Ultime News
BASSically Jazz<br/> Intervista a David Finck

BASSically Jazz
Intervista a David Finck

21 agosto 2019

L’intervista al bassista americano

Si intitola “BASSically Jazz” il nuovo album di David Finck, bassista americano particolarmente conosciuto per le sue attività di sideman. L’abbiamo intervistato.

Di Eugenio Mirti

“Bassically Jazz” è il tuo terzo album da leader: come hai scelto i musicisti?
Scelgo i musicisti per una registrazione in funzione di vari aspetti: il suono, le idee musicali, le capacità in studio (che includono l’abilità di prendere delle direzioni). “Bassically Jazz” è costruito con materiale che richiede la conoscenza di Jazz, Samba, musica teatrale e musica cubana: era importante riuscire a far funzionare le cose senza troppe parole.

E come hai scelto i brani?
Sono l’elemento più importante, scelgo sembre delle composizioni che mi piacciano melodicamente e armonicamente. E, naturalmente, se hanno il testo deve funzionare bene insieme alla musica. Per esempio “The Summer Knows” è una combinazione meravigliosa di musica e poesia, e Linda Eder (voce, NdR) ha realizzato uno splendido lavoro.

Hai usato vibrafono, chitarra e trombone: come hai scritto gli arrangiamenti?
Ho usato la chitarra nella sezione ritmica in tutti i brani con i tempi binari (“Tuyo”, “I Love You So”, “Bluesette”, e “O’ Barquinho”), e lo stesso vale per le percussioni, sono uno standard nella musica latina. Inoltre ho sempre apprezzato l’insieme di vibrafono e  basso e vibrafono e flauto, cambiano reciprocamente il suono e queste combinazioni non si sentono molto spesso.

Cambia il tuo modo di suonare quando sei leader rispetto a quando sei sideman?
Probabilmente cambia un pochino quando dirigo il gruppo, forse anche solo quando sono in studio di registrazione: ho scritto gli arrangiamenti, sono il produttore, il bassista, e ci sono molte cose cui pensare. Questo è il motivo per cui ingaggiare i musicisti, lo studio e il tecnico giusto rende le cose più semplici. In generale però direi che non cambia molto il modo in cui suono.

Quali sono i musicisti che ti hanno ispirato di più? E i giovani che ascolti più spesso?
Sono stato ispirato da centinaia di musicisti, J.S. Bach è uno dei miei preferiti di sempre (le linee di basso migliori), amo Wagner e Richard Strauss, le melodie e le orchestrazioni sono incredibili. Amo tutti i grandi nella musica classica, Tchaikovsky, Stravinsky, Mozart.Anche nel jazz direi i grandi: Miles Davis, Gene Ammons, Cannonball Adderley, Bill Evans, Frank Sinatra, Elis Regina, Herbie Hancock, Philly-Joe Jones, Dizzy, Gillespie…  per il basso direi Paul Chambers, Ray Brown, Red Mitchell, Eddie Gomez, Ron Carter, George Mraz, Michael Moore, Scot LaFaro, Anthony Jackson e molti altri; imparo qualcosa da tutti, ed è uno dei motivi che rende la musica così grande!

Hai lavorato con tantissimi musicisti; c’è un aneddoto che hai voglia di condividere?
Uno dei grandi con cui ho lavorato è stato Sir Andre Previn, un musicista di primissimo ordine che sembrava sapere tutto! Una volta lo sentii dirigere la Boston Symphony che suonava un brano di Ralph Vaughn Williams (penso che fosse “A Lark Ascending’). Dopo il concerto andai nel backstage e gli dissi quanto amo Vaughn Williams, e lui mi rispose: “sai David, quel primo accordo:  potrei abbassare le braccia e ascoltarlo per un’ora, il suono, l’orchestrazione sono incredibili”. In quel momento ho realizzato che a prescindere dai Grammy , Oscar, Cavalierato, quello che a lui importava era come suona la musica. Un grande momento e una grande lezione da un grande maestro.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Sarà qualcosa che proseguirà “Bassically”, non ho ancora deciso. Nel frattempo produrrò delle registrazioni per altri artisti.

img