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Una session in Giordania</br>Parla Luca Aquino
Photo Credit To Nadir Daoud

Una session in Giordania
Parla Luca Aquino

A novembre 2015 Luca Aquino ha partecipato a nuova registrazione in Giordania, nel sito archeologico di Petra, in collaborazione con la Jordanian National Orchestra, il Petra Development and Tourism Authority e la Talal Abu-Ghazaleh Organization. L’evento è stato promosso dalla campagna dell’Unesco #‎Unit4Heritage, iniziativa di sensibilizzazione internazionale per la salvaguardia del patrimonio culturale dai crimini di tipo terroristico, lanciata lo scorso aprile in Iraq e Siria. Alla fisarmonica Carmine Ioanna, al flauto e arrangiamenti Sergio Casale insieme all’oboista rumeno Laurentiu Baciu, al contrabbassista siriano Basem Aljaber, al violista armeno Vartan Petrosyan, a Brad Broomfield, percussionista di New Orleans, e alla violinista tedesca Anna Matuszczak.

di Luciano Vanni

Innanzitutto, raccontaci come nasce l’idea di questa tua residenza in Giordania.
La prima volta che ho suonato in Giordania risale al 2011, invitato dall’associazione Dante Alighieri per un piccolo tour. Dormimmo nel deserto di Wadi Rum, ospitati dalla locale comunità beduina, nelle loro tende, per poi visitare il sito archeologico di Petra e il mar Morto. È stata un’esperienza indimenticabile. Sono poi ritornato ad Amman un anno fa, col bassista Faraci e il batterista Gianluca Brugnano e, dopo aver condiviso con la Jordanian National Orchestra il mio sogno di registrare un album a Petra, nel cassetto da cinque anni, è nata la decisione di sposare una causa importante, promossa dalla campagna dell’Unesco #Unite4Heritage, iniziativa di sensibilizzazione internazionale per la salvaguardia del patrimonio culturale dai crimini di tipo terroristico. Fondamentale, per la registrazione, la collaborazione con partner quali Unesco Amman, il Petra Development and Tourism Authority e un immenso Talal-Abu Ghazaleh che sostiene l’orchestra nazionale giordana con amore e forza. Un personaggio unico, illuminato, brillante, una vera autorità nell’ambito della proprietà intellettuale e con una passione viscerale per la musica e l’arte.

Quali emozioni hai vissuto fin dal tuo arrivo in questo paese?
A parte i suoni della natura, il canto umano secondo me più affascinante è quello dei muezzin dai minareti. Quando l’ascolto resto sempre folgorato, come fosse la prima volta. La Giordania è un paese affascinante con i suoi deserti, altopiani e il fiume Giordano. È un territorio caratterizzato da una profonda storia, da Alessandro Magno ai Nabatei, dalla dominazione romana, dai Bizantini, dal lungo periodo islamico fino all’apertura del paese verso l’Occidente con l’indimenticato Re Hussein. L’accoglienza della popolazione è la prima cosa che noti e apprezzi. Parlano e studiano correntemente inglese, insegnato nelle scuole, sia pubbliche sia private, e la loro cucina propone piatti tipici da leccarsi i baffi. Dal punto di vista musicale non vanta la tradizione del Libano o dell’Egitto ma i canti tradizionali beduini hanno un fascino tutto loro.

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© Nadir Daoud

E Petra?
Un sito fiabesco, incantevole, magico e inafferrabile. Un monumento unico, con le sue facciate intagliate nella roccia. Quando arrivi al Tesoro del Faraone, dopo un sentiero ricavato in una lunga e profonda fessura di rocce alte e imponenti, resti senza fiato tant’è la maestosità del monumento e la forte connessione della mano dell’uomo con la natura. I colori creano un inebriante gioco cromatico. Rosa, viola, rosso, giallo, nero sfumato; ti ritrovi con l’immaginazione a Pantelleria, subito dopo a Pompei e poi tra i fiordi norvegesi. Ancora mi risulta difficile realizzare che quei luoghi abbiano ospitato la mia musica. Sono curioso di ascoltarne l’esito, ora è ancora in fase missaggio.

Raccontaci di questa nuova session discografica: dove e come l’hai registrata?
Registrare un album tra i riverberi e i colori del sito archeologico di Petra, dichiarato patrimonio dell’Unesco e considerato una delle sette meraviglie del mondo moderno, è stato cogliere un’occasione rara e resa ancor più magica dall’eterogeneità di un ampio e ambizioso progetto, condiviso con musicisti e operatori di diverse nazionalità. Uno staff giordano, inglese e italiano, con musicisti provenienti dalla Siria, Romania, Armenia, Stati Uniti d’America, Germania, Polonia e Italia. Un melting pot di idee, esperienze, umori, stili musicali, arti e culture. Un messaggio forte e senza veli.

A fianco a te un ensemble straordinariamente ricco sul fronte timbrico. Mai, come in questa occasione, hai lavorato con un assetto simile. Ce ne parli?
Le mie musiche sono state arrangiate, per l’occasione, dal flautista Sergio Casale. Sergio spazia dalla musica classica, al jazz e conosce bene il mondo dell’elettronica. Chi meglio di lui avrebbe potuto sposare questo mio importante progetto, vista anche una profonda amicizia che ci lega da anni. L’ensemble ha come ospite il fisarmonicista Carmine Ioanna ed è composto dall’oboista Laurentiu Baciu, dal contrabbassista Basem Aljaber, dal violista Vartan Petrosyan, dal percussionista di New Orleans Brad Broomfield e dalla violinista Anna Matuszczak. L’oboista è un personaggio da fumetto, un poeta visionario che racconta barzellette in perfetto italiano.

Se non sbaglio è la prima volta che registri, da leader, in versione esclusivamente acustica.
La prima volta che ho lasciato a casa i miei pedali elettronici, per un album a mio nome, risale a tre anni fa con “aQustico”.

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© Nadir Daoud

Che tipo di musica hai inciso?
Le musiche e i suoni di questa registrazione ripercorrono le idee del mio album in solo tromba del 2010, “Icaro Solo”, ma con sfumature differenti. Ho seguito un approccio forse meno onirico ma sicuramente più tondo e chiaro.

Quando, e per quale etichetta, uscirà la musica prodotta?
Ancora non ho pensato all’etichetta che pubblicherà l’album. I diritti relativi alla vendita vorrei andassero al Petra Development and Tourism Authority e a sotegno della Jordanian National Orchestra. Il mio sogno è organizzare la prima presentazione nel campo profughi al confine con la Siria. C’è tempo comunque per la data di pubblicazione, anche perché il mio attuale progetto “OverDOORS” è un fiume in piena.

È stato girato anche un docufilm: ce ne parli?
Il video è stato girato nei giorni trascorsi tra Amman e Petra dal video artista Gianpaolo De Siena e sarà proposto insieme alla pubblicazione dell’album.

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© Nadir Daoud

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