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Aldo Mella: “Udito”, il mio modo di scrivere e di concepire l’orchestrazione musicale.

Aldo Mella: “Udito”, il mio modo di scrivere e di concepire l’orchestrazione musicale.

6 ottobre 2019

L’intervista di Nicola Barin ad Aldo Mella

Abbiamo incontrato il contrabbassista Aldo Mella in occasione dell’uscita del nuovo progetto “Udito”, Claudiana editrice.

Di Nicola Barin

Ci parli brevemente di come è avvenuto il tuo avvicinamento alla musica jazz?
Appartengo ad una generazione di musicisti che inevitabilmente è cresciuta con il rock, forse non tanto con quello che oggi viene considerato tale ma con gruppi che già in quegli anni guardavano oltre (Jethro Tull, Gentle Giants, King Crimson): di conseguenza esisteva già un’attinenza tra i due mondi.
La vera folgorazione la ebbi intorno ai 17 anni con l’ascolto di un disco del Max Roach Quintet, per la precisione “The Blues Walk”. Gli scambi finali tra Clifford Brown e Harold Land mi lasciavano ogni volta esterrefatto.
Dopo questo innamoramento mi iscrissi ad un corso di jazz, (rari in quegli anni), presso l’Istituto Corelli di Pinerolo, mia città natale, sotto la guida del pianista Gianni Negro: cosi iniziò la mia avventura nel mondo della musica improvvisata.

Come sei arrivato a concepire un doppio album con la presenza di ben 46 musicisti?
Come ho sottolineato nelle note di copertina, l’idea di questo grosso progetto è nata in circostanze tragiche. Nel 2016 ho purtroppo subito un grave infortunio all’indice della mano sinistra, e per molti mesi, dopo un ‘intervento chirurgico, non sapevo esattamente quanto avrei recuperato della sua efficienza. In quel periodo di totale immobilità l’unico contatto con la musica era dato dalla scrittura e dall’arrangiamento. Di conseguenza dopo breve tempo avevo accumulato messo diverso materiale, adattabile a varie formazioni differenti.
Da questo punto in avanti è stato tutto in crescendo. Ho interpellato qualche musicista con cui avevo collaborato negli anni proponendogli di partecipare: da quel momento si è innescato un meccanismo che mi ha portato a raccogliere questi 46 splendidi musicisti che hanno reso brillante il progetto.

Ci illustri subito il significato del titolo del tuo nuovo progetto?
Il titolo dell’album mi venne in mente durante le registrazioni, che sono durate oltre sei mesi. Lo trovai immediatamente calzante per questo lavoro e i motivi sono questi tre: Udito, uno dei cinque sensi, quello con cui possiamo ascoltare la musica.
Udito perché la musica di questo progetto non ha velleità innovative, per cui è qualcosa di già ascoltato. Dentro ai brani c’è gran parte delle influenze musicali vissute negli anni, ovvero di musica già sentita, anche se filtrata dal mio modo di scriverla e suonarla.
Udito… in centro Italia chiamano così “il dito”!!

Possiamo dire che questo lavoro è la summa della tua idea di musica?
In qualche modo sì, anche se forse non ho toccato esattamente tutte le corde della musica che ho suonato nella mia vita. La cosa certa è che in questo lavoro emerge il mio modo di scrivere e di concepire l’orchestrazione. Ho sempre battuto molte strade a livello compositivo da buon autodidatta quale sono; nell’album c’è molto della musica che negli anni è passata attraverso le mie orecchie: dalla musica etnica, ai telefilm americani degli anni 70 sino alla musica classica ed elettronica, il funk, il rock e il jazz.

È in previsione un tour per la presentazione dell’album?
Quando ho pubblicato l’album ho pensato che non avrebbe avuto senso lasciare che questo lavoro si limitasse soltanto al progetto discografico e – poiché molti dei brani possono essere adattati ad un combo – ho deciso di formare un settetto che comprende, anche per questioni logistiche, musicisti dell’area piemontese. Il gruppo è composto da: Paolo Porta (sax alto e soprano), Fulvio Chiara (tromba), Rudi Migliardi ( trombone), Alessandro Chiappetta (chitarra), Fabio Gorlier (piano e keyboards), Enzo Zirilli ( batteria). Mi piacerebbe molto portare in giro Udito con questa formazione……è una vera bomba!