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Alessandro Galano
Giordano In Jazz – Summer Edition
Reportage

Alessandro Galano</br> Giordano In Jazz – Summer Edition  </br>Reportage
Photo Credit To Samuele Romano

 

19 luglio 2017

Appena due serate per rinsaldare il legame tra jazz e pubblico pugliese di Capitanata, sodalizio ufficialmente rinato nell’estate del 2015 e riproposto con costanza e qualità nel corso di questi due anni, tanto nei mesi più caldi che in quelli invernali. “Giordano in Jazz – Summer Edition”, dunque: rassegna realizzata dall’Amministrazione comunale di Foggia e dal Moody Jazz Cafè, nata e cresciuta attorno al Teatro comunale Umberto Giordano e in questa versione 2017 concentrata in due concerti – 11 e 14 luglio – tematicamente contigui, arricchiti inoltre dall’annuncio dell’accoppiata di alto spessore attesa per la Winter Edition: Chick Corea e Steve Gadd (in programma il prossimo 6 novembre).

Di Alessandro Galano; fotografie di Samuele Romano.

C’è un un filo rosso, pertanto, tra i due concerti della kermesse di luglio ed è intrecciato nelle quattro corde di basso e contrabbasso dei due leader che hanno riempito piazza e teatro: la bassista e cantante Ida Nielsen, con la sua band, unica tappa italiana dopo il tour inglese e prima di rientrare nella sua Scandinavia, e il contrabbassista di Filadelfia Christian McBride, la cui tournée estiva italiana ha toccato solo Umbria Jazz, Foggia e Castel Sant’Elmo (Napoli).

You Can’t Fake The Funk: si è aperta così questa parentesi estiva, sullo slapping del brano trainante del suo ultimo album, “Turnitup” (Marmelade Production). Ida Nielsen Band è funk, soprattutto, come hanno potuto apprendere senza dubbi di sorta gli oltre quattrocento presenti lo scorso martedì 14 luglio, all’aperto, in Piazza C. Battisti: la prima energica scarica di pezzi – un medley di sei brani – ha parlato chiaro e forte e ha detto che, appunto, “il funk non lo puoi fregare”. Una digressione tematica come già in altre occasioni del Giordano in Jazz: variazioni che fanno bene al pubblico, soprattutto quando ad eseguirle sono artiste come Ida Nielsen, uno dei “pollici” più apprezzati – e veloci – del panorama europeo, discepola dell’indimenticabile Prince con il quale ha condiviso gli ultimi anni della sua strabiliante carriera.

A sostenere la bassista e vocalist danese, una formazione tutt’altro che scontata, orgogliosa della propria asperità sonora confermata dall’assenza di fiati e dalla compresenza, sul palco, del rapper “Son of Light”: artista norvegese che fa del “roots”, delle radici, un punto di riferimento importante, come ha affermato con orgoglio in occasione di un free-style realizzato nella sua lingua madre. Ad intagliare il diamante grezzo poi, ci ha pensato il chitarrismo di un altro vichingo, Mika Vandborg, fedele alla tradizione funk-rock, tra distorsioni e wah-wah, in piena sintonia con il batterista Patrick Dorcean, essenziale metronomo di origini haitiane.

Le marsine fortemente evocative di Ida Nielsen però, non hanno prestato il fianco a rigidità stilistiche: il funk puro di Showmewhatugot – il suo primo singolo, nonché quello più princeano, anche perché “ritoccato” da lui in persona – è solo il recinto aperto da cui partire e fare ritorno, ma non prima di aver liberato entità sonore diversificate, accettando di perdere felicemente la bussola tra scampoli fusion, reggae e world music. Interessante, in tal senso, la parentesi alle tastiere della polistrumentista e front-girl della band: quattro brani cantati con sentimento, tra cui due ballad emozionanti, prima di perdersi nella cosiddetta giungla, come da annuncio al pubblico: Lost in a Jungle Interlude infatti, ha chiuso il momento più melodico del concerto, riconsegnando l’ultima bassista del Purple One ai suoi “slap”, con tanto di “solo” finale e battimani del pubblico – e forse, senza posti a sedere, il trasporto sarebbe stato ben maggiore.

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Virtuosismi, tempi vertiginosi e liberazioni free, invece, per il secondo concerto in cartellone: “Christian McBride’s New Jawn” ha riportato a casa la rassegna, riconducendola artisticamente sui binari jazz ma con un tuffo deciso nel più classico “contemporary” a stelle e strisce. Un live set, quello di venerdì 14 luglio, che si è tenuto per motivi meteorologici sul palco storico del Teatro comunale U. Giordano, all’interno, davanti ad una platea attenta e numerosa, presente in quasi ogni ordine di posto.

Sting, Paul McCartney, Pat Metheny, Freddie Hubbard, Milt “Bags” Jackson: a soli quarantacinque anni, il contrabbassista Christian McBride ha già spezzato il pane – in studio e dal vivo – con i grandissimi, privilegiando il jazz ma senza pregiudicarsi collaborazioni importanti anche in ambito pop e funk. L’esperienza è evidente nella sua forza trainante, nella compattezza ritmica e nella sicurezza delle proprie argomentazioni che, negli up-tempo da vertigine e nelle classiche liberazioni corali, diventano assolutamente convincenti, toccando punte di liricità a tratti ipnotiche. In tal senso, l’affiatamento con il batterista Nasheet Waits – che lo segue anche in altri progetti, come quello in trio – è a dir poco impeccabile, come non sarebbe potuto essere altrimenti considerata la singolarità di una formazione che si presenta priva di pianoforte e di chitarra, ma con ben due fiati a peregrinare da un ceppo all’altro dell’ampio spettro jazz: da quello più “urban” incarnato dal trombettista Josh Evans, in stile vagamente Miles Davis ultima maniera, al bopper puro Marcus Strickland, padrone del soprano e del tenore con eguale bravura.

Lunghe suite a tratti stranianti sottolineate da un interplay rigoroso, alternate a celebrazioni be-bop suonate con grande rispetto ma non senza provare ad alzare l’asticella, con personalità creativa tutt’altro che scontata: Monk, soprattutto, nel repertorio del “Christian McBride’s New Jawn”, dalla sempre fascinosa Raise Four alla celeberrima Misterioso, quest’ultima suonata come bis finale. Ma anche  brani di Wayne Shorter  e tanto contemporary e free jazz, come conferma la gioiosa The Good Life di Ornette Coleman.

Circa ottanta minuti che hanno incontrato il favore del pubblico di Foggia in un clima, quello indoor allestito a causa del maltempo, che lo stesso Christian McBride non ha esitato nel definire “very hot” e che, con le sue sonorità tutt’altro che scontate, ha contribuito ad alimentare.

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L’appuntamento è nello stesso luogo per novembre prossimo, con  Chick Corea supportato da Steve Gadd.

 

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