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Alessandro Galano
Bob Malone all’Aqva Mood
Reportage

Alessandro Galano</br>Bob Malone all’Aqva Mood</br>Reportage

 8 febbraio 2018

Il calore del rithm’n blues declinato in tutte le sue forme: dall’energia dei riff traboccanti di rock’n’roll ai chilometrici assoli in grado di trascinare il pubblico, sino alle parentesi più “light”, in cui la voce è al centro della scena e tutto il resto è tappeto. In qualche rigo, la sintesi del concerto del tastierista e cantante Bob Malone, live set d’apertura della seconda parte della rassegna pugliese “Aqva Mood – I 4 Elementi”, in scena lo scorso lunedì 5 febbraio dal Ristorante/Club Aqva di Foggia.

Di Alessandro Galano; fotografie di Samuele Romano

Oltre novanta minuti di musica ininterrotta che ha messo a dura prova la resistenza di quella parte di pubblico determinata a non lasciarsi travolgere, fisicamente parlando, dall’energia del “mago delle tastiere”, stando ad una recente definizione comparsa sul New Yorker. In molti, infatti, hanno abbandonato le poltroncine per seguire in piedi, ballando, il concerto dell’artista americano: d’altronde, il suo “Mojo Live” gira il mondo ormai da un paio di anni ed è uno show collaudatissimo, ricavato dall’ultimo album di Malone, “Mojo Deluxe”, numero uno nella classifica radio degli Independent British Blues Broadcasters e, più in generale, ascoltatissimo negli Stati Uniti.

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A parte qualche omaggio – Hard Times di Ray Charles – Bob Malone ha dato fondo a tutto il repertorio autografo che compone il suo album, più qualche “bonus track” figlia del momento, come in occasione del secondo bis della serata, chiamato a gran voce dal pubblico. Ad appassionare, oltre all’atteso virtuosismo tastieristico, il timbro “black” della sua voce, per certi versi evocante quella graffiante e inconfondibile del grande Joe Cocker: in Looking for the Blues, ad esempio, il debito è forte e trova sinergie anche nei riff, così come nella ballad più dura I’m Not Fine, più corale e altrettanto godibile. E a proposito di evocazioni, nel trascinante Certain Distance che traina lo stesso album, c’è tutta la verve scuola Creedence Clearwater Revival cara a John Fogerty, fondatore e front-man storico della super band anni ’70 con il quale Malone ha condiviso l’ultimo decennio della sua carriera da solista.

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Oltre all’orecchiabile Stay With Me e ad un paio di terzinati classici – come lo strappalacrime She Moves Me e l’ondata di Mississippi di Toxic Love – Bob Malone si è ritagliato anche un paio di momenti più soft durante la serata, in versione voce e piano (tastiera, per l’esattezza), particolarmente graditi da quella parte di pubblico ha preferito restare seduto e non perdersi neanche una nota. Tra questi, più che Can’t Get There Frome Here, ha convinto soprattutto la romanticissima Paris: lentissima, appassionata, suonata con equilibrio.

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Bene, infine, anche il trio che ha accompagnato l’artista americano in queste tappe italiane: Stefano Sanguigni, Mario Guarini e Marco Breglia, rispettivamente chitarra elettrica, basso e batteria, hanno dato solidità alla performance, non senza rinunciare a qualche peregrinazione in solitaria, come impone il genere. Per la chiusura in bellezza poi, Malone si è affidato al suo primo amore: Ain’t What You Know è un tributo al rock ‘n’ roll più puro, con tanto di chilometrico assolo sostenuto dal battimani finale del pubblico.

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E dopo il fuoco rappresentato dall’artista americano, “I 4 Elementi” della rassegna pugliese proseguono: lunedì 26 febbraio tocca all’acqua, con il quintetto newyorchese guidato da Jason Miles e Theo Croker.

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