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Alessandro Carabelli
Antonio Faraò Eklektik
Reportage

Alessandro Carabelli </br>Antonio Faraò Eklektik</br>Reportage
Photo Credit To Roberto Cifarelli

20 ottobre 2017

Si sono versati fiumi d’inchiostro su Antonio Farò, pianista, compositore, art director e a buon diritto considerato tra i più richiesti ed acclamati pianisti del panorama jazzistico internazionale. Tuttavia ancora non si era conosciuto questo suo nuovo volto che ha messo in luce nel suo ultimo Eklektik.

Alessandro Carabelli; fotografie di Roberto Cifarelli

A diciotto anni dal suo debutto discografico e con una decina di lavori d’impronta decisamente hard bop / post bop alle spalle, ecco che Faraò presenta un progetto che vira marcatamente verso sonorità più fusion, funky, lounge e hip pop, impreziosite dalla grande creatività nell’improvvisazione più propriamente jazzistica.

Ciò che subito colpisce ascoltando Eklektik è, oltre all’altissima qualità di registrazione, la grande quantità e qualità degli artisti coinvolti in questo progetto: da Lenny White a Didier Lockwood, da Marcus Miller a Biréli Lagrène, da Manu Katché a Snoop Dogg, Claudia Campagnol, Mike Clark, Robert Davi, Krayzie Bone, Luigi Di Nunzio, Walter Ricci, Dario Rosciglione.

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Una vera all star band su cui spicca la vena creativa ed improvvisativa del leader e deus ex machina di questo trasversale progetto.

Il passato 19 agosto l’ha presentato all’interno della rassegna UnoJazz Festival tenutasi a Sanremo. Sul palco, ad accompagnarlo, Dario Rosciglione (basso elettrico), Enrico Solazzo (tastiere), Lele Melotti (batteria), Claudia Campagnol ed il veterano Ronnie Jones alle voci. In questa occasione ospiti d’eccezione sono stati Bireli Lagrene alla chitarra ed il rapper londinese Dynamite MC.

Ognuno dei musicisti sul palco si è divertito a dare il suo apporto in maniera fondamentale alla dinamica dei brani, con forte interplay e creatività: Dario Rosciglione, precisissimo e fine tessitore di trame ritmico armoniche perfette; Lele Melotti ritmicamente impeccabile in qualsiasi contesto, intenso e preciso, quasi metronomico; Enrico Solazzo con i suoi tappeti armonici ed effetti elettronici ha aggiunto colori sonori molto metropolitani alla musica dell’ensemble.

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Il groove che si è creato ha generato una solida base su cui la front line composta alternativamente da Claudia Campagnol, Ronnie Jones, Dynamite MC e Bireli Lagrene ha potuto fluttuare con agilità regalando sia freschezza nelle esposizioni dei temi sia improvvisazioni perfettamente in linea con lo stile di ogni brano.

A riservare le sorprese migliori è stato però Faraò. Il suo tocco sul pianoforte è stato, come sempre straordinario, dotato di un’impareggiabile tecnica e capace di dare vita ad una musica che sembra fatta di una materia fluida alla quale lui prontamente cerca di costruire degli argini solidi per non farla scivolare fuori dal mondo che sta creando; è stato il regista dei vari episodi musicali, creatore di paesaggi sonori sempre differenti e di difficile classificazione, autore  di un concetto di musica in continuo movimento e alla ricerca di quelle contaminazioni stimolanti e creative, capaci di raggiungere un nuovo grado di modernità e d’innovazione alle composizioni e al sound.

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Il risultato finale è senza dubbio positivo, il dinamismo delle composizioni e la bravura esecutiva dei musicisti ha ben presto conquistato tutti i presenti coinvolgendoli e trasportandoli verso paesaggi emozionali cangianti e vibranti.

Limitare la musica ad un genere o ad una definizione significa limitare l’espressività agli artisti. La musica è un linguaggio ed uno strumento straordinario che fotografa il proprio tempo, il tempo di chi la crea. In questo senso Faraò è riuscito a sintetizzare la propria esperienza musicale e a proiettarla verso nuovi confini e nuovi orizzonti.

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