Ultime News

Addio ad Harold Mabern

Addio ad Harold Mabern

8 ottobre 2019

Il pianista e compositore Harold Mabern, dalla travolgente energia e dall’irrefrenabile buon umore, nato a Memphis nel 1936 e divenuto uno dei principali musicisti hard bop del mondo, è morto il 17 settembre nel New Jersey a causa di un infarto; la notizia della sua morte è stata annunciata dalla sua attuale etichetta discografica, la Smoke Sessions Records.

Autodidatta, Mabern ha imparato a suonare il pianoforte quasi interamente a orecchio, in particolare imitando i suoi compagni pianisti di Memphis Charles Thomas e Phineas Newborn Jr., e si è unito a un folto gruppo di compagni di scuola superiore (tra cui Frank Strozier, George Coleman, Booker Little, Charles Lloyd e altri) nel contribuire a plasmare l’hard bop e il soul-jazz negli anni Sessanta.

Oltre ad essere un bandleader molto rispettato, che ha suonato frequentemente e pubblicato più di trenta album, Mabern ha anche continuato a lavorare come sideman fino alla fine della sua carriera. In oltre sessant’anni si è così esibito con alcuni tra i più grandi musicisti della storia del jazz, tra cui Harry “Sweets” Edison, Lionel Hampton, Miles Davis, J.J. Johnson, Lee Morgan, Jackie McLean, Wes Montgomery e Sarah Vaughan.

Eppure, sebbene amasse raccontare storie sugli incontri con ciascuno di questi giganti musicali, Mabern rimase sempre molto umile nonostante il suo elevato status nel mondo del jazz. «Ho ascoltato le persone giuste, Phineas Newborn Jr. e Ahmad Jamal, oltre ad aver ricevuto il talento da Dio», «suono solo nel miglior modo possibile, ogni volta che ne ho la possibilità».

Nato a Memphis il 20 marzo 1936, Harold Mabern incontrò la musica per la prima volta grazie ad alcuni membri della sua famiglia che cantavano nel coro della chiesa. L’inizio del suo percorso musicale arrivò poi a quindici anni quando, ad una festa, sentì una ragazza suonare una canzone al pianoforte e fu in grado di riprodurla a memoria. Tuttavia, quando iniziò a frequentare la Douglass High School nel nord-est di Memphis, gli fu assegnato il compito di suonare la batteria e il corno baritono. Dopo essersi trasferito alla Manassas High School, il suo insegnante Matthew Garrett (padre della cantante Dee Dee Bridgewater) lo introdusse al piano. Così suo padre, che lavorava in un deposito di legname, risparmiò quello che poteva per comprare un pianoforte al figlio.

Dopo circa sei mesi – durante i quali Mabern apprese principalmente a suonare il suo strumento guardando Thomas e Newborn e replicando la loro tecnica – iniziò a esibirsi a Memphis con Coleman, il suo compagno di classe di Manassas, guadagnando un dollaro a notte.

Mabern ha sviluppato così uno stile caratterizzato da una potente veemenza e allo stesso tempo da un lirismo e da una poetica fortemente blues, nonché da virate percussive sia nelle note singole che negli accordi delle sue travolgenti improvvisazioni, suonando con tutto il suo corpo, e guadagnandosi il soprannome di “Big Hands” per la sua capacità di far volare velocemente le sue dita lungo tutta la tastiera del piano.

Gli offrirono una borsa di studio alla Tennessee State University, ma Mabern optò per accompagnare Strozier, un altro compagno di classe, all’American Conservatory of Music di Chicago. Al suo arrivo però comprese che sarebbe stato troppo costoso per lui iscriversi, quindi ottenne il posto da pianista in una grande band del South Side e prese lezioni private al conservatorio. Continuò inoltre a studiare guardando i suoi grandi maestri, il pianista Ahmad Jamal e il bassista Bill Lee. Rimase a Chicago per cinque anni, lavorando con Walter Perkins MJT + 3.

Mabern si trasferì, di nuovo con Strozier, a New York nel novembre del 1959. La notte in cui arrivò, come amava raccontare, andò al Birdland e si imbatté in Cannonball Adderley, che lo aveva sentito a Chicago. «Mi vide e disse: “Ehi, mani grandi, vuoi esibirti in un concerto?, Risposi: “Sicuro!”. Pensavo intendesse con lui. Quindi mi portò al Birdland. Harry “Sweets” Edison stava suonando con il suo quintetto con Tommy Flanagan. Tommy si stava preparando per partire, unendosi alla J.J. Johnson band». Mabern si sedette per una melodia ed Edison lo assunse subito, riportandolo poi immediatamente a Chicago per lavorare.

Successivamente, Mabern andò in tour per un anno con Lionel Hampton, tornando poi a New York per accompagnare i cantanti Betty Carter e Johnny Hartman. Contemporaneamente al suo stile da solista, Mabern ha infatti sviluppato nel tempo anche un’ottima reputazione come sensibile accompagnatore. Entrò così a far parte dell’Art Farmer/Benny Golson Jazztet per diciotto mesi; suonò inoltre per sei settimane a San Francisco con Miles Davis dopo che Coleman, allora membro del quintetto di Davis, lo aveva raccomandato; fu libero professionista con Freddie Hubbard, Wes Montgomery e Hank Mobley; poi trascorse due anni con J.J. Johnson. Nel 1965 iniziò una lunga collaborazione con il trombettista Lee Morgan, e stava suonando con lui allo Slugs a New York, quando Morgan fu assassinato nel 1972.

Mabern registrò il suo primo album come leader, “A Few Miles From Memphis”, per la Prestige nel 1968; nella sua carriera realizzò poi in totale trentuno album, per registrare i quali trascorse gran parte degli anni Settanta e Ottanta in studio. Tuttavia, ha continuato a esibirsi regolarmente con un trio che comprendeva il bassista Jamil Nasser e il batterista Walter Bolden (registrando con loro “Pisces Calling” nel 1978, uno dei due soli album pubblicati a suo nome negli anni Settanta). Ha anche lavorato in modo prolifico con il pianista Stanley Cowell, il chitarrista George Benson e i suoi amici di Memphis Strozier e Coleman, specialmente quest’ultimo, nel cui celebre ottetto e quartetto ha suonato fino alla sua morte.

L’album che ha effettivamente rilanciato la carriera discografica di Mabern come artista a sé stante – “Straight Street” del 1989, in trio con il bassista Ron Carter e il batterista Jack DeJohnette – è stato pubblicato dall’etichetta giapponese DIW; nella seconda metà della sua carriera, Mabern ha trovato un pubblico particolarmente entusiasta della sua musica in Giappone, e dieci dei suoi album successivi sono stati pubblicati da case discografiche giapponesi.

Negli anni Novanta, Mabern ha diretto un trio con il bassista Erik Applegate e il batterista Ed Thigpen, poi un altro con il bassista Nat Reeves e il batterista Joe Farnsworth, che è continuato fino al 2010. Il suo rapporto musicale con Farnsworth, in particolare, iniziò quando il batterista era suo studente alla William Paterson University del New Jersey, dove Mabern iniziò a insegnare nel 1981. Nonostante ciò Mabern, dal carattere molto modesto, parlava sempre di se stesso come di uno “studente avanzato”: «Non mi considero un insegnante, sono tutt’al più uno studente avanzato. Non smetti mai di imparare. Se smetti di imparare, potresti anche andare a nasconderti in un buco da qualche parte».

Lunga e fruttuosa è stata anche la collaborazione con un altro studente, il sassofonista tenore Eric Alexander. E l’ultimo album di Mabern “The Iron Man: Live At Smoke” del 2018, è stato realizzato in quartetto proprio con Alexander, Farnsworth e il bassista John Webber.