Ultime News

A proposito di ufficio stampa:
un’intervista a Fiorenza Gherardi De Candei

A proposito di ufficio stampa:</br>un’intervista a Fiorenza Gherardi De Candei
Photo Credit To Leonardo Schiavone

«C’è da avere più paura di tre giornali ostili che di mille baionette»

Napoleone

 

In occasione del Torino Jazz Festival ho avuto modo di ritrovare Fiorenza Gherardi De Candei. Ci conoscemmo nelle varie edizioni del Jazzit Festival e mi è sempre stata simpatica perché è una persona estremamente gentile, costantemente sorridente e di buon umore. Poiché si occupa dell’ufficio stampa per molti artisti, non potevo farmi sfuggire l’occasione di chiederle alcune opinioni sul suo lavoro e sul futuro della musica.

Come e perché hai deciso di occuparti di un ufficio stampa?
L’amore per la musica e per l’arte in generale mi è stato trasmesso dalla mia famiglia: i miei genitori sono sempre stati immersi nell’arte, sono appassionati di musica e  strimpellano molti strumenti, si occupano anche di pittura e scultura. Insomma, sono cresciuta con l’attitudine di considerare l’arte indispensabile in ogni ora della giornata.
Ho poi studiato pianoforte, chitarra, canto, ma sempre con l’idea che non avrei mai fatto la musicista ma che la musica sarebbe stato un momento creativo e ricreativo della mia giornata: sapevo infatti che avrei voluto occuparmi di qualcosa di più organizzativo e gestionale. Casualmente poi mi sono iscritta al Dams Musica, la facoltà più vicina nelle università romane a quella di musicologia, perché inizialmente volevo fare la giornalista. In questa situazione  mi sono trovata a organizzare un evento multimediale e mi sono resa conto che poteva essere il lavoro per me: occuparmi di arte senza essere io l’artista.

Come si è sviluppato il tuo percorso professionale?
Negli anni ho collaborato con molte associazioni e ho poi fondato insieme ad altri una Srl all’età 23 anni, una società che è durata dieci anni e con la  quale ho progettato manifestazioni e produzioni. Nel tempo sia all’interno della società che con altri soggetti si è delineata la possibilità di ricoprire il ruolo di ufficio stampa, che se vogliamo regala la possibilità di essere ancora più vicino agli artisti: il rapporto con i musicisti è molto forte e spesso vengo coinvolta o interpellata anche nella fase di produzione dei dischi.

Ti piace anche l’arte figurativa però!
Sì, è vero, e questa passione ha trovato sfogo in locandine, flyer, copertine di dischi che realizzo io! Dal 2003 sto sviluppando un progetto fotografico dal titolo “Di nuova luce – vita d’acqua” che potete trovare qui!

img

la copertina di “NOTTURNO” di Israel Varela, Marcello Allulli e Daniele Cappucci

La rivoluzione digitale vs l’ufficio stampa: come ha cambiato il tuo lavoro l’affermarsi della musica liquida?
La rete è democratica e quindi la mia funzione è ancora più importante e necessaria di prima: si avverte sempre di più l’esigenza di avere una visibilità professionale e mirata. Quindi in termini assoluti il mio lavoro è aumentato. Per quanto riguarda la musica io sono contro la sua liberalizzazione. La musica va pagata, anche poco, ma deve avere un valore. A prescindere dalle politiche delle singole piattaforme bisogna essere consapevoli che andando avanti così la filiera musicale imploderà, si sta creando una crisi effettiva e molto profonda.

Un aneddoto  della tua carriera?
Mi ha colpito molto l’incontro con Wayne Shorter: è stato  molto significativo, oltre la musica, o per meglio dire l’esempio di quando la musica diventa un veicolo per entrare in comunicazione profonda con una persona.  Un bel contatto e un bel ricordo, insomma!

Quali sono i tuoi obiettivi professionali?
Mi piacerebbe mettere in condizione gli artisti che seguo di ottenere il giusto merito, anche trovando canali di comunicazione nuovi e innovativi.

Se un giovane volesse avvicinarsi a questo lavoro che iter formativo gli consiglieresti?
Un percorso che gli insegni a scrivere, ad ascoltare musica e poi lo studio dei fondamenti di marketing e comunicazione. Infine lavorare con elasticità mentale, che è una attitudine che si può anche costruire nel tempo.

Ci dici qualche nome di artista che segui?
Beh, essendo qui a Torino non posso non citare  Maria Pia De Vito, che ho accompagnata al TJF, e Fabio Giachino.