Alessandro Carabelli
Aktè al Jazz a Primavera Festival
Reportage

Alessandro Carabelli</br>Aktè al Jazz a Primavera Festival </br>Reportage

 24 maggio 2018

Un concerto ricco di fascino quello presentato dagli Aktè all’interno della rassegna musicale Jazz a Primavera, prestigioso festival della svizzera italiana, organizzato in sinergia con la rassegna ‘Tra jazz e nuove musiche’ della RSI-Rete Due e l’Associazione Musibiasca e svoltosi il 6 maggio 2018.

Di Alessandro Carabelli

La formazione, composta da Fausto Beccalossi alla fisarmonica, Max Pizio ai sassofoni, clarinetto contrabbasso e percussioni, Claudio Farinone alla chitarra flamenca, baritona, elettrica, Elias Nardi all’oud, ha presentato il suo ultimo apprezzatissimo lavoro chiamato, appunto, Aktè.

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La suggestione che ispira questa singolare e inedita formazione prende vita nel bacino del Mediterraneo, un territorio che non ha eguali nel mondo in quanto a pluralità e varietà di stili ed espressioni sonore. Il liuto arabo, la cui origine si perde nella notte dei tempi, la chitarra nelle sue diverse varianti di baritona, flamenca e elettrica, la fisarmonica con le sue sonorità multiformi, l’originalità del clarinetto contrabbasso e l’espressività del sax, oltre ad alcune lievi incursioni di strumenti a percussione hanno dato vita a un suono originale e profondo, che vive di un dialogo intimo e serrato, sfruttando similitudini d’approccio e differenze di linguaggio.
Da questa miscela nascono melodie colte, sublimi e molto articolate che risultano semplici anche per un orecchio profano. Ma limitare la musica degli Aktè ad una semplice contaminazione forse sarebbe troppo riduttivo, perché in ogni loro brano ciò che salta subito alla mente di chi ascolta, è un turbinio di emozioni, di cultura, di un qualcosa di inafferrabile e di poetico allo stesso tempo.

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Grande attenzione agli arrangiamenti, perfetto interplay, melodie antiche che traggono origine da tradizioni lontane, culture di paesi nascosti nella memoria del tempo, tutto questo prende per mano l’ascoltatore e lo porta in mondi inesplorati dalle tinte calde ed avvolgenti.
Impossibile non rimanere ammaliati da questo complesso caleidoscopio di luoghi sonori, unitamente ad una rigogliosa vena poetica associata a strutture narrative articolate e sofisticate al contempo antiche e moderne.
Tradizione e modernità sono perfettamente amalgamate da una strepitosa tecnica esecutiva e da una vivace capacità compositiva dei singoli oltre che da una sapiente scelta dei brani originali.

I quattro musicisti hanno realizzato un concerto all’insegna della perfezione formale in cui ogni minimo gesto musicale era calcolato in funzione di una suggestione. Le loro esecuzioni sono forme geometriche perfette, sublimi, articolate e allo stesso tempo semplici ed orecchiabili.
Molto apprezzati dal folto pubblico presente sono stati i brani Jovano Jovanke e Proseta Se Jovka Kumanovka, riletture tratte dall’antica tradizione musicale popolare Macedone. Albaicin splendida composizione di Claudio Farinone. La dolcissima El Noi De La Mare canto natalizio proveniente dal folclore catalano e l’interpretazione di No Potho Reposare, un classico della tradizione popolare sarda.

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Anche se non di rado si potrebbero trovare analogie sonore con la musica degli Oregon nel loro periodo migliore, tuttavia gli Aktè hanno dato ampia dimostrazione di possedere una forte componente sperimentale che raggiunge orizzonti nuovi e sonorità del tutto originali e ciò, a buon diritto, li colloca tra le più interessanti ed innovative realtà musicali attualmente in circolazione.

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