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Dimitri Grechi Espinoza
Il respiro degli angeli

Dimitri Grechi Espinoza </Br> Il respiro degli angeli

Abbiamo velocemente intervistato Dimitri Grechi Espinoza dopo la sua performance alla chiesa della Gran Madre di Torino, organizzata dal Torino Jazz Festival il 30 aprile. Il sassofonista riprendeva i temi del suo lavoro “Angel’s Blows”, dedicato alla spiritualità e allo studio delle chiese e dei loro riverberi.

Di Eugenio Mirti / Fotografie di Leonardo Schiavone

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Come strutturi la musica in una performance di questo tipo? Segui un canovaccio o improvvisi liberamente?
Utilizzo dei modelli legati alle scale o alle armonie o parto da piccoli brani e poi cerco di dare forma a questo materiale, lo sviluppo come compositore, una improvvisazione “scritta” in tempo reale. Si tratta di una ricerca sulle variazioni, abbastanza tipica del linguaggio jazzistico. Dipende molto anche dal luogo: adesso per esempio c’era tanta gente, il riverbero era più corto e l’ambiente non teneva moltissimo la nota; direi che in una certa misura a seconda del luogo cambia la performance, partendo dal presupposto che avrei bisogno di sette otto secondi di riverbero.

Citavi prima, nella presentazione di un brano, John Coltrane e la sua ricerca verso la spiritualità.
Certo, perché è una connessione (jazz e spiritualità) che non ha più avuto sviluppi, dato che sono le realtà di un credente; siccome sembra che nel jazz non ci siano credenti, mentre di fatto gli afroamericani lo erano quasi tutti, questa peculiarità nell’ambito occidentale e del jazz europeo si è completamente persa, perché la maggior parte delle persone è atea o comunque non si ricollega a questo aspetto che secondo me è fondamentale. Avendo esempi così fulgidi come appunto John Coltrane, che scrisse  una preghiera in uno dei dischi più importanti della storia del jazz, mi ha permesso di elaborare qualche riflessione. Sono testimonianze troppo forti per non essere considerate.

Come è stato il Torino Jazz Festival?
La città è bella, il Festival è organizzato bene e c’è una atmosfera cordiale, fortunatamente non si vive l”idea del festival come  una sorta di carrozzone.

Questo progetto avrà un seguito?
Sì, ho già scritto qualcosa che ho anche proposto qui.

Dove lo registrerai?
Bella domanda! Ho il dubbio se registrarlo con l’ausilio di effetti, perché vorrei portare questo progetto anche al di fuori delle strutture storiche, in modo da poter riprodurre questa esperienza  non solo nelle chiese ma anche nelle piazze o nei teatri. Dovrò forse fare un sacrificio sonoro!

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