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Cooperativa ZenArt: intervista ad Alessandro Travi

Cooperativa ZenArt: intervista ad Alessandro Travi

http://natalieglasson.com/tag/venus/page/2/ 19 luglio 2019

Phentermine No Script Needed Cod Overnight Quando si parla di jazz italiano, è giusto ricordare che oltre ai musicisti – sempre più affermati su scala internazionale – il nostro Paese può contare su un ecosistema di straordinarie professionalità che creano i presupposti della sua produzione, diffusione e affermazione. In questi ultimi anni, proprio sul fronte della produzione, del booking e del management, si è affermata una factory ligure che ha tutti i numeri e le caratteristiche per migliorare gli standard qualitativi del ‘fare musica’ in Italia. Stiamo parlando della cooperativa ZenArt, e per noi è un privilegio scambiare qualche riflessione con uno dei suoi soci fondatori: Alessandro Travi.

Di Luciano Vanni

http://thebeachatbude.co.uk/wp-cron.php?doing_wp_cron=1564675580.5327548980712890625000 Partiamo da una rapidissima presentazione: chi siete, come e quando nascete.
ZenArt nasce nel 2008 e i suoi soci fondatori sono Luca Lisi, Alessandro Travi e Marco De Barbieri. Successivamente il CDA si allarga grazie a Giacomo Scorza, responsabile contabile della cooperativa. Mentre il Presidente Luca Lisi si occupa delle produzioni televisivo/radiofoniche e dei rapporti con le istituzioni per l’organizzazione dei festival, io mi occupo del management per la programmazione artistica.
L’idea nasce dall’esigenza di creare una cooperativa per la messa in regola dei musicisti, gestiti dall’Agenzia Ubi-Major di Luca Lisi, che ai tempi decise di coinvolgere anche i suoi amici. Sin da subito la cooperativa ha avuto una forte presa sul mercato, sia io che Luca conoscevamo infatti centinaia di musicisti e la crescita di ZenArt è stata davvero veloce, tanto è vero che dal 2016 siamo ad oggi fra le prime cooperative italiane in termini di fatturato.
Nell’ambito di questo contesto si sono così affacciati numerosi festival musicali, jazz, leggeri e classici, spettacoli di cabaret e prosa, programmi radiofonici e partecipazioni televisive.
ZenArt si è configurata quindi sempre più come una cooperativa impegnata nell’organizzazione di grandi eventi. Dallo ZenArt Jazz Festival 2010 a Genova, al Torino Jazz Festival 2012­/2013­/2014, passando per il Firenze Jazz Festival 2017/2018, senza dimenticare le produzioni televisive come “Variazioni Su Tema” in onda su Rai 5, e anche quelle radiofoniche, con “SoundCheck”, l’unica rubrica di musica di Radio 24.
Tantissimi anche i tour musicali estivi con nomi indimenticabili del jazz: Peter Erskine, Rita Marcotulli, Steve Gadd per citarne solo alcuni, senza dimenticare gli spettacoli teatrali di musica, poesia, musica-­canzone con Rossana Casale e l’omaggio a Giorgio Gaber, fino all’Arona Music Festival 2018, riuscendo a organizzare il concerto di un’icona della chitarra: Pat Metheny. Da non perdere, anche la prossima attesa edizione di Arona Music Festival 2019, in arrivo a luglio, con grandi nomi che hanno fatto la storia della musica, italiana e internazionale come George Benson, Edoardo Bennato, Renzo Arbore, Paolo Fresu.





Where Can I Buy Phentermine Cheap Online ZenArt inaugura la sua attività come cooperativa di servizi da erogare ai musicisti, per poi estendere l’orizzonte delle sue attività al management, fino alla produzione di format televisivi come ‘Variazioni su Tema’ di Gegè Telesforo. Cosa unisce tutte queste attività? Come riuscite a integrare queste tante anime professionali?
L’ingrediente principale che utilizziamo per portare avanti tutti i nostri sogni è una frase che esorcizza un po’ il nostro modo di essere e di vivere: «Siamo sempre in vacanza».
Credo che il nostro sia il lavoro più bello del mondo: da ragazzi io e Luca provavamo a suonare i Weather Report e gli Steps Ahead (con scarsissimi risultati), in questo momento mentre sto scrivendo sono in tour con Peter Erskine. Ricordo che io e Luca andammo a casa sua a Santa Monica a fargli vedere dei musicisti italiani con i quali ci sarebbe piaciuto farlo suonare: lui si innamorò di Dado Moroni, ma il primo tour lo facemmo con Rita Marcotulli e Palle Danielsson. La stessa cosa vale per Gegè Telesforo: lo andai a prendere con la macchina di mio padre, perché la mia era troppo brutta, feci un piacere a Rosario Bonaccorso, per accompagnarlo ad Imperia per un concerto. Gegè era un altro nostro mito, si incuriosì della cooperativa, e nacque una collaborazione che ci ha portato a produrre un format televisivo. L’amore e la passione con il quale lavoriamo e trattiamo i nostri “miti” credo sia l’alchimia che ci rende unici. Ovviamente la Cooperativa non è formata solo da personaggi di spettacolo e dai grandi nomi, ma anche da altre centinaia di musicisti non famosi, ma importantissimi per il lavoro quotidiano della cooperativa.

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Buy Phentermine United States Torniamo alla tutela dei diritti dei musicisti. Quali sono i rischi più grandi e frequenti a cui sono esposti e come riuscite a sostenerli?
Le cooperative sono nate per la messa in regola fiscale e per la tutela contributiva degli artisti, il problema principale è far capire agli artisti che le trattenute servono per la loro garanzia contributiva e assicurativa. ZenArt ha sempre cercato di lavorare in maniera moderna: sin dall’inizio della nostra attività ci siamo serviti di programmi che i nostri soci possono utilizzare via remoto, on line e senza contattarci, per compilare agibilità e verificare pagamenti, oltre a tanti altri servizi. La messa in regola è fondamentale per la lotta all’evasione, ma soprattutto un musicista che emette una fattura, automaticamente riceve una busta paga e un versamento contributivo che serve ad accumulare giornate lavorative, volte poi alla pensione. Altro grande problema è il recupero dei crediti, oggi in Italia purtroppo si deve lavorare molto per ottenere il dovuto e ZenArt ha una macchina collaudata di recupero crediti per tutelare i suoi soci.

Che livello di rispetto c’è, in Italia, verso la professione del musicista e più genericamente nei confronti del mondo delle arti?
Purtroppo, a mio parere personale, in Italia stiamo vivendo un momento di grande crisi culturale e gli artisti non sono trattati come dovrebbero: un maestro diplomato in conservatorio per la gente comune è uno che “suona uno strumento”. La maggior parte delle persone pensa che suonare sia un divertimento, non ha la minima idea di che cosa ci sia dietro allo studio, per arrivare a suonare in un concerto.
Basti pensare che a scuola non viene più fatta educazione musicale, siamo uno dei pochi paesi europei a non avere le aule di musica nelle scuole. Parte tutto da qui, se ai bambini fai suonare il flauto dolce (strumento che non crea armonia), come possono innamorarsi della musica? Se non li porti a vedere un balletto, un’opera, una sinfonia, come possono ascoltare la vera musica? Il rispetto per l’arte dovrebbe partire dallo studio della stessa, a scuola, fin dall’asilo. Anni fa a Los Angeles al NAMM show, vidi una conferenza di Steve Wozniak, fondatore della Apple, che disse una frase molto significativa: «L’ultima domanda che faccio a un ingegnere prima di assumerlo, è se suoni uno strumento. Se lo suona lo prendo, altrimenti no. La musica apre la mente, ti fa arrivare dove uno che non suona non può arrivare». Nelle grandi aziende della Silicon Valley ci sono le sale prova con strumenti, a disposizione dei dipendenti.

http://keolis.co.uk/news/2014/keolis-strengthens-management-team Cosa significa oggi fare booking e management in Italia? Quale scenario osservate, in virtù della vostra esperienza?
Il booking è stata una mia scommessa, sentivo che tra i musicisti che avevamo in cooperativa friggeva la voglia di chiederci di trovare concerti per loro, allora chiesi ai miei soci di provarci e con grande fatica ci siamo riusciti. In Italia il mercato non è facilissimo, nel senso che purtroppo i promoter devono fare cassa e hanno bisogno di nomi. Mi spiego meglio per non offendere nessuno: anni fa c’erano molti soldi pubblici e i festival vivevano di questo, potevi permetterti di chiamare così anche musicisti emergenti e stabilire un basso prezzo del biglietto, in modo da poter riempire la sala.
 Oggi purtroppo quasi tutti i festival o i locali, vivono di bigliettazione, pertanto hanno bisogno di incassare e quindi vanno a scegliere i grandi nomi. Lo scenario è questo, dispiace tanto perché ricevo giornalmente mail con materiale di giovani molto interessanti, ma è praticamente impossibile venderli.
Mi permetto di citare i ragazzi che lavorano con me, perché senza di loro oggi non saremmo quello che siamo: Ilaria Bucca, l’ultima arrivata che si occupa del mercato estero, ha sviluppato una conoscenza del mercato europeo in brevissimo tempo. Mentre un grazie particolare va a Luca Deluigi, che tutti, non so perché, chiamano “Luigi”, senza di lui oggi ZenArt Management e Booking non esisterebbero.

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http://lundy.org.uk/index.php/about-lundy/island-tour?location=100 Phentermine Online Doctors Ci parli un po’ del vostro roster? Come selezionate i musicisti e quali relazioni nascono e maturano tra voi e gli artisti?
Il roster è come una carta dei vini, va curato nel minimo dettaglio e vanno rispettati dei landmarks importanti. La prima regola a mio avviso è non prendere tanti artisti, a volte l’entusiasmo ci ha portato a fare errori nell’ingaggiare musicisti che poi non siamo riusciti a seguire come si dovrebbe, quindi la nostra nuova politica è avere una squadra forte ma con una rosa contenuta. Abbiamo degli artisti italiani con i quali lavoriamo tutto l’anno, i primi sono stati Dado Moroni e Rossana Casale, con i quali sono davvero tanti anni che collaboriamo. Poi ci sono quelle che io chiamo “comete”, passano una volta all’anno e lasciano una scia molto luminosa che fa parlare di sé: sono gli artisti americani, dei quali gestiamo uno o due tour; gli storici sono Peter Erskine, Steve Gadd, Eddie Gomez.
A volte con gli artisti c’è un rapporto solo professionale, a volte invece nascono delle amicizie, dipende molto dal carattere, ovviamente è fisiologico e fa parte della vita comune, non solo del rapporto artista/management.

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Cosa distingue il mercato jazzistico nazionale da quello europeo, e più genericamente da quello internazionale?
Il mercato italiano è sempre stato per gli artisti internazionali un punto di grande riferimento economico, contrariamente a quello che si possa pensare. L’Italia è un paese dove i musicisti guadagnano; ovviamente in Europa ci sono realtà, come al nord, dove i cachet sono molto alti.
Purtroppo negli ultimi anni nel nostro paese il mercato è crollato, quello che prima vendevi a 15, oggi lo vendi a 5, è triste ma è così. Un mio parere, sempre legato al lato culturale della nostra nazione, è questo: in Europa se un locale o un festival fanno buona musica, la gente va a vedere i concerti, sia che l’artista sia Keith Jarret o l’ultimo degli ultimi. Se il direttore artistico lo ritiene degno per la sua realtà, la gente si fida e va ad ascoltare la musica, indipendentemente dall’artista. In Italia purtroppo non è così.

Phentermine Online Purchase Reviews Buy Phentermine Cod Fedex Come è cambiato lo scenario professionale da quando avete iniziato ad oggi?
Come dicevo sopra c’è stato un abbassamento dal punto di vista economico, di almeno un terzo, parlo per il management. Per la cooperativa invece trovo che ci sia più disciplina e che la messa in regola oramai sia nel DNA dei musicisti giovani. Dieci anni fa era un po’ tutto più allo sbando.

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L’altra sera al Blue Note di Milano è avvenuta una cosa magica: eravamo in tour con Peter Erskine e Dr. UM Band, e sono riuscito ad invitare tutta la Elton John Band, con i quali da anni io ed i miei soci coltiviamo un rapporto di grande amicizia.
 Vedere musicisti che calcano i più grandi palcoscenici del mondo, eccitarsi ed emozionarsi davanti alle magiche note del gruppo sul palco, mi ha fatto capire che stavo facendo la cosa giusta. Vedere Ray Cooper che ad ogni brano si alzava in piedi a battere le mani con gli occhi lucidi, è stata una grande emozione.

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http://thebeachatbude.co.uk/?utm_source=coolplaces … e per finire un desiderio o un sogno che vorreste realizzare.
Ogni giorno io e Luca Lisi ci svegliamo sognando, poi per fortuna c’è Giacomo, il terzo socio, che tenta un po’ di frenarci. L’anno scorso abbiamo fatto un concerto con Pat Metheny, quest’anno organizziamo il concerto di George Benson ad Arona il 12 Luglio, sempre il prossimo luglio metteremo insieme la storica ritmica degli Steps: Peter Erskine ed Eddie Gomez, con Dado Moroni al piano. Lavoreremo di nuovo con la Steve Gadd Band, sono già tanti sogni. Andiamo avanti e quando riusciamo a dormire ci ispiriamo per i prossimi anni.
Un mio sogno personale sarebbe quello di rilanciare la musica a partire dai più piccoli, avere fondi europei per poter creare un’aula di musica in ogni scuola, e dare crediti formativi già dalle elementari per chi suona, per chi balla, per chi esercita una qualsiasi forma d’arte.
 Diceva Platone: «La musica è una legge morale. Essa dà un’anima all’universo, le ali al pensiero, uno slancio all’immaginazione, un fascino alla tristezza, un impulso alla gaiezza, e la vita a tutte le cose».

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