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Alessandro Carabelli
Bebo Ferra e Andrea Dulbecco a Suoni d’acqua
Reportage

Alessandro Carabelli<br/>Bebo Ferra e Andrea Dulbecco a Suoni d’acqua<br/>Reportage

8 agosto 2018

 

L’ultimo appuntamento di Suoni d’Acqua, la bella rassegna estiva ticinese diretta da Claudio Farinone che quest’anno ha toccato il decimo anno di attività e che ha la particolarità non comune di portare grande musica nei luoghi più suggestivi della Valle di Muggio nel Canton Ticino, ha visto il 29 luglio la partecipazione del duo composto da Bebo Ferra ed Andrea Dulbecco.

Di Alessandro Carabelli

L’incantevole piazzetta di Monte di Castel San Pietro che ha ospitato questo straordinario progetto interamente dedicato a Bill Evans unitamente alla magistrale cura dei suoni da parte del fonico Luca Martegani ha regalato al numeroso pubblico accorso uno spettacolo indimenticabile.

Ferra e Dulbecco hanno sfogliato le pagine più rappresentative di questo straordinario pianista americano. Da Waltz fo Debby a Blue in Green, bellissima ballad inserita in quell’album capolavoro intitolato Kind of Blue inciso da Miles Davis e dallo stesso Evans nel 1959 e per troppo tempo asserita allo stesso Davis, da Funkallero a Very Early, da Peri’s Scope a We will meet again, struggente composizione dedicata al fratello scomparso suicida.

Il pregio di questo duo si trova nella leggerezza cameristica con cui affronta le composizioni, lasciando respirare le melodie originali e rispettandone l’essenza.

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La musica di questi due fuoriclasse dello strumento è esercizio d’inventiva che di volta in volta si esercita nella rielaborazione delle strutture armoniche e metriche, èuna pregevole ricerca di un suono estremamente riconoscibile, fatto di silenzi, di fughe precipitose, di note che si rincorrono e perfettamente vengono incastonate in atmosfere magiche ed impressionistiche.

Dulbecco e Ferra sono due artisti che sanno davvero realizzare momenti di pura perfezione stilistica. Dotati di un forte interplay, hanno dialogato e danzato su di una tessitura contrappuntistica fuori dal comune, hanno cercato e trovato quel senso di intimo, spirituale e tumultuoso nascosto nelle composizioni di Evans trasformandolo in un qualcosa di molto personale, lirico ed offrendo uno spettacolo di grande spessore culturale.

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