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Festival di Ravello 2018</br>Intervista a Maria Pia De Vito

Festival di Ravello 2018
Intervista a Maria Pia De Vito

10 luglio 2018

Oggi si inaugura la Sezione Jazz del Ravello Festival, curata per il terzo anno consecutivo da Maria Pia De Vito. Dal titolo “Roots and Wings”, si apre con il concerto del collettivo InventaRio insieme all’icona della Musica Popular Brasileira Ivan Lins. L’abbiamo intervistata.

Di Eugenio Mirti

Quali sono le peculiarità di questo festival?
Il Festival di Ravello nasce 67 anni fa come festival sinfonico scegliendo come nume tutelare Wagner, che dopo una visita a Villa Rufolo, sede storica dei concerti, scrisse sul registro dei visitatori il 26 maggio 1880: “Il giardino incantato di Klingsor è trovato”, riferendosi a una delle ambientazioni del suo Parsifal. Il luogo è davvero incantevole, e il palco sospeso su un vastissimo orizzonte marino è mozzafiato. Negli anni il Festival ha proposto aperture ad altri generi musicali ed artistici, diventando promotore di mostre d’arte, danza, fino a giungere alla forma attuale in tre sezioni: Sinfonica (Alessio Vlad), Danza e nuovi linguaggi (Laura Valente) e la sezione Jazz, affidatami per il terzo anno.

Quali sono le novità di questa edizione?
Ho intitolato questa edizione della Sezione Jazz del Ravello Festival: “Roots and Wings”, “Radici ed Ali”. Il filo conduttore è il lavoro di artisti che hanno fatto delle proprie matrici culturali campo di ricerca, un lavoro che dalla tradizione si sposta in avanti. Inoltre, come da tre anni a questa parte, c’è un focus sulle voci, quest’anno soprattutto maschili, eccetto Petra Haden che canta col quartetto di Bill Frisell. 

Come hai scelto gli artisti?
Il concept che ho descritto mi ha spinto ad invitare artisti come Ivan Lins, che viene dalla tradizione MPB, ma la cui cifra compositiva è stata profondamente ispirata dal jazz; notato da Quincy Jones giovanissimo, ha visto poi il suo repertorio essere frequentato ed eseguito da grandi voci quali Sarah Vaughan, la Mc Rae, Norma Winstone e molti altri.
Tigran Hamasian, la cui sintesi interessantissima ed intensa tra le sue radici armene e l’improvvisazione jazz, rock, ed elettronica lo ha portato giovanissimo alla ribalta nella grande scena internazionale. E’ un artista che adoro, sono felicissima di averlo al festival.
Kurt Elling, grande voce che discende da un lignaggio nobile come Mark Murphy e Frank Sinatra, con i suoi testi colti, i riferimenti all’attualità, la sua rilettura in vocalese di brani di Zawinul, Pastorius, Charlie Haden, rinnova la tradizione rimanendo radicato in essa.

Paolo Fresu, da sempre interessato alle “aperture” come la sua vastissima e variegata discografia dimostra, con Daniele di Bonaventura e il magnifico gruppo vocale corso A Filetta, ci racconta storie del Mediterraneo e in particolare, con il disco “Dance, Memoire, Dance” ispirato agli scritti di due eroi della resistenza corsa, ci parla di rifiuto per ogni forma di intolleranza e di razzismo. 

Bill Frisell, voce leggendaria ed innovativa del chitarrismo jazz, impegnato da sempre in una rilettura delle matrici americane, presenterà “When you wish upon a star”, progetto su musiche legate al cinema ed alla televisione, entrate nell’immaginario del pubblico americano ed internazionale. 

Ho dedicato una serata all’CM con un doppio evento: “Four Quartets”, produzione speciale del Ravello Festival con Theo Bleckmann, grande voce, collaboratore storico di Meredith Monk, amato dall’avanguardia newyorkese e non solo, con il bravissimo Stefano Battaglia alla composizione e piano, e Michele Rabbia, il poeta delle percussioni ed elettronica; a seguire, il trio Beloved di Django Bates, pianista e compositore geniale, che amo da sempre, e che ha fatto ritorno all’Ecm dopo qualche anno con il disco “The study of Touch”; un trio rodato da 10 anni di lavoro insieme, che con questo disco prosegue il suo lavoro di rilettura di Charlie Parker, intercalandolo con preziose composizioni originali. 

Perché la serata dedicata all’ECM?
Mi è sembrato naturale dedicare un evento ad ECM. Vuoi, o non vuoi, in sottotraccia nelle mie edizioni precedenti del Festival c’era sempre qualche artista ECM, è una realtà da cui non si può prescindere, un’etichetta che dal suo nascere ha dato il via a una nuova stagione, ha aperto le porte ad una via europea all’improvvisazione, ha fatto incontrare talenti incredibili. Il suo Fondatore e deus ex machina Manfred Eicher ha vinto quest’anno per l’ennesima volta il Downbeat Critics Poll come produttore dell’anno, ed ECM quello dietichetta dell’anno. E poi le new series…tutto il lavoro dedicato alla classica e classica contemporanea, Arvo Part, i compositori estoni…mi è sembrato bello celebrarlo.