Ultime News

Dot Time Records annuncia l’uscita di “Armstrong in Europe”

Dot Time Records annuncia l’uscita di “Armstrong in Europe”

29 settembre 2019

Dot Time Records ha annunciato l’uscita di “Armstrong in Europe”, parte della “Legacy Series” di Dot Time e quarta uscita di Armstrong, che presenta due registrazioni di spettacoli europei del mitico trombettista, recuperati dagli archivi del Louis Armstrong House Museum.

Le tracce da 1 a 9 del CD presentano la performance del 1948 di Louis Armstrong & His All-Stars al Teatro dell’Opera di Nizza, in occasione della prima edizione del Nice International Jazz Festival.

Le tracce 10-16 includono invece un live del 1952 dal teatro berlinese Titania Palast di Armstrong & His All-Stars; ad accompagnare questo CD e l’uscita in digitale è stata pubblicata anche una preziosa edizione in vinile, “Armstrong in Germany”.

L’esibizione al Teatro dell’Opera di Nizza presenta un quarantasettenne Louis Armstrong con Jack Teagarden al trombone e alla voce, Barney Bigard al clarinetto, Earl “Fatha” Hines al pianoforte, Arvell Shaw al basso e Sid Catlett alla batteria. La band di Armstrong del 1952 presenta invece Trummy Young al trombone, Bob McCracken al clarinetto e voce, Marty Napoleon al piano, Arvell Shaw al basso, Cozy Cole alla batteria e Velma Middleton alla voce. Entrambe le esibizioni europee dimostrano la straordinaria musicalità di Armstrong, le sue qualità di showman e la sua indiscussa leadership.

Armstrong fece il suo primo tour in Inghilterra nel 1932 e poi visse in Europa tra luglio 1933 e gennaio 1935. Questa esibizione del 1948 come headliner del Nice International Jazz Festival segnò il ritorno in Europa del musicista, diventando una delle prime manifestazioni di Armstrong come ambasciatore del jazz nel mondo, e fu a dir poco epocale. Il trombettista britannico Humphrey Lyttelton ha ricordato vividamente come si trovò a «tremare per la forza e intensità con cui Armstrong diresse la band. Se la batteria di Sid Catlett avesse iniziato a intromettersi troppo in un assolo, Louis si sarebbe girato verso di lui e gli avrebbe sibilato come un serpente. E più di una volta l’esuberanza di Earl Hines venne frenata da un forte “Cut it boy!”».

Il concerto registra un’impeccabile esibizione di Louis e degli All Stars: una vetrina del virtuosismo dell’ensemble, l’inconfondibile suono di Earl Hines al pianoforte adornato dalla magistrale esibizione dei tromboni di Teagarden, un piacere per il pubblico. Tuttavia Armstrong dimostra di essere il leader assoluto, sia che spari un’impetuosa improvvisazione su “Panama”, o che scatti come un demone su “Them There Eyes”. Louis e la band iniziano la serata con una versione strabiliante e sconvolgente di “Muskrat Ramble” di Kid Ory, per finire con un soddisfatto Armstrong che esclama “Yeah!” Il pubblico incantato esplode poi in un fragoroso applauso quando la band si esibisce nell’accattivante call-and-response di “Rocking Chair” di Hoagy Carmichael.

Successivamente la band presenta Barney Bigard, che dimostra la sua maestria al clarinetto sullo standard di Benny Goodman “Rose Room”. La band termina l’iconico pezzo con un esteso glissando sul clarinetto di Bigard, un’abbagliante nota alta, tenuta per quasi venti secondi, che porta alla chiusura della performance in modo scatenato, suscitando un’eccitazione senza pari del pubblico.

La voce di Armstrong è veramente energica e raffinata in queste registrazioni. Ironia della sorte, il promotore del concerto, Ernie Anderson, ricordava il manager di Armstrong, Joe Glaser, si raccomandò con il musicista prima del viaggio in Europa: «Qualunque cosa tu faccia, non cantare. Questi sono tutti stranieri. Ricorda, non capiscono l’inglese». Armstrong annuì, ma secondo Anderson, «Louis ignorò completamente le istruzioni di Glaser di non cantare e aprì tutti i concerti cantando l’inno di Fats Waller sulla discriminazione razziale in America, “Black and Blue”. E fu sempre meravigliosamente accolto. Continua Glaser: «Noi, come ascoltatori, possiamo solo essere grati che la richiesta di Glaser sia stata totalmente ignorata da Armstrong».

Le registrazioni del 1952 a Berlino videro una serie di cambiamenti: il collaboratore di lunga data di Armstrong, Arvell Shaw, riprese il suo ruolo al contrabbasso mentre Cozy Cole sostituì Catlett malato. Bigard venne rimpiazzato dal clarinettista di origini texane Bob McCracken. Il pianista Marty Napoleon e il trombonista Trummy Young apportarono una nuova, eccitante energia al gruppo. La registrazione include un divertente duetto con Middleton su “Can Anyone Explain”, un lento ed emozionante ritorno al passato con “Tin Roof Blues” e uno dei più grandi successi Decca di Armstrong del periodo, “A Kiss to Build a Dream On”.

In un’intervista con Edward R. Murrow nel 1955, Armstrong disse: «Abbiamo suonato in un concerto in Germania, era la prima volta che ci esibivamo lì, e la gente al nostro primo ingresso in palcoscenico stava seduta, con i suoi occhialetti… Ma quando siamo arrivati ​​a “The Bucket’s Got a Hole in It”, li abbiamo travolti e messi al tappeto e… [iniziando a battere le mani e i piedi] “Yeah, Daddy”!».

Questi tesori ritrovati vanno insomma a catturare le spumeggianti esibizioni di Satchmo in Europa, che, per quanto riguarda la vitalità e l’energia, sembrano addirittura superare le performance nel suo paese d’origine, l’America.

CD disponibile al seguente link: www.dottimerecords.com/product/louis-armstrong-live-in-europe

INFO

www.dottimerecords.com