Ultime News
Changes</br>Intervista a Claudio Quartarone

Changes
Intervista a Claudio Quartarone

22 luglio 2018

Si intitola Changes ed è prodotto da Workin’ Label l’ultimo album di Claudio Quartarone, realizzato per sola chitarra; l’abbiamo intervistato.

Di Eugenio Mirti

Come lavori nel coniugare classica e jazz?
Non ho dovuto fare particolari sforzi avendo iniziato a suonare musica classica da bambino. È chiaro che questo background si riflettaeanche quando mi approccio al jazz, che però io non intendo solamente come l’improvvisare una linea melodica su degli accordi dati, ma come “composizione estemporanea” in senso più ampio. Per capirci, è la lezione di Bill Evans e più in generale degli anni 50′, il cool, il mio periodo preferito nel jazz. C’è quindi la massima attenzione possibile ai dettagli, pur sempre nella spontaneità del momento.

Come hai scelto i brani da reinterpretare?
Gli standard che suono nel disco ma anche quelli che suono in generale devono avere per me un valore affettivo. Solo in quel caso riesco a farli miei. Alcuni sono come un laboratorio per sperimentare nuove soluzioni armoniche, altri scelgo di suonarli perché hanno una bella struttura melodico/armonica, oppure perché rappresentano una sfida, vedi i brani di Coltrane, dipende insomma… Non c’è una regola, ma devo innamorarmi del brano che suono. Ecco perché penso che difficilmente riuscirei a fare il turnista o a inserirmi in un contesto da sideman. Lo so, il mio approccio ha dei limiti.

Come lavori alle composizioni?
Non ci lavoro. O meglio, il lavoro viene dopo. Le mie composizioni sono catturate dalle mie antenne, mi sintonizzo con quella che mi piace definire l'”intelligenza infinita” e la musica arriva da sola. Non è uno sforzo conscio, le mani vanno li dove devono andare, succede più spesso appena sveglio o a notte fonda. Il lavoro razionale si innesca dopo, per sistemare il tutto in modo coerente. Sono una persona estremamente razionale, il che credo sia fondamentale in fase di studio, ma quando ci si presenta come artisti la razionalità assume un aspetto decisamente secondario, pur sempre rimanendo fondamentale. Ci vuole equilibrio.

Qual è la sfida maggiore di un progetto per chitarra sola?
Credo che per un chitarrista, la formula chitarra sola sia la sfida più difficile che esista. La chitarra, soprattutto classica, non è uno strumento da prendere alla leggera, per una infinità di fattori, in primis la tecnica. Inoltre tutte le responsabilità ricadono sulle tue spalle. Poi immagina di essere cresciuto con la maestosità delle composizioni chitarristiche colte, e tentare ogni volta di avvicinarti ad esse. Credo sarà una sfida infinita e non sarò mai soddisfatto a pieno di ciò che suono. Ma amo spostare l’asticella dei miei limiti. Credo sia per questo che veniamo al mondo.

Come definiresti Changes in tre aggettivi?
Inusuale, coraggioso, sofferto.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Ho appena creato un nuovo suono elettrico e non vedo l’ora di farlo ascoltare! L’idea è quella di usarlo in trio con contrabasso e batteria. Mi sento come se gli anni non fossero passati e io abbia appena aperto la porta che conduce alla musica, quella sincera, che va oltre l’ego e la tecnica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *