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American Sounds For Two<br/>Intervista a Enrico Pieranunzi

American Sounds For Two
Intervista a Enrico Pieranunzi

 3 agosto 2018

In Musica nell’ambito della rassegna Art City 2018 presenta domani sera l’inedito concerto di Enrico Pieranunzi con Stafano Cardi, dal titolo American Sounds For Two, che si terrà a Bassano Romano (VT) alle 19 a Villa Giustiniani, in Piazza Umberto I. Abbiamo intervistato il pianista.

Di Eugenio Mirti

Come nasce questo duo?
Nasce da “passioni musicali incrociate”. A Stefano son sempre piaciuti i linguaggi non convenzionali, compreso il jazz. L’ha sempre dimostrato sia nella sua attività di concertista e insegnante che in quella – in cui pure è bravissimo – di organizzatore. A me è sempre piaciuta la chitarra, strumento il cui suono ha accompagnato da vicino tanti anni della mia vita (mio padre Alvaro era chitarrista). Così abbiamo deciso di incrociare… le corde.

Come avete scelto il repertorio?
Chitarra e pianoforte hanno un repertorio temporalmente strano. Tanta musica di inizio Ottocento, poca del Novecento, che per entrambi è il periodo più interessante. L’inconveniente s’è però presto trasformato in una grande opportunità: scarseggiando le musiche del secolo che ci interessava abbiamo infatti deciso di trascrivere per il duo brani di musicisti “non accademici” del Novecento come Joplin, Gershwin, Nazareth, Brubeck, autori che prima di noi nessuna formazione chitarra-pianoforte ha mai suonato. Ci siamo insomma voluti avvicinare a materiali e atmosfere diversi dall’usuale come il blues, i ritmi di tango ecc., che anche per il pubblico costituiscono una novità molto gradita.

Come combinate improvvisazione e musica scritta?
Reggiti forte: quello che sto per dire ti potrà infatti sorprendere e sorprenderà chi leggerà questa intervista. Dichiaro infatti solennemente che “non c’è praticamente improvvisazione in questo duo; suoniamo solo musica scritta”
. L’equivoco, temo, nasce ancora una volta dall’ etichetta di “jazzista” che ho l’immenso privilegio di avere addosso (dico “ancora una volta” perché lo stesso tipo di curiosità un po’ smarrita si verificava qualche tempo fa in occasione di un duo formato da me e Bruno Canino). Ebbene, è abbastanza surreale che nel 2018 si divida ancora il mondo in due blocchi: da una parte chi improvvisa (e quindi chissà perché non legge la musica…) dall’altra chi la legge o scrive (e quindi non sa o non può o non deve improvvisare). Stupefacente direi. Ma i musicisti di jazz la musica scritta la sanno leggere, eccome! E scrivere anche (abbiamo fatto con Stefano le trascrizioni insieme, giusto? ne ho parlato prima). Comunque confermo, in questo concerto tutta musica scritta, tranne…vabbeh, confesso: un minimo di improvvisazione “bluesy” ci sarà, precisamente nel finale del brano di Brubeck. Sì, lo ammetto, non ho resistito…

Chi è lo spettatore ideale di questo concerto?
Una persona che abbia voglia di passare una piacevole ora e poco più in compagnia di un suono bellissimo, diverso da ogni altro, quale solo un pianoforte e una chitarra insieme possono produrre. Una persona che quando si accingerà ad ascoltarci non porti con sé schemi e pregiudizi, perché questi potrebbero rapidamente essere messi in crisi dal carattere vario e imprevedibile del repertorio che proporremo. E soprattutto una persona che sia disposta a viaggiare insieme a me e Stefano con animo libero per attraversare, come fossero scene diverse di un film, i diversi climi espressivi che i compositori dei pezzi in programma hanno saputo immaginare e narrare con affascinante creatività.

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