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Contemporay piano</br>Intervista a Vivienne ChuLiao
Photo Credit To Paolo Terlizzi

Contemporay piano
Intervista a Vivienne ChuLiao

3 gennaio 2017

Vivienne ChuLiao è una giovane e talentuosa pianista taiwanese che conobbi a Taipei; diplomatasi al  Royal Conservatorie dell’Aia,  ha appena pubblicato il suo nuovo album “It’s Time”

Di Eugenio Mirti

Perché hai registrato questo primo disco?
Perché mi sono diplomata al Conservatorio e nel periodo scolastico ho sviluppato il mio piano trio formato dal bassista coreano Kyu Jin Jang e dal batterista portoghese João Sousa. Ci siamo diplomati tutti e siccome ognuno è tornato a casa e nessuno aveva idea di cosa avrebbe fatto in futuro ho pensato che era ora di fissare le canzoni e porre un punto fermo. Ci tengo a ringraziare anche Paolo Terlizzi del Six Hats Studio per le fotografie e  Riccardo Maria Esposito per l’artwork.

Cosa farai adesso?
Cercherò di stare in Europa, forse in Olanda o forse in Italia, dipende.

Ci sono due brani che sono inni religiosi che hai arrangiato per il tuo disco; perché questa scelta e come hai lavorato agli arrangiamenti?
Sono buddista, questo mi ha aiutato moltissimo quando sono venuta in Europa, per la disciplina mentale e per affrontare le emozioni negative. Non è che voglio convertire le persone alla mia religione, mi piace però far capire a tutti la positività di questo pensiero, cercando di toccare il cuore della gente e la loro vita con queste musiche.

Il jazz è una forma d’arte americana; tu sei taiwanese e hai studiato in Europa; pensi si possano riconoscere queste influenze nel tuo modo di suonare o ti senti più cosmopolita?
Naturalmente: cerco sempre di trovare un buon equilibrio, ma la linea base è quella che stiamo suonando jazz e quindi quello è il linguaggio che deve esserci. Inoltre per me suonare brani originali è più personale rispetto agli standard. Mescolo il mio background con la classica e il jazz, tutto insieme. C’è sempre qualcosa da migliorare, ma il jazz è il punto di partenza e non si arriva mai. La nostra scuola ci ha insegnato la tradizione americana, quindi non credo di rappresentare la musica europea più di tanto, forse l’influenza è data dal fatto che ho studiato e vissuto qui.

Come lavori alle composizioni?
Quando vedo qualcosa, o mi vengono dei pensieri che voglio esprimere musicalmente inizio improvvisando, poi a volte mi fermo, altre volte proseguo, ma comunque registro il tutto. Poi magari c’è un”altra idea, e così via, proseguo con molti spunti non finiti. Riascolto tutto dopo qualche giorno, o anche settimane, per superare le emozioni di partenza. A quel punto lavoro sul materiale che mi piace.

Quali sono i tuoi compositori preferiti?
Monk.

Cosa vorresti raggiungere nei prossimi anni?
Cercare di rimanere tare in Europa e suonare la mia musica, possibilmente in trio, anche se ho un duo con  e a volte suono anche in piano solo.

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