Alessandro Galano
Accadia Blues
Reportage

Alessandro Galano</br>Accadia Blues  </br>Reportage
Photo Credit To Samuele Romano

15 agosto 2017

Popa Chubby, Scott Henderson, Levi Parham, Big Daddy Wilson e Luke Winslow-King. Questi gli interpreti principali della rassegna andata in scena nell’ultimo week-end di luglio, in un piccolo comune dei Monti Dauni, in Puglia. Dal 27 al 30, infatti, l’antico borgo medievale di Rione Fossi, ad Accadia, è tornato a vivere e a riempirsi di musica per l’ottavo anno di fila, accogliendo appassionati, curiosi e turisti che hanno approfittato di questa edizione 2017 dell’Accadia Blues Festival, indubbiamente una delle migliori in assoluto.

Di Alessandro Galano; fotografie di Samuele Romano.

Una kermesse che è andata in crescendo, quanto ad affluenza di pubblico, ma che è iniziata col piede giusto, giovedì 27 luglio, con una delle serate più coinvolgenti. Impatto scenico, grande estensione vocale e chitarrismo “hard”: Popa Chubby ha mantenuto fede alle attese, aprendo con entusiasmo l’Accadia Blues Festival e dando vita ad una performance live di buon livello. Il bluesman di New York, amatissimo soprattutto in Europa, ha portato sul palco principale della manifestazione tutte le sue capacità empatiche, forse retaggio delle proprie lontane discendenze italiane – oltre che russe, come testimonia il suo vero nome, Ted Horowitz – a dispetto di un nome d’arte che, tradotto alla lettera, mette insieme i termini “erezione” e “grasso”, secondo uno slang “made in Bronx”.
C’è tanta tradizione, tanti brani autografi e tanto Jimi Hendrix nel suo repertorio – un “must” per lui, talmente devoto del genio di Seattle da tributarne l’opera in un album datato 2006, dall’inequivocabile titolo “Electric Chubbyland”, in onore di quell’“Electric Ladyland” che secondo alcuni avrebbe cambiato il corso del rock. Inneggia al blues, al cuore, al sangue e alla pace, Popa Chubby, scuotendo il popolo blues accorso per l’ottavo anno consecutivo in provincia di Foggia, accendendo a forza di leva e wah-wah i vicoli medievali di Rione Fossi, il borgo disabitato che accoglie questa bella kermesse. Sul finale del concerto però, dopo aver impugnato le bacchette e duettato con il batterista Sam Bryant e con il bassista Andy Paladino, Popa rallenta la corsa e si lascia andare in una lirica solo vocale, commovente e forte, preludio del pezzo pregiato del repertorio di Leonard Cohen, “Hallelujah”, cantata con grande emozione a chiusura di live.

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Tanto “fusion”, invece, nella notte di venerdì, con l’ospite più atteso, Scott Henderson, sul palco per una digressione sul tema e sostenuto da una sezione ritmica collaudatissima e di alto profilo. Oltre al puntuale batterista Archibald Ligonniere, infatti, a spiccare è stato soprattutto il bassista Romain Labaye, vertiginoso nei “solo” tanto quanto il leader del trio. La performance di Henderson è stata fedele alle aspettative di chi lo conosce bene: tanta tecnica e invenzione chitarristica, con in chiusura di concerto  un grande classico del suo repertorio: la “Dolemite” dal tema picassiano, folle e geometrico al contempo.
Nella stessa serata poi, ma collocato sul palco interno di Rione Fossi, si è fatto apprezzare non poco un giovane cantante e chitarrista che, dalle sue parti, in California, ha già convinto la critica di settore. Il talento di Levi Parham ha riportato sui binari blues – con sconfinamenti nel folk e nel country – la serata, accompagnato da una band ben assortita composta da Tom Baartmans al basso, Roger Wijdeveld alla batteria e Bj Baartmans alla chitarra elettrica, quest’ultimo autore di una performance più che convincente. Timbro vocale caldo, graffiante, grande trasporto e un repertorio di brani autografi in grado di appassionare il pubblico, da apprezzare magari con maggiore attenzione in sede di ascolto, come merita questo “gigante” californiano di un metro e novanta destinato a far parlare di sé anche fuori dalla sua terra di origine.

A chiudere il trittico di concerti, sabato 29 luglio, la doppia esibizione di Big Daddy Wilson e Luke Winslow-King, il primo sul palco principale e il secondo, a seguire, su quello interno. A convincere maggiormente – tanti gli appassionati che hanno atteso la fine del concerto per farsi immortalare con lui – è stato il blues puro ma elegante, avvolgente e fortemente empatico di Big Daddy Wilson, direttamente dal North Carolina: una voce “black” che non lascia indifferenti, come conferma il premio ricevuto di recente in Germania – un “award” della critica per il suo “Neckbone Stew”, miglior album blues pubblicato quest’anno in terra teutonica. A sostenerlo, nel concerto di Accadia, un bel quartetto tutto italiano composto da Paolo Legramandi e Nick Taccori, rispettivamente basso e batteria, Cesare Nolli alla chitarra ed Enzo Messina alle tastiere. A chiudere i live serali, infine, prima dell’ormai consueto concerto nel bosco di domenica mattina con la voce di Richard Lindgren, ci ha pensato l’energia di Luke Winslow-King, sul palco con i musicisti Roberto Luti alla chitarra, Christopher Carpenter al basso e Christian Davis alla batteria. Un concerto interessante e ben suonato che ha messo in luce le qualità di un musicista piuttosto noto negli States ma ancora considerato una “nuova leva” oltreoceano, in grado di farsi apprezzare non solo per la sua voce ma anche e soprattutto per i riff e le improvvisazioni: una chitarra pulita e fedele alla tradizione, la sua, in ossequio a questo immortale genere musicale.

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