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Bravo Baboon
Oversea
Inside the Score

Bravo Baboon<br/>Oversea<br/> Inside the Score

25 novembre 2019

Il nuovo appuntamento con “Inside the Score”

Nuovo appuntamento con la rubrica Inside The Score: abbiamo chiesto ad alcuni dei musicisti più emblematici della comunità jazzistica italiana di raccontarci una loro composizione. Buona lettura.

Di Gianluca Massetti; a cura di Eugenio Mirti

Oversea è la prima traccia contenuta nell’album “Humanify” uscito nel 2019 per l’etichetta discografica Auand Records e registrato con il gruppo musicale Bravo Baboon.

Il brano di mia composizione nasce da un’idea legata ad una sequenza di immagini in movimento, una colonna sonora di quello che avevo in testa. Sono sempre stato affascinato dal fondamentale ruolo musicale che entra in gioco nelle pellicole cinematografiche; spesso il mio lavoro compositivo nasce da un fatto realmente accaduto, o da un avvenimento totalmente immaginato, mai esistito, dai caratteri strettamente onirici. In questo caso dietro alla scrittura del brano c’è un concetto ben saldo, un’idea che ho cercato di tradurre in musica.

Mi sono concentrato sulla chiusura di pensiero da parte dell’uomo, troppo spesso incapace di guardare al di là del proprio naso, un po’ per insicurezza, un po’ per pura ignoranza. La grande difficoltà nell’uscire dagli schemi mentali costruiti e radicati nel tempo non permette all’individuo di pensare di poter superare i propri limiti. Per questo motivo ho immaginato di spingere la sua coscienza verso nuovi mondi e, in maniera metaforica, come in una scena cinematografica, portarla su grandi velieri in viaggio verso l’ignoto. Essere disposti perfino ad oltrepassare l’oceano per poi toccare terre sconosciute è sinonimo di ricerca, curiosità, adattamento, scoperta e va contro l’ottusità mentale che anestetizza il pensiero.

Sotto il profilo musicale ho deciso insieme al bassista Dario Giacovelli e al batterista Moreno Maugliani di fondere le sonorità elettroniche a quelle acustiche, un tratto distintivo voluto per l’intero album. L’idea della convivenza di questi due mondi ci ha permesso di sperimentare e ricercare nuove soluzioni sonore, supportata dalla scelta di usare effetti live e in post-produzione.

La totale composizione può essere divisa in due parti, sia per quanto riguarda l’aspetto ritmico sia per quello legato al mood generale, con armonie e melodie differenti.

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Parte1:  (A) (B) (C) (D):

L’utilizzo del Rhodes in loop è un carattere distintivo e lo considero anche un elemento portante sul quale si poggia la prima parte della composizione; il brano nasce da questa idea di groove in 3/4 (A) sulla quale si poggia la prima melodia suonata dal basso elettrico. Ho deciso successivamente di creare un’altra sezione musicale (B) che si differenzia nettamente dalla prima attraverso lo stop del loop, il cambio di ruolo del basso che suona le fondamentali, l’entrata della batteria sui piatti e un nuovo accenno di melodia, che si completa in divenire, suonata al piano acustico su un ciclo di quatro accordi. Questa parte di 16 misure si conclude bruscamente per lasciare di nuovo spazio al Rhodes che si trova ancora una volta solo, come da intro, ma soltanto per due battute.

La fase successiva (C) ha un carattere decisamente più incisivo con un vero e proprio groove di batteria e basso che prende gli accenti del loop sottostante. Su questo tipo di tappeto ritmico il pianoforte acustico, volutamente effettato, si muove in maniera “floating” sul tempo, in contrasto rispetto agli altri strumenti, creando dei giochi sonori e ribattuti. È una sorta di momento solistico di mood su struttura aperta legato principalmente al sound generale, che si alterna a degli elementi melodici di quattro misure derivanti dalle top note di alcune triadi estratte. Questa fase si conclude con la ripresa tematica principale da parte del piano acustico che svolge il ruolo di segnale per passare alla sezione successiva (D).

Qui il loop di Rhodes si ferma definitivamente per lasciare spazio alla dinamica forte del piano, basso e batteria che, in maniera ancor più decisa, riprendono la fase (B) seguendo maggiormente la ritmicità della melodia principale che viene suonata nella sua completezza. Questo momento di sedici misure subisce la stessa frenata brusca analizzata in precedenza e segna il finale netto della prima parte della composizione.

Parte 2: (E) (F) (G) (H):

A livello concettuale e di immagini, come detto in precedenza, ho ragionato in maniera cinematografica pensando alla prima parte come una partenza di grandi navi che si allontanano dai loro porti sicuri e affrontano l’oceano, sfidandolo e superando ogni difficoltà, dal mare mosso e minaccioso al vento forte che quasi distrugge le vele. In questa seconda parte ho voluto ricreare quel senso di quiete dopo la tempesta, un’idea di pace regalata dalle acque piatte e limpide e dallo scorgere in lontananza, ancora nascoste tra la foschia, nuove terre fino a quel momento sconosciute.

In questa parte di sedici misure (E) ho voluto creare un momento completamente pianistico con nuovi elementi melodico/armonici. L’andamento è totalmente diverso e meno serrato, così come l’approccio nel suonato nel quale ho cercato maggiore spazialità. Anche ritmicamente il brano subisce una variazione passando dal 3/4 al 4/4.

La sezione successiva (F) preannuncia a livello ritmico e armonico quello che avverrà nell’ultima parte di brano. Attraverso un lavoro di scarnificazione vengono presi dal basso, batteria e piano soltanto alcuni accenti, molti dei quali spostati, che creano instabilità e fanno perdere spesso il senso del battere all’inizio delle misure. Dopo la sezione (G) dedicata ad un solo di piano in crescendo sulle armonie della fase (E), si passa alla coda (H) nella quale si esplica totalmente il gioco ritmico accennato nella (F).

La griglia che ho seguito è quella basata sulla polimetria che si genera sulle quartine di un tempo ternario nonostante ci si trovi in un 4/4. Il risultato finale è uno spostamento degli accenti che trovano il battere ogni 3 misure, ma per poter avere un numero pari di otto battute ho manipolato la penultima concludendo il ciclo ritmico e abbandonando prematuramente il discorso polimetrico.

Il finale del brano è un fade out naturale da parte del basso e della batteria che a poco a poco lasciano in solitudine il pianoforte. Qui lo strumento, nudo e privo della scansione ritmica di accompagnamento in 4/4, perde il concetto della quartina e va a concludere il brano sulla seconda misura del ciclo ritmico/melodico.

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