cosa ci lusinga moltissimo: sarebbe davvero meraviglioso poter creare una rete di contatti attiva e virtuosa che permetta di mettere le persone in relazione tra loro per poter dar vita a sinergie lavorative sotto l’egida del jazz e della musica improvvisata.

Quali sono le vostre prossime uscite?
Sono davvero parecchie e tutte a loro modo importanti per la crescita di UR: mi piace ricordare il lavoro di un grande batterista come Tony Arco che guida un quintetto assai particolare in compagnia di un gigante del Jazz mondiale come Bob Moses, ed il lavoro in solo di Daniele Di Bonaventura, in uscita la prossima estate: un disco in cui Daniele si esprime al clavicordo (in particolare su uno strumento unico che è una copia del 1750) in dieci improvvisazioni scritte nel corso degli ultimi anni.

© Jazzit 2019

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